Gli ambientalisti criticano il nuovo Piano Faunistico

Redazione Nove da Firenze

Gli ambientalisti denunciano una "fratellanza siamese" tra schieramenti apparentemente opposti che, uniti da una bussola puntata verso il consenso elettorale di una minoranza, scelgono di ignorare la scienza, la giurisprudenza e l'etica.

Nella gestione del territorio toscano, la distinzione tra "Destra" e "Sinistra" svanisce non appena si entra nel merito della caccia. Da una parte abbiamo il Piano Faunistico Venatorio Regionale di matrice progressista, dall'altra il disegno di legge nazionale 1552 di area conservatrice.

Ecco le sei brutalità che gli ambientalisti accusano la Toscana di ostianarsiu a mantenere:

Il Calendario Venatorio 2026-2027, approvato il 12 giugno 2026, prevede l'esclusione di specie in crisi come il Combattente e la Pavoncella è tuttavia un passo avanti. Le "violazioni" tuttavia secondo gli ambientalisti prevalgono:

  1. Date sfasate: La stagione inizia troppo presto e chiude troppo tardi per i migratori, interferendo con i cicli biologici naturali.
  2. Caccia vagante: Consentita a settembre e gennaio nonostante il parere tecnico contrario.
  3. Addestramento cani: Autorizzato già a fine agosto, periodo di massimo stress termico per la fauna selvatica e per gli animali stessi.

La giustificazione ufficiale è la "tutela dell'agricoltura", ma i dati dicono altro: i danni denunciati ammontano a poche migliaia di euro. La realtà è che questa deroga funge da cavallo di Troia per permettere la preapertura della caccia. La gestione faunistica in Toscana non è un equilibrio tra parti, ma un sistema sbilanciato che privilegia una piccolissima minoranza: i 62.738 cacciatori rappresentano solo l'1,7% dei cittadini.