Montedomini: affitti brevi tra pubblico e privato
Firenze vive un paradosso architettonico e sociale che scalfisce la sua immagine. Mentre il dibattito pubblico è infiammato dall'emergenza abitativa e dalla carenza di alloggi, i dati estratti dai corridoi di Palazzo Vecchio disegnano una realtà fatta di cortocircuiti burocratici e scelte amministrative contraddittorie. Dietro i proclami politici sulla difesa del diritto alla casa, si nasconde una gestione del patrimonio pubblico smarrita in un labirinto di incoerenze. Analizzando i recenti accessi agli atti, emerge un quadro dove i numeri non solo smentiscono le narrazioni ufficiali, ma rivelano un sistema immobile, incapace di trasformare il "vuoto" in una risorsa per la cittadinanza.
Uno dei punti di maggiore attrito riguarda la gestione degli immobili di Montedomini, ente legato al Comune. Le critiche mosse da Italia Viva e dal Gruppo Misto mettono in luce una asimmetria: mentre la maggioranza attacca i privati che utilizzano le locazioni turistiche brevi — parlando di "criminalizzazione" e minacciando requisizioni — si scopre che un ente pubblico utilizza lo stesso strumento per finanziare le proprie attività.
L'analisi tecnica rivela un problema ancora più profondo: la mancanza di controllo. Come denunciato dal Gruppo Misto, Montedomini non ha ancora effettuato un censimento completo del proprio patrimonio, rendendo impossibile una gestione pragmatica. Invece di mappare e valorizzare il pubblico, l'amministrazione sembra aver preferito individuare un nemico esterno negli affitti brevi, ignorando le proprie lacune gestionali.
“Da anni ormai assistiamo a una continua criminalizzazione dei cittadini fiorentini che [...] cercano di integrare il proprio reddito. Si scopre che immobili riconducibili a un ente pubblico, nonostante il blocco, vengono destinati proprio a locazioni turistiche brevi [...]. È una contraddizione politica evidente.” dichiarano Casini e Grazzini (Italia Viva).
I dati emersi dall'accesso agli atti di Sinistra Progetto Comune denunciano che il Comune di Firenze non acquista le protezioni per gli alloggi ERP sfitti, ma le noleggia a canone mensile. La spesa accumulata è talmente elevata da superare il costo di decine di ristrutturazioni complete. Invece di investire nel ripristino delle case per i cittadini in graduatoria, l'amministrazione spende cifre esorbitanti per "sigillare" l'inerzia burocratica.
- 2.062.838 euro: La spesa totale (oltre IVA) per il noleggio di porte e pannelli da gennaio 2023 a maggio 2026.
- 42,46 euro e 26,13 euro: Il costo mensile di noleggio rispettivamente per singola porta e singolo pannello di sicurezza.
- 740 alloggi: Il numero di porte blindate fatturate nel solo maggio 2026, una cifra che smentisce le stime ben più contenute della Giunta.
- 80 alloggi: Il numero di case che si sarebbero potute ristrutturare integralmente utilizzando i 2 milioni spesi per i noleggi (calcolando un costo medio di recupero di 25.000 euro ad alloggio).
Esiste un dato che illustra il fallimento del controllo politico: una porta blindata installata a marzo 2015 risulta ancora regolarmente fatturata nel 2026. Questo significa che il Comune paga il noleggio di una protezione per una casa vuota da ben undici anni. Non si tratta di un'eccezione isolata, poiché ben 214 alloggi sono risultati blindati ininterrottamente per tutti i 41 mesi documentati dall'indagine.
Questi numeri descrivono una "custodia del vuoto" che è diventata la norma amministrativa. La mancanza di un indirizzo chiaro trasforma una misura precauzionale temporanea in un rendita passiva per le ditte fornitrici, pagata con soldi pubblici. È il sintomo di un sistema che ha rinunciato a governare i tempi della rigenerazione.
“La porta più vecchia ancora fatturata è quella installata nel marzo 2015: un affitto che si paga da undici anni.” dichiara Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune).
L'aspetto più amaro della vicenda risiede nel meccanismo di finanziamento di questi noleggi. I costi non provengono da fondi straordinari, ma dai "canoni correnti" versati mensilmente dagli inquilini regolari delle case popolari. La spesa viene infatti contabilizzata sotto la voce "manutenzione ordinaria" del Contratto Generale di Servizio.
Siamo di fronte a un sistema circolare perverso: chi risiede nell'edilizia pubblica e paga il proprio affitto finisce per finanziare l'immobilismo degli alloggi sfitti. Risorse che dovrebbero essere destinate a migliorare la qualità della vita dei residenti vengono invece dirottate per blindare case che restano sbarrate a chi è ancora in graduatoria.
L'analisi dei flussi documentali rivela quello che definiamo il "tapis roulant del vuoto". I dati mostrano una durata mediana di 13 mesi per ogni blindatura: anche quando il sistema funziona, l'alloggio resta sigillato per oltre un anno. Ogni mese, circa 20 alloggi vengono riassegnati, ma contemporaneamente altri 20 si svuotano e vengono sigillati, mantenendo lo stock delle case vuote costantemente tra le 700 e le 800 unità.
In questo scenario, il noleggio delle porte cessa di essere una spesa d'emergenza e diventa una voce strutturale di bilancio. Finché il ritmo delle ristrutturazioni non supererà stabilmente quello dei rilasci, il Comune continuerà a pagare un canone perpetuo per proteggere alloggi che non abita nessuno, alimentando un'attesa infinita per le migliaia di persone in lista. Superare questo stallo richiede misure tecniche precise e, soprattutto, una nuova visione politica che abbandoni l'approccio puramente ideologico:
- Tetto massimo al noleggio: Fissare un limite di 18 mesi per il noleggio di ogni porta.
Oltre questa soglia, deve scattare l'obbligo di ristrutturazione prioritaria, partendo dai 214 alloggi fermi da anni.
- Ufficio pubblico per l’Autorecupero: Sebbene la Legge Regionale consenta l'autorecupero dal 2019, manca ancora un ufficio centrale che gestisca il processo. Serve un sistema che permetta agli assegnatari di contribuire ai lavori in cambio di uno scomputo sul canone.
- Rifinanziamento Nazionale: Il Comune deve tornare a pretendere dal Governo il rifinanziamento della Legge 80/2014 per il recupero degli alloggi ERP, ferma dal 2018, agendo con forza nelle sedi istituzionali.
Firenze si trova oggi a un bivio. Da un lato, una narrazione che punta il dito contro i piccoli proprietari privati; dall'altro, una macchina amministrativa che spende milioni di euro per blindare il proprio patrimonio inutilizzato, senza nemmeno averlo completamente censito. Mentre altre città progettano nuovi modelli di abitare, Firenze rischia di restare prigioniera di una gestione frammentaria e priva di visione. La sfida per Palazzo Vecchio è civile: è tempo di passare dalle campagne ideologiche a un Piano Casa reale che apra finalmente quelle porte, invece di limitarsi a pagarne il noleggio.