Montedomini: la prospettiva politica del patrimonio di Firenze
Nei centri storici ad alta pressione turistica, la gestione del patrimonio immobiliare pubblico si trova al centro di un corto circuito politico e sociale. Quando la crisi abitativa morde e gli affitti schizzano alle stelle, ci si deve interrogare sul ruolo delle proprietà sociali: difendere il diritto alla casa e la residenzialità, o piegarsi alla logica dell'autofinanziamento tramite la rendita turistica?
Il caso dell'ASP Firenze Montedomini offre una radiografia di questa contraddizione. A smontare la versione dell'Azienda i contratti estratti tramite l'accesso agli atti promosso dal presidente della Commissione controllo, Paolo Bambagioni, e analizzati dal consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): "Oggi scopriamo che per un contratto pubblico la rendita turistica può diventare il motivo essenziale della firma, e che il conto fornito al Consiglio comunale lascia fuori quasi metà delle case."
Nella risposta formale fornita il 18 settembre, l'ASP Montedomini ha dichiarato di gestire soltanto 11 unità ad uso turistico, limitandole esclusivamente a via Guelfa. Peccato che, allegati alla stessa risposta, figurino quattro contratti che autorizzano esplicitamente l'uso ricettivo extra-alberghiero "in considerazione della ubicazione dell'immobile in zona di elevato interesse turistico" per altri prestigiosi indirizzi:
- Piazza San Giovanni 1
- Via Vacchereccia 5
- Via dell'Albero 10
- Via Faenza 38
In questi quattro immobili, il registro comunale conteggia 9 strutture ricettive. Come si spiega questo cortocircuito nei numeri? La risposta risiede in una opacità contabile: se a luglio l'Azienda computava 12 attività ricettive e 11 locazioni brevi, nella documentazione trasmessa a settembre le 12 attività ricettive sono scomparse dal totale presentato al Consiglio comunale, lasciando esposte solo le 11 locazioni brevi per mascherare quasi la metà del patrimonio effettivamente destinato al circuito turistico, che ammonta ad almeno 20 unità.
L'esempio del ribaltamento della missione sociale del patrimonio pubblico riguarda l'immobile di via Faenza 38: un'abitazione popolare di ben 186 metri quadri bandita per la locazione nel 2023. Il confronto analitico tra le condizioni poste nella gara pubblica e il contratto finale rivela una trasformazione radicale dei patti:
- Bozza di bando di gara: Destinava l'immobile "ad uso abitazione", consentiva l'impiego turistico unicamente per "parte dell'immobile" e vietava "rigorosamente" qualsiasi altra destinazione ricettiva.
- Contratto finale sottoscritto: Cancella i divieti, estende l'uso turistico all'intero immobile e introduce una blindatura a favore del privato: una clausola di recesso qualora norme comunali o regionali impediscano lo sfruttamento ricettivo.
In sede di stipula, la rendita turistica è stata persino elevata a "motivo essenziale" che ha spinto il privato a firmare l'accordo. Il paradosso di questa concessione incondizionata al mercato della ricettività si consuma anche sul fronte economico: l'immobile è stato aggiudicato con un rilancio minimo sulla base d'asta, pari ad appena 1,66 euro. Una residenza pubblica di 186 mq sottratta alla cittadinanza per un margine economico irrisorio.
Questa graduale trasformazione del patrimonio di Montedomini risponde a una scelta strutturale. Senza risorse pubbliche garantite e stanziamenti certi destinati al recupero e alla ristrutturazione delle strutture degradate, l'ente pubblico ha scelto di subordinare la funzione residenziale alla ricerca del profitto sul mercato turistico per autofinanziarsi.
Questa dinamica chiama in causa responsabilità politiche. Come evidenziato dall'opposizione, la giunta tende a liquidare le denunce bollando le contestazioni come un "disco rotto" intonato da chi non comprende le strategie comunali; eppure la questione investe nodi cruciali come la mancanza di alternative concrete per l'abitare e le forti incertezze sulle modalità di gestione e internalizzazione dei servizi sociosanitari. Trasformare le case popolari in asset turistico è la scorciatoia intrapresa per coprire i vuoti del finanziamento pubblico.
Per dovere di cronaca e imparzialità d'inchiesta, occorre riportare anche la posizione ufficiale dell'ASP Firenze Montedomini, intervenuta per far chiarezza sulle segnalazioni diffuse dal comitato "Salviamo Firenze x viverci" in merito a ipotetici cantieri nei civici 79a e 83 di via Guelfa. L'Azienda ha precisato che:
- Al civico 79a non è attivo alcun cantiere né si rendono necessari titoli edilizi, poiché si svolgono esclusivamente interventi di pulizia e sgombero di materiali di risulta dal giardino del civico 83 (opera la cui sorveglianza tecnica è stata assegnata a un professionista esterno il 19 marzo 2025).
Il portone del civico 79a costituisce soltanto un passaggio tecnico obbligato per collegare il giardino alla strada pubblica.
- La procedura di evidenza pubblica per la locazione degli immobili posti ai civici 79a e 85 è andata deserta, senza che venisse presentata alcuna offerta, e le attuali pulizie non sono collegate a quel bando.
La parabola del patrimonio di Montedomini scoperchia l'insostenibile frattura tra le esigenze di bilancio degli enti pubblici e la salvaguardia del tessuto sociale delle nostre città. Quando il patrimonio abitativo sociale viene sacrificato per garantire entrate finanziarie, si finisce per alimentare la stessa emergenza abitativa che il settore pubblico dovrebbe combattere. Se la ricerca di risorse private giustifica la trasformazione delle case pubbliche in residenze turistiche, la missione originale della proprietà collettiva rischia di dissolversi definitivamente.