Nuova pista di Peretola: 30 anni di stallo e l'urgenza di una svolta

Redazione Nove da Firenze

La travagliata vicenda dell'aeroporto Amerigo Vespucci di Peretola non è più soltanto una contesa urbanistica o una sfida ingegneristica, ma si è trasformata in un intricato nodo politico e amministrativo.

Dietro la superficie delle dispute amministrative sulla nuova pista, la nostra analisi rivela una rete di cortocircuiti istituzionali e decisioni d'aula omesse. Il dossier aeroporto travalica la pura opportunità economica per investire direttamente l'uso dei fondi pubblici, l'indipendenza delle istituzioni culturali cittadine e la trasparenza dei processi democratici.

L'asse d'attacco a favore dell'opera si consolida attorno alle posizioni di Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista in Consiglio regionale della Toscana, che ha rilanciato con forza il grido d'allarme di Fabio Franchi, segretario generale della CISL Firenze-Prato. Il presupposto economico e sociale è chiaro: il territorio non può più permettersi l'immobilità dopo un trentennio di stallo, ritardi programmatici e infiniti contenziosi legali.

Nel quadro analitico dei sostenitori, il potenziamento dello scalo fiorentino rappresenta una leva imprescindibile per la competitività dell'intera Regione. La realizzazione della nuova pista viene indicata come il passaggio indispensabile per garantire quattro snodi strategici:

In questa cornice si colloca il perentorio affondo del consigliere comunale Francesco Casini: «Sull’aeroporto di Firenze abbiamo perso fin troppo tempo: dopo trent’anni di discussioni, rinvii e ricorsi, è arrivato il momento di andare avanti con determinazione e realizzare finalmente la nuova pista del Vespucci».

L'elemento dirompente emerso dalle carte del TAR della Toscana — in vista del cruciale snodo giudiziario del 22 ottobre — risiede nella mobilitazione delle principali istituzioni culturali ed espositive della città. Come riportato da La Repubblica Firenze, sono ben 11 gli atti ad opponendum depositati in tribunale per sostenere il masterplan della nuova pista, schierandosi compatti a fianco di Toscana Aeroporti e del Comune di Firenze.

A colpire è la presenza in prima linea di tre pilastri della vita culturale ed espositiva fiorentina, legati a doppio filo a Palazzo Vecchio sotto il profilo finanziario e di governance.

Da un lato, enti finanziati o controllati dal Comune di Firenze scendono in campo in sede legale; dall'altro, a combattere il masterplan davanti ai giudici amministrativi si trovano la quasi totalità delle amministrazioni della Piana (i Comuni di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano), l'Università degli Studi di Firenze e la Provincia di Prato.

Si genera così un lampante paradosso interno al territorio pratese: il Comune di Prato, in quanto socio di Firenze Fiera, sostiene indirettamente al TAR la realizzazione della pista, mentre la Provincia di Prato figura formalmente tra i ricorrenti che ne chiedono l'annullamento. Un corto circuito istituzionale in cui risorse pubbliche vengono impiegate per finanziare vertenze giurisdizionali tra amministrazioni dello stesso Stato.

Accanto alla battaglia legale esplode la questione politica. I consiglieri Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Thomas Maerten (Quartiere 5) denunciano una lesione della trasparenza e una sistematica elusione del dibattito consiliare. La linea difensiva adottata dall'esecutivo cittadino — che ha scelto di costituirsi al TAR insieme alla società partecipata Toscana Aeroporti e di ingaggiare indirettamente i propri bracci culturali — non è mai stata sottoposta alla discussione o al voto del Consiglio comunale.

L'operazione evidenzia un evidente strappo politico sia nella comunità metropolitana sia all'interno dell'alleanza di centro-sinistra. Viene infatti rimarcata la netta incoerenza tra le rassicurazioni fornite alla cittadinanza durante l'ultima campagna elettorale — quando la maggioranza guidata dalla Sindaca aveva garantito che Palazzo Vecchio non si sarebbe più dovuto occupare direttamente dell'infrastruttura — e le concrete decisioni amministrative deliberate dalla giunta lontano dai riflettori dell'aula assembleare.

Attraverso una domanda di attualità depositata in Consiglio, la sinistra d'opposizione chiama l'amministrazione a rispondere direttamente delle proprie scelte politiche e contabili, sintetizzando il nodo etico e istituzionale della vicenda con questo interrogativo: «Enti sostenuti con risorse pubbliche vanno così in tribunale contro altri enti pubblici, su un'opera che divide l'area metropolitana e che peserebbe su chi vive nella Piana... A chi risponde il governo di Palazzo Vecchio?»

La vertenza sulla nuova pista di Peretola racchiude in sé il drammatico stallo delle infrastrutture italiane: da un lato l'indiscussa urgenza economico-funzionale di ammodernare uno scalo bloccato da trent'anni di veti; dall'altro una gestione amministrativa opaca, che vede le istituzioni pubbliche e le eccellenze culturali del medesimo territorio combattersi a colpi di ricorsi e denari pubblici.