La solidarietà per Gaza contesterà la prima dell'opera su Klinghoffer

Nicola Novelli

 A Firenze la solidarietà per la Palestina sta assumendo forme inedite, tecnologiche e profondamente intellettuali. Non si tratta più solo di mobilitazione di piazza, ma addirittura della possibile contestazione del prestigioso palcoscenico del Maggio Musicale.

Dalla distribuzione nei supermercati Coop della "Gaza Cola" al picchettaggio la sera del debutto operistico di Luca Guadagnino, la città diventa il laboratorio di una resistenza con un unico obiettivo: sfidare l’isolamento della Striscia.

Nata nel 2023 dall’intuizione del regista e attivista palestinese Osama Qashoo, la Gaza Cola è approdata ufficialmente in 60 punti vendita Unicoop Firenze. Distribuita in Italia da Equodistro, questa bevanda dai colori della bandiera palestinese incarna un modello di "commercio e non aiuto", puntando all'indipendenza economica attraverso un prodotto di mercato.

Il meccanismo è chirurgico: il 5% del ricavato viene devoluto alla ONG ACS per finanziare il progetto GazaWeb. È l’economia che si fa infrastruttura di sopravvivenza, trasformando una bibita frizzante in un veicolo di propaganda pacifica e sostegno materiale.

«Il nostro viaggio è iniziato con una semplice idea: e se ogni sorso che fai potesse aiutare a ricostruire Gaza? Per noi è come un “piccolo cavallo di Troia” che, attraverso una semplice lattina, diffonde il nome di Gaza nel mondo, promuovendo la ricostruzione e opponendosi alla distruzione» spiega Osama Qashoo.

Mentre le bombe colpiscono le torri delle telecomunicazioni, un gruppo di informatici volontari ha dato vita a GazaWeb per difendere il diritto alla comunicazione. In questo scenario, nascono i cosiddetti "Alberi della Rete", un sistema di connettività di emergenza che mescola tecnologia e ingegno rurale.

I cellulari di ultima generazione vengono dotati di eSIM (sim virtuali) che captano i segnali radio dai network israeliani o egiziani. Tuttavia, per intercettare il segnale nelle zone interne della Striscia, è necessario "elevare" lo sguardo. È qui che entrano in gioco i "giardinieri della rete": i tecnici inseriscono smartphone e powerbank in cestelli che, tramite un sistema di corde e carrucole, vengono issati su pali ad altezze strategiche. Ogni "albero" così piantato irradia un segnale Wi-Fi capace di connettere fino a 50 dispositivi, permettendo a migliaia di persone di dare un segno di vita ai propri cari.

Se gli "alberi" sono la risposta all'emergenza, i GazaWeb Social Hub rappresentano la visione a lungo termine. Proiettandosi oltre la tregua dell'ottobre 2025, il progetto di ACS sta trasformando gli hotspot temporanei in infrastrutture stabili a Gaza City e presso l’università di Khan Younis.

Questi centri non sono semplici "Internet point", ma veri e propri nuclei di resistenza culturale. In un territorio dove le università sono macerie, i GASH offrono ambienti sicuri e connessione affidabile per seguire lezioni online e sostenere esami. Soprattutto, i GASH hanno una missione di capacity building: formare tecnici locali per la gestione autonoma della rete. Non si tratta solo di ricevere assistenza, ma di rigenerare le competenze professionali di un popolo. Perché, se Gaza studia, Gaza vive.

I sostenitori di Gaza potrebbero arrivare a contestare la prima del Maggio Musicale, in occasione del debutto di Luca Guadagnino alla regia di The Death of Klinghoffer, domenica 19 aprile 2026, segnando un momento di tensione. L’opera di John Adams e Alice Goodman, narra infatti del sequestro dell'Achille Lauro nel 1985, ad opera di terroristi dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Per Guadagnino e per il direttore Lawrence Renes, quest'opera non è un trattato di cronaca, ma una trasfigurazione che assume la solennità di un Oratorio o di una "Passione" di matrice bachiana. Una visione probabilmente inaccettabile per il  manicheismo bianco o nero, che finisce per dimenticare la tragica fine del passeggero israeliano.

«Tutti i personaggi, e noi con loro, siamo chiamati a entrare nell’esperienza dell’altro, anche quando è distante, anche quando è difficile da accettare. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: di riconoscere che l’umanità è fatta di relazioni, di tensioni, di fragilità condivise.» ha spiegato in conferenza stampa Luca Guadagnino.

Tuttavia, dove l'artista vede "complessità umana", l'attivista vede "omissione storica". Il 19 aprile 2026, fuori dal teatro, le realtà di "Firenze per la Palestina" e il consigliere Dmitrij Palagi hanno organizzato un presidio per contestare una scelta artistica ritenuta ambigua.

Il punto di rottura è chiaro: gli esponenti della sinistra critica fiorentina accusano l'opera di presentare la resistenza palestinese esclusivamente sotto la lente del terrorismo, mancando di quella chiarezza storica necessaria per distinguere tra un conflitto religioso e una lotta contro l'occupazione. La perplessità colpisce un’arte "mainstream" che, cercando posizioni "buoniste" e approssimative, rischierebbe di ritrarre i palestinesi come un popolo in cerca di vendetta piuttosto che di giustizia. Questo contrasto trasforma il Maggio Musicale in un'agorà necessaria: il teatro d'opera diventa il luogo dove la democrazia cittadina discute apertamente di colonialismo e diritto internazionale.