Lavoro: ​salario minimo e cantieri sotto il sole a Firenze

Redazione Nove da Firenze

L’amministrazione comunale rivendica con orgoglio il primato nazionale nell'introduzione del salario minimo negli appalti pubblici. Il fulcro di questa strategia è il "contratto di miglior favore", un meccanismo che mira a superare i minimi tabellari dei contratti nazionali meno generosi. Sperimentalmente applicato nell'assistenza domiciliare, oggi conta circa 50 beneficiari diretti.

Questa scelta ha rappresentato una bandiera politica fondamentale, come confermato dall’assessore al lavoro Dario Danti: “Garantire il miglior inquadramento possibile è una priorità per questa amministrazione. In questa direzione vanno il salario minimo, il contratto di miglior favore, la contrattazione e il criterio premiale nelle gare”.

Tuttavia, analizzando la documentazione tecnica prodotta dagli uffici, l'entusiasmo politico deve fare i conti con una realtà amministrativa ben più granulare e, talvolta, contraddittoria. La vera prova di coerenza si gioca sulle grandi cifre. Il caso emblematico è la gara da 21 milioni di euro (IVA inclusa) per la gestione di strutture strategiche come il complesso residenziale Modigliani e il centro diurno Le Rondini. Qui, l'investigazione sui documenti tecnici rivela una discrasia preoccupante: mentre la politica proclama che "nessun appalto scende sotto i 9 euro", i profili professionali di addetti alle pulizie e accompagnatori presentano paghe base tra gli 8,24 e gli 8,71 euro l'ora.

Palazzo Vecchio ha inserito una clausola secondo cui, dopo l'aggiudicazione, «si valuterà l’opportunità» di un confronto con le imprese per eventuali integrazioni. In gergo tecnico, questa è una "clausola di stile": una formulazione giuridicamente debole che non garantisce alcun diritto esigibile. È una violazione del vademecum «Firenze Lavoro Equo», che imporrebbe invece il trattamento minimo inderogabile di 9 euro direttamente nel capitolato. Senza questa certezza nella base d'asta, il costo del miglioramento salariale ricade interamente sulla discrezionalità dell'impresa vincitrice, che ha già formulato la sua offerta su cifre inferiori.

Per aggirare i vincoli normativi, il Comune utilizza il "criterio premiale": assegnare punti extra (fino a 16 nelle gare per le pulizie) a chi garantisce i 9 euro. Ma l'efficacia di questa leva è dubbia quando si scontra con la logica del massimo ribasso. In un recente appalto della Città Metropolitana da 51,9 milioni di euro, la cooperativa LAT si è aggiudicata il lotto fiorentino con un ribasso del 51%.

Il paradosso è servito: il criterio dei 9 euro viene usato come "trofeo" per vincere la gara, ma l'abbattimento del prezzo rende l'appalto finanziariamente insostenibile in un settore dove il costo del lavoro e gli oneri riflessi pesano per l'80%. La prova che l'amministrazione sappia come blindare il salario minimo esiste: nella gara per i Centri Estivi 2025, il Comune ha inserito una penale dell'uno per mille, l'obbligo di restituzione della differenza e la risoluzione del contratto per chi non paga i 9 euro. Perché per gli anziani del Modigliani si è scelto invece il debole "si valuterà l’opportunità"?

Il tema della dignità del lavoro si estende alla sicurezza climatica. Nell'agosto 2026, con allerta "Alto" sulla piattaforma Worklimate, la vista di operai nei cantieri della tramvia alle 13:00 ha sollevato pesanti interrogativi. Gli uffici tecnici invocano spesso la deroga per "pubblica utilità", ma come sottolineato da Cecilia Del Re (Firenze Democratica), questa interpretazione appare più come una scorciatoia politica per evitare i costi di una riprogrammazione dei lavori che una reale necessità d'urgenza: “Non si comprenderebbe altrimenti perché i lavoratori impegnati su un'opera pubblica dovrebbero godere di meno diritti e tutele di quelli altrove impegnati nelle medesime condizioni climatiche.”

Il rischio è che la "pubblica utilità" diventi un alibi per ignorare l'ordinanza regionale, trattando la salute dei lavoratori come una variabile dipendente dal cronoprogramma delle opere.

La vulnerabilità climatica non risparmia i luoghi della cultura. I sindacati hanno denunciato condizioni critiche per i lavoratori dei musei civici, chiedendo misure concrete come schermature solari, rimodulazione degli orari (stop alle visite tra le 11:30 e le 15:00) e sensori di temperatura. Il fatto che queste richieste siano ancora sul tavolo evidenzia come le strutture degli appalti, tese al risparmio, trascurino i costi necessari per garantire un ambiente di lavoro salubre.

Parallelamente, rimane il vuoto normativo per i rider. Mentre l'Emilia Romagna ha incluso i fattorini nelle protezioni dal caldo, in Toscana manca ancora una tutela specifica, lasciando la categoria più esposta della città priva di scudi legali contro le ondate di calore estremo. Il salario minimo è una soglia di civiltà, ma senza obblighi contrattuali scritti e vincolanti, rimane una promessa vana. È necessario che la Giunta risponda alle interrogazioni pendenti e, soprattutto, renda pubblici i report del Tavolo comunale sul Lavoro.

La trasparenza è l'unica cura per un sistema di appalti che, tra ribassi al 51% e clausole ambigue, rischia di scaricare l'incertezza economica sulle spalle dei lavoratori e la qualità dei servizi su quelle dei cittadini più fragili. Il Consiglio comunale può riappropriarsi di questo dibattito: la tutela del lavoro non deve essere un'opzione valutabile.