​La crisi di Firenze: il Comune non riesce a gestire le case popolari?

Redazione Nove da Firenze

Se la media nazionale del prezzo delle abitazioni si attesta sui 2.030 euro/m², a Firenze la cifra schizza a 4.786 euro/m². Firenze è oggi la quarta città più cara d’Italia e questa pressione immobiliare sta trasformando il diritto alla casa in un privilegio per pochi.

Come sottolineato negli esposti presentati dal Comitato Salviamo Firenze, la questione morale non è un concetto astratto, ma il banco di prova di ogni amministrazione. A Firenze, questo banco di prova riguarda la capacità di proteggere i residenti e i fragili dall'erosione del patrimonio pubblico. Dal 2022 a oggi, la gestione dei bandi per le case popolari è scivolata in un paradosso burocratico. Gli annunci politici di "finestre" sempre aperte per le domande si sono scontrati con atti amministrativi che, di fatto, hanno sbarrato le porte. Secondo i dati analizzati da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), la cronologia dei rinvii mostra una distanza siderale tra la retorica elettorale e la realtà degli uffici.

La situazione è precipitata nell'agosto 2026. Con la determina dirigenziale 6016, il Comune ha recepito la Sentenza 1/2026 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il criterio di assegnazione dei punti basato sugli anni di residenza o lavoro sul territorio (un parametro che pesava fino a quattro punti). Tuttavia, nel correggere il bando, l'atto ha stabilito ufficialmente di non riaprire i termini per la presentazione di nuove domande. La cronologia delle promesse mancate:

Promettere nuove finestre temporali mentre la struttura tecnica è già sottodimensionata per gestire cantieri, assegnazioni e graduatorie di emergenza significa fare propaganda sul lavoro di uffici a cui non vengono fornite le risorse necessarie.

Il caso dell'Asp Montedomini è l'esempio di questo cortocircuito. Parliamo di un’Azienda di Servizi alla Persona che vive di donazioni e ha come missione storica il sostegno alla povertà. Eppure, alcuni dei suoi appartamenti di pregio nel centro storico sono stati trasformati in alloggi per affitti brevi destinati ai turisti.

L'ente giustifica questa scelta con la necessità di raggiungere il "pareggio di bilancio" per finanziare le attività sociali. Si tratta di una visione che, come denunciato dal deputato Andrea Quartini (membro della Commissione Affari Sociali per il M5S), tradisce la missione assistenziale e le aspettative dei donatori: "Quello che sta accadendo a Firenze con l’Asp Montedomini è un fenomeno odioso... Una scelta che contrasta fortemente con l’immagine che l’Azienda proietta verso l’esterno e con quella che dovrebbe essere la sua missione, ovvero il sostegno alla povertà".

Mentre circa 2.000 studenti idonei rimangono senza alloggio pubblico per mancanza di posti, l'offerta privata è esplosa, arrivando a 4.200 posti letto. Tuttavia, l'analisi dei flussi fiscali suggerisce che queste strutture operino più come alberghi mascherati che come supporti alla didattica. I 254.661 euro di imposta di soggiorno rappresentano l'anomalia maggiore. Calcolando la tariffa media degli ostelli (4 euro), si ottengono circa 63.700 notti totali in due anni. Divise per i 4.200 posti letto, il risultato è paradossale: ogni letto risulterebbe occupato da turisti per poco più di una settimana all'anno.

Il Comune, però, non ha gli strumenti per verificare se l'uso turistico sia davvero così marginale. Le dichiarazioni periodiche vengono inviate dai gestori direttamente all'Agenzia delle Entrate, e Palazzo Vecchio non ne possiede copia. Manca un censimento unico delle strutture, dei posti letto e delle presenze effettive: una lacuna che impedisce qualsiasi controllo reale sul rispetto delle destinazioni d'uso.

Il contesto economico fiorentino resta proibitivo. Nonostante una lievissima flessione congiunturale (-0,2%), i 4.786 euro/m² richiesti per l'acquisto di una casa rendono la città inaccessibile non solo ai fragili, ma anche al ceto medio. In Toscana, Firenze stacca nettamente la media regionale (2.636 euro/m²), alimentando una tensione abitativa che spinge residenti e studenti fuori dai confini comunali. Questa espulsione sistematica è il risultato di una gestione del patrimonio che ha privilegiato la rendita rispetto alla funzione sociale del mattone.

Per invertire la rotta non servono risposte generiche, ma un cambio di metodo radicale. Come rilevato dal consigliere Massimo Sabatini (Lista civica Eike Schmidt), la gestione del patrimonio pubblico — che si tratti di Montedomini o del Mercato Centrale — soffre di una cronica mancanza di trasparenza. Nel caso del Mercato Centrale, ad esempio, si è proceduto a un'estensione della concessione di ben sette anni senza che siano state rese pubbliche le stime degli investimenti, le valutazioni tecniche sulla congruità dei canoni o le analisi obiettive sulla convenienza per l'amministrazione. Il futuro di Firenze dipende dalla capacità della politica di tornare a esercitare i propri poteri di indirizzo, vigilanza e controllo.