Guerra in Medio Oriente: carburanti in forte aumento

Redazione Nove da Firenze

Firenze, 6 marzo 2026– L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali e, come purtroppo avviene sempre più spesso, a pagarne le conseguenze immediate sono i consumatori italiani. Le tensioni geopolitiche nell’area mediorientale, crocevia strategico per la produzione e il transito di petrolio e prodotti raffinati, stanno infatti alimentando una nuova ondata di rincari dei carburanti, destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nelle prossime settimane.

Secondo i dati più recenti elaborati sulla base delle comunicazioni dei gestori all’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service ha raggiunto 1,749 euro al litro, mentre il diesel self è salito a 1,875 euro al litro, con incrementi molto rapidi rispetto alle rilevazioni dei giorni precedenti. Ancora più elevati risultano i prezzi in modalità servita, con la benzina che si attesta in media a 1,883 euro/litro e il diesel che supera ormai la soglia psicologica dei 2 euro al litro, arrivando a 2,004 euro/litro.

A spingere ulteriormente i prezzi sono anche gli aumenti applicati direttamente dagli operatori del settore. Eni ha ritoccato i prezzi raccomandati di 2 centesimi sulla benzina e 5 centesimi sul diesel, IP ha aumentato di 5 centesimi entrambi i carburanti, Tamoil di 2 centesimi la benzina e 4 centesimi il diesel, mentre Q8 ha incrementato di 3 centesimi la benzina e 5 centesimi il diesel.

Alla luce delle significative tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni, connesse all’acuirsi della crisi geopolitica nell’area mediorientale, la Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha rafforzato il presidio di legalità lungo l’intera filiera dei carburanti.

L’intensificazione dell’attività di controllo, che si inserisce nell’ambito delle più ampie funzioni di polizia economico-finanziaria, risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato. Gli interventi saranno finalizzati, da un lato, a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro, ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali.

Al contempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio al fine di far emergere eventuali condotte di evasione o di frode, realizzate attraverso l’immissione in consumo di prodotti energetici sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti e la irregolarità nella circolazione e tracciabilità dei prodotti.

Secondo le elaborazioni economiche basate sulla struttura dei costi della filiera agroalimentare e sull’incidenza dei trasporti nel sistema distributivo, un incremento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% può determinare nel breve periodo un aumento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5% entro la fine del mese di marzo. In particolare, i primi rincari potrebbero riguardare soprattutto prodotti ortofrutticoli freschi; prodotti lattiero-caseari; carne e prodotti della filiera zootecnica; prodotti alimentari a forte componente logistica, come pane e derivati dei cereali. Le stime indicano che, qualora la dinamica dei carburanti dovesse mantenersi sui livelli attuali o addirittura aggravarsi a causa dell’instabilità geopolitica nell’area mediorientale, la spesa alimentare delle famiglie italiane potrebbe aumentare entro fine marzo di circa 20–40 euro mensili per nucleo familiare medio.

L’escalation dei conflitti, sia in Europa sia nel vicino Medio Oriente, unita agli effetti del cambiamento climatico, sta avendo ricadute immediate sull’agricoltura italiana. L’aumento dei costi energetici e le incertezze sulla sicurezza nazionale preoccupano gli operatori del settore, impegnati ogni giorno a garantire cibo e contribuire alla produzione energetica del Paese” dice il presidente di Confagricoltura Toscana, Carlo Bartolini Baldelli. Serve intervenire subito, con misure preventive, più che correttive - spiega il presidente -.

Le fluttuazioni dei prezzi dei carburanti non sono una novità e, purtroppo, non saranno l’ultima volta. Affidarsi alla sorte degli eventi è rischioso: bisogna puntare su gestione del rischio e procedure snelle e credibili”.

“Gli aumenti recenti, probabilmente anche speculativi – aggiunge il direttore di Confagricoltura Toscana, Gianluca Cavicchioli -, confermano l’importanza di prepararsi con strumenti efficaci di tutela del settore agricolo, fondamentale non solo per la sicurezza alimentare, ma anche per quella energetica del Paese”.