L’ottobre dell’architettura in Toscana

Redazione Nove da Firenze

L'architettura non può più essere ridotta a un semplice esercizio stilistico o a un'esibizione di perizia tecnica. Nella sua accezione più autentica e contemporanea, la disciplina progettuale si rivela un’arte sociale a tutti gli effetti, capace di incidere in profondità sul benessere materiale, relazionale e psicologico delle persone. La forma costruita determina la salute dei nostri quartieri, la qualità del vivere quotidiano e la capacità delle città di fare da collante per le comunità che le abitano.

In questa prospettiva, la Toscana si conferma un laboratorio, un territorio in cui la riflessione teorica trova immediata aderenza nella realtà. La concomitanza di tre momenti di straordinario rilievo culturale — la V edizione del Premio Architettura Toscana 2026, il venticinquesimo anniversario del programma della Roger Williams University a Firenze e la ventunesima edizione di MEDIARC, il Festival Internazionale di Architettura in video — offre un'occasione irripetibile per mappare i cambiamenti in atto nel panorama del progetto urbano.

Il primo insegnamento giunge dalla V edizione del Premio Architettura Toscana 2026. La manifestazione ribadisce un principio inderogabile: a misurare il valore del progetto non è il disegno su carta o la suggestione del rendering, ma l'impatto reale dell'opera compiuta, edificata e consegnata alla collettività negli ultimi cinque anni.

Come ha ricordato Andrea Vannucci, presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali del Consiglio Regionale della Toscana, "l’architettura non è mai solo un fatto estetico o tecnico, ma è una vera e propria arte sociale capace di incidere sulla qualità della vita delle persone, della salute dei nostri quartieri e del benessere delle comunità". Una visione condivisa da Valter Bertini, coordinatore della Federazione Architetti PPC Toscani, il quale ha sottolineato come inserire l'architettura contemporanea in un paesaggio dalla stratificazione storica così densa richieda un'assunzione di responsabilità etica: la qualità non si misura dalla forza formale di un'immagine, ma dalla capacità dell'edificio di generare relazioni, inclusione e vivibilità.

A confermare la vitalità del settore nella regione sono giunte ben 171 candidature. La giuria di esperti — composta dagli architetti Junko Kirimoto, Andrea Maffei, Francisco Mangado, Valerio Paolo Mosco e dal sociologo Giovanni Semi — ha selezionato cinque interventi esemplari, capaci di sintetizzare la complessità delle rispettive categorie:

Come sottolineato dalla presidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze, Silvia Ricceri, e dal presidente di ANCE Toscana, Vincenzo Di Nardo, l'opera premiata è la sintesi di una filiera complessa che unisce progettisti, maestranze, committenza e imprese virtuose. La mostra delle opere, allestita presso la Palazzina Reale fino al 21 ottobre, intraprenderà poi un percorso itinerante verso le altre province toscane, con una tappa di rilievo a Pisa all'interno dell'evento "3 Giorni in Ordine" dal 28 al 30 ottobre, a testimonianza di come l'architettura debba farsi patrimonio diffuso.

Sguardi internazionali sul patrimonio storico: 25 anni di visione americana per le piazze fiorentine

Dalla dimensione concreta del cantiere toscano, il dibattito si sposta verso una prospettiva internazionale ed evidenzia come la tutela della memoria storica non debba risolversi in una conservazione paralizzante, ma possa diventare il volano per una rigenerazione sostenibile. Questa è la lezione che emerge dalle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario (2001–2026) del Programma di Architettura della Roger Williams University, istituzione statunitense che opera a Firenze in sinergia con l'International Studies Institute (ISI Florence) nelle prestigiose sedi di Palazzo Rucellai e Palazzo Bargagli.

Curata dagli architetti Carlo Achilli e Luca Sgrilli, la mostra celebrativa allestita nella Sala dei Fiorentini a Palazzo Bargagli (in lungarno alle Grazie 22) ha messo al centro i lavori elaborati dagli studenti americani attorno al recupero urbano di sette piazze fiorentine. Luoghi simbolo dell'identità cittadina sono stati reinterpretati attraverso sensibilità progettuali capaci di coniugare l'istanza ecologica, la fruibilità pedonale e l'innesto del linguaggio contemporaneo nei vuoti della città antica.

Introdotta dalle parole del direttore del programma, l'architetto Carlo Achilli — "la mostra testimonia il valore di un percorso didattico che, attraverso lo studio diretto della città, offre agli studenti internazionali l’opportunità di confrontarsi con un patrimonio architettonico e urbanistico di straordinaria rilevanza" — l'iniziativa dimostra quanto lo sguardo esterno e decentrato di giovani progettisti possa aiutare le città d'arte a superare le rigidità del conservatorismo e a ritrovare il loro ruolo di spazi vivi e inclusivi.

Il ruolo e la voce delle donne nell'architettura e nel design contemporaneo

Se l'analisi della forma urbana richiede apertura culturale, l'esplorazione delle dinamiche che regolano la professione impone una rigorosa riflessione sulle questioni di genere. Questo tema è stato il cuore della ventunesima edizione di MEDIARC, il Festival Internazionale di Architettura in video, alla Scuola di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze (nella sede di Santa Verdiana in Piazza Lorenzo Ghiberti 26) sotto il titolo emblematico "DONNE: ARCHITETTURA E DESIGN".

