La celebrazione della Giornata Internazionale della Donna

Redazione Nove da Firenze

Firenze– Un momento collegato alla Giornata internazionale della donna è nel programma del Consiglio comunale, presieduto da Cosimo Guccione si riunisce lunedì 9 marzo alle 14,30 nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. 

“Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è un atto di consapevolezza, il primo passo per riprendersi la propria libertà”. Così la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi che stamani, sabato 7 marzo, ha partecipato all’evento organizzato da Coldiretti Firenze nel Mercato di Porta San Frediano, a Firenze, per lanciare la campagna di sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne e di sostegno all’operato dei centri antiviolenza. Alla vigilia della Giornata Internazionale delle Donne chi ha fatto la spesa oggi poteva partecipare all’acquisto solidale dei “fiori del coraggio”, il cui ricavato sarà donato al Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze.

“La violenza contro le donne è una realtà che non possiamo ignorare - ha continuato Saccardi - e che si combatte anche rompendo il silenzio. Campagne come questa di Coldiretti, sono utili e preziose perché ricordano a tutte le donne che non sono sole. Diffondere il numero 1522 nei luoghi della vita quotidiana significa costruire una rete di attenzione e solidarietà che può davvero fare la differenza”. “Chiedere aiuto è un atto di coraggio”, è infatti l’incitamento della campagna di Donne Impresa Coldiretti Toscana e Coldiretti Firenze rivolta a consumatori e turisti per divulgare il “quindici ventidue”, il numero di pubblica utilità gratuito per le donne vittime di violenza e stalking, attivo 24 ore su 24, insieme ai recapiti di tutti i centri antiviolenza della Toscana.

La campagna di sensibilizzazione coinvolgerà nei prossimi mesi i mercati di Campagna Amica presenti in tutta la regione e gli agriturismi della rete di Terranostra.

Intervenendo ieri a Firenze alla manifestazione alla Fondazione Circolo Rosselli per la giornata internazionale della donna, il presidente, l’ex ministro Valdo Spini, ha sottolineato: “con la direttiva europea 2023/970 tutte le organizzazioni dai 250 occupati in su dovranno pubblicare annualmente i dati su quello che pagano a uomini e donne in ruoli simili. Quei datori di lavoro che faranno registrare un divario di più del 5% senza motivo dovranno rimediarvi e fare un piano per eliminarlo. Nelle nazioni che hanno già adottato questo sistema di trasparenza si è potuto verificare che questo meccanismo produce effettivi risultati.

L’Italia dovrà introdurla nel suo ordinamento e il ministero del lavoro in questo senso ha presentato un testo di decreto alle organizzazioni sociali che dovrà diventare legge entro il 7 Giugno del 2026. “Non si tratta di un meccanismo legale, ma di rendere trasparente se a parità di lavoro o di lavoro a di pari valore esistano differenze nello stipendio legate al genere e quindi provocare un attenzione virtuosa al problema” Conclude Spini “è uno dei tanti impegni cui il nostro paese dovrà dedicarsi se vuole rendere davvero effettiva la parità di genere in particolare sui luoghi di lavoro”

“Cancellare la figura delle consigliere regionali di parità sul lavoro è una scelta scellerata e pericolosa che toglie alle donne uno strumento prezioso e concreto a difesa dei loro diritti”. Così l'assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi sul decreto legislativo depositato in merito dalla presidente del consiglio Meloni e dalla ministra Roccella “Siamo alla vigilia dell’8 marzo, e quest'anno si celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, ma dal governo arriva un colpo pesantissimo alla promozione dell'uguaglianza”, aggiunge Lenzi.

Che spiega: “Se verrà confermata l’impostazione annunciata, con la cancellazione dei presìdi regionali e locali e la costruzione di una struttura centralizzata, ci troveremmo di fronte a un arretramento serio, che allontana i diritti dalle persone e indebolisce la capacità dello Stato di intervenire dove la discriminazione accade davvero: nei luoghi di lavoro, nei territori, nella vita quotidiana”.

“Le consigliere di parità - prosegue l'assessore - non sono un “doppione” burocratico: sono un presidio di prossimità, riconosciuto dall’ordinamento, che offre ascolto, orientamento e tutela a lavoratrici e lavoratori, attiva reti con istituzioni e parti sociali, promuove prevenzione e cultura dell’uguaglianza. Smantellare questa presenza significa alzare barriere proprio per chi è più fragile”.

“In un Paese in cui i dati su occupazione femminile, divari salariali e carichi di cura parlano con “spietatezza” - sottolinea - la direzione dovrebbe essere opposta: rafforzare i ruoli di garanzia, investire in prevenzione, rendere più capillare l’assistenza, dare continuità alle reti locali che funzionano. Anche nell’orizzonte europeo, l’Italia è chiamata a consolidare politiche e strumenti effettivi: non a smontare ciò che esiste e che può essere potenziato”.

“Per questo - conclude Lenzi - chiediamo al Governo di ritirare o modificare radicalmente l’intervento, aprendo un confronto vero con Regioni, enti territoriali, parti sociali e soggetti che ogni giorno lavorano per la parità sostanziale”.