Gavinana: la provocazione politica al CPA
Esistono latitudini urbane che rifiutano, per loro stessa natura, la neutralità. Gavinana, rione storico della riva sinistra dell'Arno, è uno di questi spazi in cui la geografia non è un semplice reticolo di strade, ma una stratificazione di valori civili. La tensione che si avverte in vista del 19 giugno 2026 non appartiene alla cronaca elettorale più banale; è, piuttosto, la reazione a una frizione profonda tra l’identità di un territorio e una proposta politica che sembra voler forzare le serrature della memoria collettiva.
Quando una "passeggiata per la sicurezza" decide di ricalcare percorsi densi di simboli di liberazione e accoglienza, sorge spontanea una domanda che interroga il cuore della nostra convivenza: che valore attribuiamo, oggi, alla toponomastica e ai monumenti? Possono una piazza o una data trasformarsi da riferimenti logistici in strumenti di sfida politica, o peggio, in tentativi di riscrittura storica?
La scelta di Piazza Bartali come punto di ritrovo per la manifestazione guidata dall'eurodeputato Roberto Vannacci e dal movimento Futuro Nazionale appare, agli occhi dei residenti e delle forze democratiche, come un atto deliberato di rottura simbolica. La piazza è intitolata a Gino Bartali, il "Giusto tra le Nazioni" che durante l'occupazione nazifascista fece del telaio della sua bicicletta il nascondiglio per i documenti falsi necessari a salvare centinaia di ebrei.
A pochi passi da lì, presso l’Ex3 di viale Giannotti, riposa il Memoriale delle Deportazioni, l’opera monumentale trasferita da Auschwitz che onora chi da quei binari non fece mai ritorno. La scelta di radunarsi esattamente in questo crocevia per invocare sgomberi e "sicurezza" viene letta come un’ironia tragica e violenta.
"Che un partito guidato da Vannacci scelga proprio questo punto per radunarsi e chiedere uno sgombero non lo consideriamo un caso: lo consideriamo un'offesa al senso di quei luoghi. Ci vogliono dire che le deportazioni sono il loro modello di remigrazione?" domandano da Sinistra Progetto Comune.
Questa provocazione non è solo spaziale: è ideologica. Collegare esplicitamente il concetto di "remigrazione" a un luogo che commemora la Shoah trasforma la manifestazione in un attacco diretto ai pilastri etici della Firenze repubblicana.
Nella politica dei simboli, il tempo possiede la stessa forza dello spazio. La data scelta, il 19 giugno, non è una casella vuota sul calendario. Cade infatti alla vigilia del 20 giugno, anniversario della battaglia di Pian d'Albero del 1944, uno dei momenti più laceranti della Resistenza locale, conclusosi con l'eccidio di decine di giovani partigiani, molti dei quali giustiziati per impiccagione.
Occupare la vigilia di un giorno di lutto e orgoglio partigiano con un corteo di estrema destra è percepito dalla comunità antifascista come un tentativo di "sovrascrittura" della memoria. È l'uso del tempo come terreno di conquista: una sfida lanciata alle famiglie delle vittime e a un intero quartiere che riconosce in quella ricorrenza le proprie radici di libertà. Per chi vive Gavinana, questa non è politica, ma profanazione di un sentimento comunitario.
Il bersaglio dichiarato della manifestazione è il Centro Popolare Autogestito di via Villamagna. Qui si consuma il contrasto più stridente, quasi sociologico: da una parte la figura del "Generale", un leader la cui ascesa è alimentata da algoritmi social e sponsorizzazioni di governi ostili; dall'altra un'esperienza antagonista che abita il territorio ininterrottamente dal 1986.
Mentre la propaganda nazionale parla di degrado, la memoria dei residenti restituisce una realtà diversa. La difesa del CPA si fonda su quasi quarant'anni di "politica del fare" contrapposta alla "politica del post":
- Bonifica dal basso: Il recupero di uno spazio abbandonato che, al momento dell'occupazione, era segnato dal degrado estremo, con il ritrovamento di boccette di metadone e siringhe.
- Sport e socialità: La creazione di palestre e spazi aggregativi fruibili gratuitamente, sottraendo i giovani alle logiche del profitto.
- Presidio territoriale: Una presenza costante che ha trasformato un vuoto urbano in un centro di mutuo soccorso e dibattito.
L'ironia sottolineata dalle forze locali è amara: chi invoca la sicurezza spesso lo fa dai monitor, mentre chi abita gli spazi ha iniziato la propria storia ripulendoli fisicamente dall'incuria.
L'allarme lanciato da Rifondazione Comunista e dalle altre sigle democratiche affonda le radici in un parallelismo storico inquietante che riporta al 1921. Durante la cosiddetta "battaglia di Firenze", Gavinana fu teatro di una strenua resistenza popolare contro le nascenti squadracce fasciste, seguita all'assassinio di Spartaco Lavagnini.
Il timore espresso oggi non riguarda solo il disordine pubblico, ma la degenerazione del metodo politico. Definire queste mobilitazioni come "passeggiate" non maschera, per i detrattori, la loro natura di "ronde" di fatto. Il rischio è che cittadini si sentano legittimati a pattugliare le strade per "cacciare" chi non è gradito, un modello di controllo sociale che Firenze ha già conosciuto un secolo fa e che la storia insegna quanto rapidamente possa degenerare in persecuzione violenta. È un segnale d'allarme che le forze democratiche considerano un pericolo per la tenuta stessa della convivenza civile.
La risposta di Gavinana è affidata alla partecipazione collettiva. L'assemblea "Gavinana è partigiana", convocata per il 12 giugno, mira a trasformare la provocazione esterna in un momento di coesione interna. Non si tratta di cercare lo scontro muscolare, ma di riaffermare un'agibilità politica guadagnata in decenni di presenza costante. In questa vicenda, la memoria non appare come un monumento statico e polveroso, ma come un corpo vivo che respira, soffre e, quando necessario, si difende.