Guardare la storia di lato a Empoli

Nicola Novelli

Siamo spesso abituati a percepire il passato come una sequenza polverosa di date, trattati diplomatici e grandi battaglie combattute da figure monumentali e distanti. Questa narrazione rischia però di trasformare la memoria in un archivio di ombre che attendono invano di essere interrogate, facendoci perdere di vista l'ordito reale del tempo. A Empoli, la seconda edizione del festival /contè.sto/ - La storia di profilo nasce per scardinare questa visione. L’obiettivo è spostare l'obiettivo dai grandi eventi alle "vite minuscole", a quei profili individuali che, pur restando ai margini della cronaca ufficiale, hanno costruito il tessuto della nostra contemporaneità. Dal 18 al 20 settembre 2026, la città si trasforma in un laboratorio intellettuale dove la storia non viene solo insegnata, ma riscoperta attraverso le tracce umane, offrendo una bussola necessaria per navigare le complessità del presente.

La filosofia che guida il festival, sotto la direzione scientifica dello storico Carlo Greppi, propone un atto quasi rivoluzionario: abbandonare la verticalità della "storia del potere" per abbracciare l’antropologia dello sguardo. Questa edizione è esplicitamente dedicata alla memoria di Carlo Ginzburg, il maestro della micro-storia che proprio a Empoli fu premiato per il suo fondamentale Miti emblemi spie. Seguendo la lezione di Ginzburg, guardare la storia "di profilo" significa cercare nei dettagli, negli indizi e nelle biografie di esploratori, banditi, partigiani e scienziati, la chiave per comprendere i movimenti collettivi. È un esercizio di empatia che ci permette di vedere nell'"altro" un riflesso di noi stessi.

"I grandi temi della contemporaneità – nazione, rivoluzione, dittatura, guerra, colonialismo… – sono percorsi da figure spesso poco note o del tutto sconosciute, perché la storia 'con la S maiuscola' (la storia del potere) ha a lungo trascurato una miriade di altri possibili sguardi. In questa nuova edizione cercheremo di soffermarci su quello che non siamo sempre in grado di cogliere, nella storia: le vite delle persone. E attraverso i profili plurali che ci porteranno i nostri ospiti riusciremo a vedere nell'altro, forse, un po' di noi stessi. Perché queste vite sovente 'minuscole' possono parlarci attraverso le tracce che hanno lasciato: sta a noi saperle ascoltare. L'entusiasmo è tanto, così come lo è la voglia di scoprire nuove storie, e parlando di storia creare comunità" afferma Carlo Greppi, Direttore Scientifico di /contè.sto/.

Un momento in cui la "storia di profilo" incontra la deontologia professionale è il corso di formazione per giornalisti organizzato dall'Ordine dei Giornalisti della Toscana, in programma la mattina del 18 settembre nella Sala Consiliare. Il focus è l'impatto della liberalizzazione del monopolio radiotelevisivo: un passaggio che cinquant'anni fa trasformò l'etere in uno spazio democratico. Attraverso le testimonianze di Massimo Sandrelli, Federico Monechi e dell'editore Pierluigi Picerno, viene ricostruito il passaggio dai primordi pionieristici alle moderne strutture editoriali. Il racconto evidenzia come il localismo e l'immediatezza della radio abbiano ridefinito il rapporto tra informazione e cittadinanza, dimostrando che il giornalismo radiofonico è stato, ed è tuttora, un pilastro della democrazia locale.

Presso il Chiostro degli Agostiniani, la storia si fa immagine con la mostra "In marcia per la libertà", curata dall'Archivio Foto Locchi. Il percorso documenta il cruciale periodo tra il 1943 e il 1949, legandosi indissolubilmente alle celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica Italiana. Le diciannove opere esposte non sono semplici documenti, ma ritratti di un cammino fiero e tenace verso il suffragio universale.

La storia di Empoli si svela anche attraverso le anteprime della rassegna Fuori/contè.sto. Il 15 settembre, la scrittrice Antonella Bertini presenta una ricerca preziosa sulla resilienza del volontariato locale. Analizzando la storia delle Pubbliche Assistenze Riunite durante il ventennio fascista, Bertini porta alla luce come la solidarietà e l'impegno civico abbiano saputo navigare tra le restrizioni del regime. È un esempio perfetto di come la micro-storia locale alimenti l’identità profonda di una comunità, trasformando la memoria in un atto di resistenza civile che continua a nutrirsi di partecipazione.

Il festival non è un evento calato dall'alto, ma un "cantiere aperto" che trasforma Empoli in un palcoscenico a cielo aperto. Grazie al coinvolgimento di scuole, librerie, associazioni e sponsor, la cultura viene vissuta come una risorsa partecipativa e inclusiva. Il marchio Fuori/contè.sto sottolinea proprio questa volontà di uscire dai luoghi istituzionali per incontrare i cittadini nella loro quotidianità.

"Per Unicoop Firenze diffondere la cultura significa proprio questo: considerarla un bene comune, una risorsa accessibile a tutti con cui nutrire la mente e rafforzare i legami sociali" afferma Daniela Mori, Presidente del Consiglio di Sorveglianza Unicoop Firenze.

Come suggerito dal sindaco Alessio Mantellassi, il festival ci invita a una riflessione collettiva per comprendere non solo cosa sia accaduto nel mondo, ma cosa ci aspetta. La consapevolezza del passato, filtrata attraverso i "profili" di chi ci ha preceduto, diventa la bussola per orientarsi in un contesto internazionale in costante mutamento.