Geotermia in Toscana: rincaro del 117% per i comuni del distretto

Redazione Nove da Firenze

Per oltre un secolo, abitare nei comuni del distretto geotermico toscano ha significato vivere sopra una miniera d'oro invisibile. Il vapore che sgorga dal cuore della terra non è solo un fenomeno geologico; è l'asse portante di un modello di sviluppo unico, capace di offrire energia pulita e calore a chilometro zero a intere comunità. Questo "privilegio storico" ha permesso a borghi come Monterotondo Marittimo, Pomarance e Castelnuovo di Val di Cecina di costruire un’identità industriale e sociale basata sulla sostenibilità.

Oggi, però, quel legame ancestrale con la risorsa locale sta vivendo un momento di crisi profonda. Quella che doveva essere una barriera protettiva contro le tempeste energetiche globali si è trasformata in un paradosso economico. Un improvviso rincaro dei prezzi ha messo in discussione il valore stesso della risorsa, sollevando un interrogativo che riguarda il futuro della transizione ecologica: può una ricchezza territoriale essere ostaggio dei mercati internazionali?

La protesta dei sindaci locali si fonda su un dato che non ammette repliche. Enel Green Power ha richiesto un aumento del prezzo del vapore pari al 117%. Non si tratta di un semplice adeguamento statistico. È uno shock finanziario brutale che rischia di polverizzare i bilanci delle famiglie e di azzerare la competitività delle piccole e medie imprese locali.

Come può una risorsa estratta localmente, che non richiede l'acquisto di combustibili fossili, subire un rincaro così violento? La risposta risiede in un meccanismo tecnico-economico criticato duramente dai territori: l'ancoraggio del prezzo del vapore al Prezzo Unico Nazionale dell'energia elettrica.

Il PUN è un indice pesantemente influenzato dal costo del gas metano e dalle quotazioni dei permessi di emissione di CO2. Collegare il calore geotermico a questo indice significa importare artificialmente la volatilità dei combustibili fossili in una filiera che ne è, per sua natura, indipendente. È un "disaccoppiamento inverso" che punisce chi la risorsa ce l'ha sotto i piedi.

"Non riteniamo accettabile che il costo del vapore possa essere soggetto a variazioni annuali strettamente collegate all'andamento del PUN, trasferendo sui territori una volatilità che poco ha a che fare con i costi effettivi di una risorsa locale e rinnovabile" affermano oggi i sette sindaci del distretto geotermico.

In un nota diffusa immediatamente, Enel Green Power inquadra la questione come un "aggiornamento periodico" necessario per coprire i costi di produzione, distribuzione e commercializzazione. La posizione dell'azienda è pragmatica: nonostante i rincari, le tariffe geotermiche restano significativamente più vantaggiose rispetto a quelle del mercato del gas.

Tuttavia, qui si apre una riflessione profonda sulla "convenienza relativa". Se la geotermia è una risorsa del territorio, è corretto che il suo prezzo venga giustificato solo perché "costa meno del gas"? In un'ottica di sostenibilità territoriale, il valore di una risorsa rinnovabile dovrebbe riflettere i suoi costi di estrazione e il beneficio sociale che genera, non essere una commodity che fluttua all'ombra delle fonti inquinanti che dovrebbe sostituire.

La crisi non è solo una questione di cifre, ma di accesso tecnico alla risorsa. Il "vapore idoneo" (quello di alta qualità utilizzato nei processi industriali e nel teleriscaldamento) è diventato il pomo della discordia. Molti impianti locali oggi non ricevono una quota sufficiente di vapore residuo ("non idoneo") e sono costretti a ricorrere massicciamente a quello idoneo, subendo l'intero peso del rincaro del 117%. Questa strozzatura tecnica mette a rischio tre pilastri fondamentali:

I sindaci dei comuni geotermici chiedono oggi alla Regione Toscana un intervento normativo per definire criteri certi e trasparenti. Questa richiesta arriva appena pochi mesi dopo la firma di un importante accordo tra Regione ed Enel Green Power, un patto che mirava proprio a rafforzare le ricadute territoriali della geotermia. Il rincaro attuale sembra tradire lo "spirito" di quell'intesa, trasformando la risorsa da leva di sviluppo in fattore di crisi.

La lezione che arriva dalle colline toscane nel giugno 2026 è un monito per l'intero Paese. Se la transizione energetica deve essere equa, non può limitarsi a cambiare la fonte di energia; deve cambiare il modo in cui il valore di quella energia viene distribuito. Il "Modello Toscano", un tempo pioniere mondiale, rischia di diventare un racconto ammonitore per le future Comunità Energetiche: cosa resta di un territorio se, nonostante le turbine nel proprio cortile, il prezzo del calore viene deciso in una borsa valori a migliaia di chilometri di distanza?