Superando la dimensione formale dei soliti convegni, la tre giorni fiorentina ha collegato la presenza femminile nella progettazione alle modalità concrete con cui lo spazio viene ideato, percepito e governato. Nel corso dell'inaugurazione guidata da Susanna Caccia Gherardini e Giuseppe Lotti, e nel successivo dibattito "Donna è/e Architettura" condotto da Geraldina Fiechter, figure di riferimento accademico e istituzionale — tra cui la stessa Caccia Gherardini, Mariella Zoppi, Silvia Ricceri, Adelaide Tremori, Ludovica Gregori e Annalisa Tonarelli — hanno analizzano l'urgenza di rafforzare la presenza delle donne negli organi di governo delle professioni e nei ruoli apicali della ricerca.

La dimensione storica e la critica contemporanea si fondono nella sessione curata dal direttore artistico Marcello Scalzo, affiancato da Francesco Maggio e Giacomo Pirazzoli, con proiezioni dedicate a pioniere del Novecento quali Eileen Gray e Lina Bo Bardi. Il confronto si è fa poi generazionale nel talk "Architette nel mondo del lavoro", moderato da Margherita Falassi, in cui professioniste operative nel campo della ricerca, del restauro e del design industriale — come Giulia Adoni, Elena Fabrizi, Beatrice Gentile, Alessandra Minello e Antonella Tundo — discono le complessità del mercato attuale, le sfide della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e le nuove opportunità professionali.

Ad arricchire l'indagine sul piano figurativo contribuisce la mostra grafica curata da Clara De Bartolis, Federico Fuschi e Benedetta Formica: 20 manifesti d'autore che hanno interpretato la pluralità dei ruoli della donna nella società contemporanea, confermando come la parità di genere sia una precondizione necessaria per un'architettura autenticamente democratica.

Dati e ricerca: l'architettura come osservatorio permanente del mercato e del territorio

Un'ulteriore evoluzione emersa dall'ottobre fiorentino riguarda il superamento dell'architettura intesa come disciplina autoreferenziale, a favore di un approccio rigorosamente analitico. Il Premio Architettura Toscana ha dimostrato di non voler essere una semplice passerella di eccellenze, ma un dispositivo metodologico per la lettura del territorio.

Come spiegato dal presidente della Fondazione Architetti Firenze, Egidio Raimondi, e dal presidente del comitato organizzatore, Giorgio Cerrai, il patrimonio informativo accumulato attraverso i 171 progetti candidati verrà sottoposto a una mappatura sistematica. L'obiettivo è trasformare il premio in un osservatorio permanente capace di monitorare:

Questa analisi basata su evidenze empiriche offre alle amministrazioni pubbliche, alle forze economiche e agli Ordini professionali una mappa nitida sulle trasformazioni territoriali in atto. L'architettura abbandona così la torre d'avorio dell'estetismo per farsi strumento di pianificazione strategica e politica urbana.

Nuovi linguaggi e comunicazione: "Può un video darti da mangiare?"

Durante la giornata conclusiva del Festival MEDIARC, l'attenzione si è focalizza sulle opportunità offerte dalle piattaforme digitali e dalle produzioni video nella costruzione della figura professionale contemporanea. Simbolo di questo cambio di paradigma è il seminario provocatorio intitolato "Può un video darti da mangiare?", condotto da Marcello Scalzo. L'incontro mette a confronto le esperienze di figure professionali ibride formate presso la Scuola di Architettura di Firenze, come la food blogger e designer Sara Innocenti e l'architetto Francesco Zini, capaci di aggregare vastissime community di follower sui canali social trattando i temi dello spazio, dell'estetica e del cibo.

L'evento mostra come il linguaggio audiovisivo — indagato anche attraverso le sezioni dedicate al Video Design e le rassegne realizzate dagli studenti su argomenti quali l'architettura toscana dal 1945 al 2000 e il design al femminile — non rappresenti un mero orpello promozionale, ma un vero e proprio campo di ricerca progettuale. La chiusura del Festival, affidata congiuntamente a Marcello Scalzo e Sandro Parrinello, ribisce la necessità di dotare i giovani laureati di strumenti comunicativi avanzati per raccontare la complessità dell'architettura a un pubblico vasto e non specialistico.

Dalle opere premiate al PAT fino alle sperimentazioni visive di MEDIARC e alla ricerca accademica della Roger Williams University, l'autunno dell'architettura in Toscana traccia una rotte chiara per il futuro. La qualità del progetto non è un lusso formale, ma la condizione essenziale per costruire una società coesa, sostenibile e consapevole dei propri valori culturali. Che si tratti di rifunzionalizzare una scuola di quartiere, di restituire centralità a una piazza storica o di comunicare le trasformazioni del paesaggio attraverso uno schermo, l'architettura ritrova il suo senso profondo quando si mette al servizio dell'esperienza umana.