L'IA nella scienza del genoma e della geografia

Redazione Nove da Firenze

Esiste un elemento comune che lega un calice di Brunello, il primo genoma eucariotico sequenziato trent'anni fa e la pianificazione dei flussi urbani di una moderna smart city.

Il "motore" che oggi unisce questi mondi è l’intelligenza artificiale. Non più entità astratta, ma ponte interdisciplinare, l’IA sta trasformando la regione in un crocevia dove la biologia molecolare incontra la geografia politica, trasformando dati storici in bussole per il domani.

Il Saccharomyces cerevisiae, il comune lievito del pane e del vino, nel 1996, fu il primo organismo complesso a essere completamente sequenziato. Trent'anni dopo, nel congresso internazionale "Life with 6000 genes" in corso oggi a Firenze, è emerso come quel codice genetico sia una vera miniera d’oro per l’IA contemporanea.

Il lievito è un modello perfetto per le cellule umane: condividiamo con lui processi fondamentali come il ciclo cellulare e l'autofagia — la capacità delle cellule di "riciclarsi", una scoperta che è valsa il Premio Nobel a Yoshinori Ohsumi (rappresentato al congresso dal ricercatore Hiroshi Takagi). Oggi, l'IA utilizza i dati di trent’anni fa per modellare il comportamento delle proteine e accelerare la scoperta di nuovi farmaci contro l'invecchiamento.

In Toscana, questo legame è anche economico: i lieviti autoctoni del Chianti non sono solo artigianato, ma bio-risorse studiate e commercializzate globalmente.

"Il genoma del lievito ha prodotto una quantità enorme di dati che oggi vengono utilizzati anche dall’intelligenza artificiale per studiare le proteine e sviluppare nuovi farmaci. È un esempio straordinario di come una scoperta scientifica possa continuare a produrre effetti molti anni dopo" afferma il Professor Duccio Cavalieri, presidente dell’Associazione Internazionale di Studi sul Lievito.

Se a Firenze si decodifica la vita microscopica, a Pisa (dal 6 all'8 settembre 2026) i geografi italiani si riuniranno per mappare la "società algoritmica". La geografia non riguarda più solo le coordinate fisiche, ma come i dati digitali deformano e rimodellano lo spazio urbano.

L'Università di Pisa è diventata l'epicentro di questa analisi attraverso il progetto PNRR Future Artificial Intelligence Research. Guidati da esperti come Michela Lazzeroni e Antonello Romano, i ricercatori stanno studiando come l'IA non si limiti a osservare il territorio, ma lo governi attivamente, influenzando tutto, dai trasporti alla percezione della sicurezza.

L'IA richiede un ritorno prepotente alle discipline umanistiche. Non basta la potenza di calcolo; serve una governance multiscalare che metta al centro il cittadino. Nel contesto della "società algoritmica", il rischio non è solo tecnologico, ma sociale: il pericolo che l'algoritmo possa "mappare fuori" — ovvero ignorare o marginalizzare — le fasce più deboli della popolazione.

Per questo, il dialogo a Pisa ha coinvolto filosofi, giuristi e pedagogisti. L'IA sul territorio non deve essere un'imposizione dall'alto, ma uno strumento di sostenibilità ambientale e inclusione. La tecnologia richiede una nuova consapevolezza critica: la geografia moderna deve garantire che l'innovazione non diventi una nuova forma di invisibilità per chi vive ai margini delle mappe digitali.

Questi eventi non sono casuali. La centralità della Toscana è frutto di una strategia di accoglienza scientifica supportata dalla Fondazione Destination Florence (attraverso il Florence Association Centre). L'obiettivo è trasformare la regione in un hub dove le istituzioni internazionali e la comunità scientifica locale creano connessioni durature, andando oltre il turismo congressuale mordi-e-fuggi.

"Firenze non deve essere soltanto il luogo in cui si vengono a vedere delle bellezze. Deve tornare a essere anche un luogo in cui si producono e si fanno circolare idee" dichiara il Professor Duccio Cavalieri.

Siamo di fronte a una sintesi affascinante: l'IA sta prendendo il codice biologico del passato e lo spazio fisico del presente per progettarci un futuro su misura. La nostra posizione nel mondo oggi è definita dai pixel degli algoritmi tanto quanto dai metri sul livello del mare.