Multiutility: perché le bollette aumentano
Per anni, la narrazione ufficiale ha venduto la "Multiutility" come efficienza. Oggi, quella narrazione si schianta contro la realtà delle bollette TARI. A Firenze, il conto approvato dal Consiglio Comunale il 28 luglio parla chiaro: 135,8 milioni di euro, un aumento del 6,71% (il massimo consentito dalla norma) e un costo unitario del servizio di 58 centesimi al chilo. Se confrontata con il parametro di riferimento di 42,8 centesimi: i cittadini fiorentini pagano oltre un terzo in più rispetto a quanto dovrebbero.
Questo non è il sintomo di un sistema che ha smarrito la propria missione pubblica. Dietro l'esplosione dei costi non c'è una fatalità del mercato, ma una strategia di ingegneria finanziaria che sta trasferendo oneri societari direttamente sulle spalle delle famiglie, mentre l’autorità di controllo tentata di ottenere trasparenza da un gestore che sembra rispondere solo ai propri bilanci.
Nel dibattito politico attuale, esponenti di Forza Italia e parte del PD tentano di accreditare la tesi secondo cui i problemi di Plures e Alia deriverebbero dallo stop alla quotazione in Borsa. Ma i debiti, i costi strutturali e gli squilibri finanziari sono stati generati durante la costruzione del modello finanziario, non dopo la sua interruzione.
Le scelte di aggregazione massiva, orientate a rendere la società appetibile per i mercati, hanno gonfiato i costi operativi ben prima che il progetto di quotazione venisse congelato.
I protagonisti di quella stagione — da Matteo Biffoni a Dario Nardella, da Brenda Barnini ad Alessandro Tomasi — hanno voluto un modello dove l’efficienza del servizio è stata sacrificata sull'altare del consolidamento societario. Non si possono imputare a una decisione "postuma" i costi di una struttura elefantiaca costruita "prima".
La relazione tecnica di ATO Toscana Centro è un atto d’accusa che demolisce la scusa del "deficit strutturale". Gli scostamenti di costo hanno natura "endogena": dipendono cioè da scelte organizzative interne. Invece di ottimizzare il servizio, il gestore ha gonfiato la struttura, tentando di traslare sulla TARI costi che non hanno nulla a che fare con la raccolta dei rifiuti. Il "modus operandi" rilevato dall'autorità evidenzia tentativi di:
- Scaricare costi di holding: Spese di consulenza societaria, comunicazione istituzionale e "servizi comuni" della Multiutility che finiscono per pesare sulle tariffe.
- Comprimere la verificabilità: Una contabilità separata dichiarata ma non riscontrabile nei fatti, finalizzata a nascondere ammortamenti e costi indiretti gonfiati.
- Omettere dati essenziali: La mancata consegna della valutazione di congruità sulle transazioni intra-gruppo impedisce di capire quanta TARI serva realmente a pagare servizi riaddebitati dalla holding.
In particolare, la voce "gestione tariffe e rapporti con l'utenza" a Firenze è passata da 4,98 a 6,02 milioni in un solo anno (+20%). È l'esatta funzione che lo scorporo societario lascia in capo alla holding: un aumento che sa di tassa occulta per sostenere l'apparato della Multiutility.
Mentre la politica rilancia l'incenerimento come panacea per abbassare le bollette, i dati dicono l'esatto contrario. Bruciare rifiuti non è gratis, né per l'ambiente né per il portafoglio. Gli investimenti per i nuovi impianti (stimati tra 90 e 130 milioni di euro) vengono inseriti in tariffa attraverso il modello del Project Finance: un privato anticipa i capitali e il cittadino glieli restituisce con interessi garantiti per oltre vent'anni.
A peggiorare il quadro c'è la scure di ARERA: sugli investimenti realizzati tra il 2026 e il 2029 verrà applicata una quota aggiuntiva del 6,1% a carico degli utenti. Ma non finisce qui:
- La Penale Europea: L'Italia paga 800 euro a tonnellata per la plastica non riciclata (750 milioni l'anno a livello nazionale). Bruciare imballaggi significa pagare questa sanzione rinunciando ai ricavi del riciclo.
- La tassa sulla CO2 (EU ETS): Dal 2026, l'ingresso degli inceneritori nel sistema delle emissioni farà lievitare i costi di conferimento tra il 39% e il 66%.
- La trappola del sovradimensionamento: Progettare impianti basati sui rifiuti prodotti oggi significa condannare i cittadini a pagare per decenni la combustione di materiali che, per legge europea, dovremmo invece ridurre o riciclare.
Il 27 gennaio 2026 ATO Toscana Centro ha dovuto inviare una contestazione formale di inadempimento (articolo 37) a Plures, diffidandola a consegnare documenti vitali per il calcolo delle tariffe. È l'ammissione documentata di una perdita di controllo pubblico: il controllore deve inseguire il controllato per avere il libro dei beni ammortizzabili o i database di mezzi e personale.
Senza questi dati, il piano investimenti 2026-2029 è stato dichiarato "non validabile". A questo si aggiunge lo schiaffo legale: il gestore ha impugnato davanti al TAR i criteri con cui l'autorità stabilisce quanta parte dei ricavi dalla vendita dei materiali debba tornare nelle tasche dei cittadini per abbassare le bollette. Alia-Plures combatte in tribunale per tenere per sé i profitti del riciclo invece di restituirli all'utenza.
Siamo prigionieri di un paradosso: chiediamo di risolvere il disastro agli stessi amministratori che lo hanno progettato. Matteo Biffoni e i suoi colleghi continuano a proporre le ricette di finanza e fiamme. L'ultima mossa, decisa il 23 luglio 2026, è il raddoppio dell'inceneritore di Montale fino a 100.000 tonnellate.
Una scelta presa senza presentare i costi reali dell'opera, basata su una scala di "più e meno", mentre nei consigli comunali regna il silenzio. Chi ha generato l'indebitamento attuale pretende oggi di curarlo raddoppiando la scommessa sugli impianti di smaltimento, i cui costi di gestione e quote di CO2 ricadranno, ancora una volta, sulle bollette di cittadini e imprese per i prossimi trent'anni.
Il confronto economico non riguarda la tecnologia di combustione, ma la capacità di prevenire la produzione di rifiuti. Continuare a investire centinaia di milioni in asset finanziari per impianti significa blindare il sistema contro il riciclo e la sostenibilità, pur di garantire flussi di cassa alla Multiutility.