Immobiliare a Firenze: quando la gestione pubblica diventa turistica
Firenze vive un paradosso stridente: mentre la crisi abitativa morde i residenti e svuota il centro storico, il patrimonio immobiliare pubblico sembra seguire logiche distanti dalle necessità della cittadinanza. Palazzi di pregio che potrebbero offrire respiro alla residenzialità diventano invece terreno di manovre burocratiche opache. In questo scenario, qual è il vero ruolo di enti storici come l’ASP Montedomini? Le decisioni amministrative che governano questi beni sono davvero improntate alla trasparenza, o siamo di fronte a una gestione che favorisce la rendita turistica a discapito della funzione sociale?
Il caso di via Guelfa 81 è emblematico del corto circuito tra proclami politici e realtà amministrativa. Mentre Palazzo Vecchio rivendicava il blocco degli affitti brevi nell'area UNESCO (variante approvata il 7 aprile 2025), la determina n. 83 del 22 maggio 2025 apriva la strada alla trasformazione di appartamenti pubblici in strutture ricettive.
L’investigazione sui documenti portata avanti dai consiglieri comunali di opposizione rivela dettagli inquietanti sulla natura del bando. Nonostante fosse formalmente destinato all'uso abitativo, i requisiti e le clausole hanno prodotto un esito opposto: zero famiglie hanno presentato domanda. Gli unici due partecipanti erano soggetti legati al settore turistico. Tra questi, spicca un raggruppamento che includeva una società la cui attività di "bed and breakfast" era stata avviata il 25 marzo 2025, esattamente due mesi prima della pubblicazione del bando.
Un segnale chiaro che il mercato conosceva la reale destinazione degli immobili ben prima dell'ufficialità. Come denunciato da Sinistra Progetto Comune, la clausola inserita nell'allegato E del bando non lasciava spazio a dubbi: "In considerazione della ubicazione degli immobili in zona di elevato interesse turistico, il locatore consente sin d'ora al conduttore... di destinare gli immobili oggetto di locazione strutture ricettive extra-alberghiere".
L'operazione finanziaria su via Guelfa 81, formalizzata nel contratto di locazione repertorio n. 951 del 21 luglio 2025, è un capolavoro di squilibrio a favore del privato. Il contratto ha una durata di 16+4 anni, con un canone teorico di 2.357 euro al mese. Tuttavia, l'ASP Montedomini non incasserà nulla per un lungo periodo.
Il meccanismo si regge su due pilastri: 10 mesi di franchigia totale per l'avvio dei lavori e lo scomputo integrale delle opere di ristrutturazione per un valore di 148.700 euro. Il risultato? L'ente pubblico, che dovrebbe finanziare servizi sociali, vedrà il primo euro di affitto solo nell'autunno del 2031. Si tratta di un investimento pubblico "indiretto" che garantisce al privato un ritorno economico certo attraverso il mercato turistico, mentre il patrimonio residenziale cittadino rimane, di fatto, congelato per anni a beneficio di pochi.
La gestione di Montedomini ha innescato un conflitto tra i vertici istituzionali. Mentre Enrico Conti (PD) difende la correttezza formale dei ruoli, Massimo Sabatini (Lista Schmidt) evidenzia una contraddizione: la Sindaca parla di "indirizzi chiari" forniti dal Comune, ma il Presidente di Montedomini, Luigi Frittelli, ha negato in commissione di aver mai ricevuto indicazioni, ribadendo di non doverne ricevere in virtù dell'autonomia dell'ente.
Il punto di rottura emerge il 20 giugno 2025, giorno dell'apertura delle buste. Il verbale della Commissione Immobili registra l’assenza del rappresentante del Comune, liquidata come un semplice "disguido". Nonostante questa mancanza, la commissione ha deciso di procedere comunque all'assegnazione, dimostrando che il controllo del socio di maggioranza (il Comune) è puramente nominale. Le "assenze certificate" dai documenti delineano un quadro di autoreferenzialità:
- Assenza di deliberazioni del CdA di Montedomini sulla destinazione turistico-ricettiva degli immobili.
- Assenza di comunicazioni preventive al Comune ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto.
- Assenza di atti di indirizzo della Direzione Servizi Sociali sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare.
La delibera 334 dell'11 agosto rivela un altro tassello della strategia immobiliare fiorentina: la "monetizzazione". Attraverso questo meccanismo, il privato che ha trasformato via dei Sassetti è stato esentato dal costruire 358,37 metri quadri di alloggi sociali nel centro storico, versando al Comune una somma compensativa.
Questi fondi, pari a 460.709 euro, sono stati destinati alla ristrutturazione di sei alloggi in via della Chimera a Rovezzano. Si tratta di immobili che il Comune possiede già dal 1998 e sui quali non veniva effettuata manutenzione dal 2002. L'investigazione consiliare sulla delibera fa emergere un "investimento dimezzato": mentre si spendono oltre 460 mila euro, restano esclusi interventi strutturali essenziali (tetto, intonaci esterni, collettore fognario) per un valore di 172.404 euro. Il saldo per la città è drammatico:
- Zero nuovi alloggi aggiunti al patrimonio pubblico.
- Sfratto immediato per tre nuclei familiari (ordine di rilascio dal 27 luglio) per far posto al cantiere, senza una soluzione abitativa alternativa garantita preventivamente.
"Un privato paga per non costruire, e con quei soldi il Comune ristruttura sei appartamenti che possiede già dal 1998... Il saldo, per chi cerca casa a Firenze, è zero" commentano Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2.
I casi di via Guelfa e via della Chimera sollevano una questione politica fondamentale: a chi deve servire il patrimonio pubblico? Se le regole attuali permettono a un ente di assistenza di trasformare appartamenti in bed & breakfast senza che il Consiglio di Amministrazione o il Comune intervengano, allora il problema risiede nella volontà politica di mantenere questo "vuoto di potere".
La gestione del patrimonio fiorentino necessita di una svolta radicale. Non è più accettabile che la monetizzazione diventi un gioco a somma zero che sottrae spazio sociale nel centro per finanziare manutenzioni tardive e incomplete in periferia. La cittadinanza ha bisogno di risposte chiare: i palazzi della città torneranno a ospitare famiglie o resteranno ostaggio di una burocrazia che agevola silenziosamente la trasformazione turistica?