Nuova classificazione dei Comuni montani
Firenze, 09.03.2026 – La nuova classificazione dei Comuni montani continua a sollevare dubbi e richieste di revisione. Dopo l’entrata in vigore della legge 131/2025, il Governo è già intervenuto con una serie di correzioni, segno di un impianto che non ha ancora trovato un equilibrio pienamente convincente.
Anche in Toscana la situazione resta critica. Dei 149 Comuni storicamente considerati montani, il Dpcm 2025 ne aveva confermati soltanto 82. Con il Dpcm 2026 il perimetro è stato in parte ampliato: oggi i Comuni montani risultano 113, tra enti confermati e nuovi ingressi. Un’estensione che corregge parzialmente l’elenco iniziale, ma che continua a lasciare fuori numerosi territori.
A tenere aperto il dibattito è soprattutto il criterio scelto dalla legge. Come osserva il Sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo, il problema nasce dalla sovrapposizione di due concetti diversi: «La montanità, legata tradizionalmente a parametri fisici come altitudine e pendenza, e l’internalità, che riguarda invece distanza dai servizi, accessibilità, divari socio-economici e condizioni reali di marginalità territoriale».
È proprio su questo punto che si concentra la critica più forte, con ASMEL tra le prime realtà a evidenziare le criticità dei criteri adottati e a richiamare l’attenzione sulle preoccupazioni di centinaia di Sindaci impegnati ogni giorno ad affrontare le difficoltà dei territori. «La nuova disciplina — ricorda Marmo — costruita quasi esclusivamente su parametri altimetrici e morfologici rischia di escludere Comuni che non rientrano rigidamente nella definizione tecnica di montagna ma che presentano indici molto elevati di fragilità».
Tra i casi più evidenti, fa notare ASMEL, figurano Monterotondo Marittimo, classificato come periferico e con indice di fragilità pari a 10 nella scala Istat, e Pomarance, con indice 9. A questi si aggiunge il caso di Cinigliano, escluso nonostante un’altimetria superiore ai mille metri.
Le conseguenze dell’esclusione di centinaia di Comuni montani in tutta Italia sono tutt’altro che marginali. «La nuova legge sulla montagna prevede strumenti di sostegno che finanziano prevalentemente investimenti, con una dotazione di circa 200 milioni di euro l’anno a livello nazionale, ripartita tra le Regioni e destinata ai Comuni rientranti nella classificazione», sottolinea Marmo. «Restare fuori significa, di fatto, non poter accedere a queste risorse. Lo stesso vale per altre misure mirate, pensate per sostenere la presenza delle professioni sanitarie, del personale scolastico e di nuove iniziative imprenditoriali nei territori montani».
Per ASMEL questo scenario contraddice l’obiettivo di semplificazione dichiarato dalla legge 131/2025. La revisione dei criteri dovrebbe puntare a una lettura più aderente alle condizioni reali dei territori. La montagna, infatti, non può essere ridotta a una media altimetrica, ma rappresenta una condizione strutturale fatta di isolamento, fragilità e difficoltà di accesso ai servizi.
«Servirebbe un modello capace di tenere insieme montanità e internalità», conclude Marmo. «La legge invece è stata costruita quasi esclusivamente sulla base di altitudine e pendenza, lasciando fuori comuni che non risultano rigorosamente montani secondo questi parametri ma che vivono comunque condizioni di forte difficoltà».