Le nuove annate del Podere Ema

Nicola Novelli

Lungo la SR222 Chiantigiana, la via del vino più celebre al mondo, sopra il borgo di Grassina, la cantina del Podere Ema è un manifesto vivente del "Puro Toscano". Fondata nel 2001 dall'agronomo Enrico Calvelli, questa realtà ha osato sfidare la "dittatura dei blend" internazionali per tracciare un sentiero dove l'innovazione tecnologica serve la memoria storica. Non è un ritorno al passato per nostalgia, ma una strategia precisa per ridefinire l'identità enologica toscana.

Nel 2001, mentre il mercato globale era immerso nel "Red Ocean" dei vitigni internazionali, Calvelli compiva una scelta di rottura: piantare tre ettari di Foglia Tonda. Questa varietà plurisecolare, quasi dimenticata, rappresentava l'opportunità di entrare in un "Blue Ocean" di esclusività territoriale. Scommettere sul Foglia Tonda significava rifiutare la standardizzazione per abbracciare la diversità come vantaggio competitivo.

Come riflette Enrico Calvelli sulla genesi del progetto: “I vini hanno bisogno di tempo per la loro evoluzione che tuttavia implica investimento e risorse per realizzarla e noi cerchiamo di farlo. Quando abbiamo cominciato il mercato aveva imposto le dittature dei blend anche in Toscana, con Cabernet, Sirah e Merlot”.

Podere Ema, la vinificazione nelle Giare di Terracotta di Impruneta non è un vezzo estetico, ma una precisa scelta agronomica. Nel vino "Fogliatonda" (100% uve Foglia Tonda), l’anfora permette un'ossigenazione controllata che esalta la purezza varietale senza le interferenze del legno.

La maestria si rivela però nel "Nocchino", un blend che utilizza i materiali per scolpire il carattere delle singole uve: il legno per la struttura del Sangiovese (60%), l'anfora per l'espressività terrosa del Foglia Tonda (20%) e l'acciaio per preservare la freschezza croccante del Colorino (20%). Dopo un anno di maturazione separata, l'assemblaggio finale avviene in cemento, seguito da un lungo affinamento in bottiglia. Una "macchina del tempo" che consegna un vino complesso, figlio di una tecnica rigorosa.

Un dettaglio tecnico che spiazza i modernisti è la scelta del Chianti Superiore di Podere Ema. L'azienda ha recuperato la ricetta storica originale del Barone Ricasoli, che include tra i componenti del blend una piccola percentuale di uva bianca. Questa pratica, consentita dal disciplinare ma spesso abbandonata in favore di strutture più muscolari, restituisce al vino una freschezza e una "beva" succosa ormai rare. Non è un’infrazione, ma un restauro filologico che punta alla finezza sensoriale, dimostrando che il futuro del Chianti può risiedere proprio nel recupero della sua agilità originaria.

La sostenibilità per Enrico Calvelli non è un'etichetta di marketing, ma un protocollo operativo. Nei vigneti, le stazioni meteo "Net Sense" monitorano in tempo reale temperatura e umidità per prevedere gli attacchi di peronospora, oidio e botrite. Questo permette interventi mirati e chirurgici, riducendo drasticamente l'uso di prodotti chimici.

Questa visione olistica si estende al packaging: l’adozione sistematica della "borgognotta leggera" da 400 grammi per tutte le etichette di punta riduce significativamente le emissioni di CO2. Come afferma Calvelli: "La sostenibilità per noi non è una moda, ma un metodo di lavoro." È l’intelligenza dei dati applicata al rispetto della terra.

In una cantina dove il 95% della produzione è votata agli autoctoni, lo "Xenoi" rappresenta il paradosso strategico. Il nome, dal greco xènos (straniero), identifica l'unica eccezione internazionale: un blend in parti uguali di Chardonnay, Viognier e Petit MansengXenoi non è una resa alle mode, ma un esercizio di ospitalità filosofica. È il dialogo necessario tra la Toscana e il mondo, un vino che si integra nella gamma con eleganza e freschezza, ricordandoci che l’identità non è una chiusura, ma una conversazione consapevole. Un ospite inatteso che arricchisce la tavola senza oscurare i padroni di casa.

Il percorso di rebranding di Podere Ema, che culminerà con le nuove annate in uscita nel 2026, parla un linguaggio visivo fresco e dirompente. Il nuovo logo, concepito come un "timbro moderno", mantiene la storica palette nero/rosso/bianco ma la declina su etichette dai colori vivaci e composizioni dinamiche. Dallo Xenoi 2024 (€25,00) al prestigioso Fogliatonda 2022 (€39,00), la nuova veste grafica comunica trasparenza e qualità disinvolta. È l'evoluzione di un brand che sa di dover cambiare pelle per non tradire il proprio cuore.