L’indispensabilità del cacciatore
Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, ha salutato l'approvazione del Piano Faunistico Venatorio definendolo una "sintesi virtuosa". Nella sua visione, i circa 60.000 cacciatori toscani sono pedine fondamentali per la tenuta dell’ecosistema: "La presenza dei cacciatori è indispensabile per garantire la biodiversità, il contenimento delle emergenze e l'equilibrio ecologico: senza di loro ci troveremmo di fronte a uno squilibrio dai danni gravissimi".
Un punto di critica da parte degli ambientalisti è rappresentato dalla conferma della caccia alla volpe in tana: una pratica permessa durante il delicato periodo di riproduzione. Autorizzare l'uccisione delle volpi nei loro rifugi, mentre accudiscono la prole, è una scelta che l'ADUC etichetta come espressione di una politica "selvaggia". In un mondo che ridefinisce costantemente il rapporto tra uomo e animale, la Toscana sceglie di proteggere una pratica che ignora i cicli vitali della fauna, trasformando la vulnerabilità biologica in un bersaglio legale.
Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha espresso un voto contrario convinto, denunciando quella che appare come una sottomissione alle lobby venatorie. La frizione è diventata plateale quando AVS ha dovuto rispondere a quello che ha definito un "attacco scomposto" da parte del Movimento 5 Stelle, accusato di aver perso la bussola ambientalista per meri calcoli di opportunità. Il dato più amaro per AVS è il respingimento dell'estensione delle aree protette al 30% del territorio regionale: "Il piano continua a rappresentare un punto di vista troppo vicino alle posizioni del mondo venatorio e un'occasione persa per introdurre previsioni di maggiore tutela della fauna e di difesa della biodiversità basata sui dati reali."
Mentre il mondo scientifico lancia allarmi sulla contaminazione ambientale, il piano toscano sceglie la via della conservazione dello status quo. L'elenco delle mancate restrizioni:
- Tossicità del piombo: Nonostante la comprovata pericolosità del metallo pesante che avvelena suolo e falde, non è previsto alcuno stop alle munizioni tradizionali.
- Richiami vivi: Nessuna stretta reale sull'uso di animali in gabbia per attirare le prede, una pratica che molti considerano una tortura gratuita.
- Appostamenti fissi: La capillarità delle strutture venatorie sul territorio rimane intatta, garantendo ai cacciatori un controllo quasi totale del paesaggio rurale.
Secondo una norma del 2006, i cacciatori armati possono entrare nei terreni privati a meno che il proprietario non si attivi burocraticamente per proibirlo. Ma c'è un fermo: per tenere fuori gli estranei armati, il proprietario deve dimostrare di avere "motivi etici".