Futuro dell'industria: la sfida del manifatturiero toscano

Redazione Nove da Firenze

La Toscana si trova ad affrontare un momento di profonda trasformazione della sua storia economica recente. Le sofferenze che stanno attraversando il tessuto produttivo del territorio non possono più essere considerate come un fenomeno puramente congiunturale, bensì come una sfida strutturale che richiede una visione e un intervento di sistema.

Dalle difficoltà che colpiscono il settore della moda fino alla necessità di impostare una reindustrializzazione in vista della conclusione della fase del PNRR, la regione è chiamata a compiere un cambio di passo decisivo. Per evitare il declino e la perdita di centralità, le istituzioni e il mondo produttivo devono definire nuove strategie operative.

In questo articolo esploriamo le 4 lezioni e iniziative più rilevanti che stanno definendo il percorso di salvaguardia e rilancio del futuro industriale toscano.

Il comparto della moda — che comprende tessile, abbigliamento, concia, pelletteria e calzature, oltre a un articolato indotto — costituisce uno dei pilastri fondamentali dell'economia toscana. Con oltre 110.000 addetti, questo settore rappresenta circa il 40% dell'occupazione manifatturiera regionale. Tuttavia, il prolungarsi della fase critica rischia di compromettere in modo irreparabile un patrimonio d'imprese e professionalità costruito in decenni.

Il pericolo principale non risiede soltanto nei tagli occupazionali immediati, ma nella perdita definitiva delle competenze, dei saperi e delle filiere produttive prima che la domanda globale possa riprendere quota. 

FILCTEM CGIL Toscana ha chiarito la gravità della situazione: "Ogni azienda che chiude non significa infatti soltanto posti di lavoro persi: significa perdita di competenze, capacità produttiva e pezzi di filiera e quindi interi distretti che difficilmente potranno essere ricostruiti."

Affianco a questo allarme, il sindacato esprime preoccupazione per la mancanza, finora, di un confronto sufficientemente strutturato, continuativo e approfondito tra istituzioni regionali, rappresentanze datoriali e organizzazioni sindacali. L'organizzazione chiede pertanto la creazione di una sede stabile di confronto per passare dalla gestione delle singole emergenze a una vera politica industriale di filiera.

Se la struttura industriale e le professionalità qualificate si disperdono durante la fase negativa, il rischio concreto è che la regione si ritrovi del tutto priva della capacità produttiva necessaria al momento della ripartenza. Proteggere l'integrità dell'ecosistema produttivo oggi è dunque il presupposto indispensabile per potersi agganciare alla futura ripresa economica.

Per affrontare le emergenze e codificare le pratiche maturate ai tavoli di salvaguardia, la Giunta regionale ha elaborato una proposta di legge ideata dal presidente Eugenio Giani, dagli assessori Alberto Lenzi (lavoro) e Leonardo Marras (attività produttive) e dal consigliere speciale Valerio Fabiani. Si tratta di un'iniziativa inedita nel panorama legislativo regionale italiano, nata per rispondere al riposizionamento di settori chiave come la moda e l'automotive.

Tra le novità principali figura l'istituzione di un Fondo regionale per la gestione delle emergenze occupazionali da circa 10 milioni di euro, destinato a finanziare le misure di ricollocazione e reinserimento dei lavoratori. Sul fronte della prevenzione, la Regione punta su un'azione coordinata con Fiditoscana e Unioncamere per utilizzare tempestivamente gli strumenti del D.Lgs. 14/2019 (come la composizione negoziata e gli accordi di ristrutturazione del debito), sostenuti dalle risorse della programmazione FESR.

Il testo valorizza inoltre i servizi di formazione dell'agenzia regionale ARTI per salvaguardare i saperi collettivi, incentiva i percorsi di Workers Buyout per l'autogestione dei lavoratori e promuove lo scouting pubblico per attrarre investitori nei siti dismessi. Questo intervento segna un'evoluzione fondamentale del ruolo pubblico, che passa dall'assistenza ex post a una strategia proattiva capace di intercettare le fragilità aziendali prima che diventino irreversibili.

Plauso dai consiglieri di AVS Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti: “La legge per la gestione e prevenzione delle crisi aziendali presentata dalla Giunta regionale toscana rappresenta un provvedimento coraggioso e lungimirante, che segna uno spartiacque nel panorama nazionale, dotando finalmente le istituzioni di strumenti concreti per prevenire le emorragie occupazionali e difendere la dignità del lavoro, in settori cruciali per il nostro territorio.”

A un anno dalla nascita del "Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana", un nuovo studio firmato da Marco Buti (European University Institute - EUI), Stefano Casini Benvenuti (ex IRPET) e Alessandro Petretto (Università di Firenze) delinea le prospettive per il futuro economico regionale. L'analisi evidenzia come la Toscana si trovi a un crocevia cruciale per contrastare la stagnazione della produttività e l'obsolescenza degli stock di capitale e di lavoro.

Per evitare che il sistema produttivo toscano rimanga escluso dalle grandi catene globali del valore, gli economisti propongono l'adozione di una politica industriale selettiva basata sul modello «ESSE»:

Mentre l'Europa si avvia alla conclusione della stagione dei finanziamenti del PNRR, disporre di questo quadro programmatico diventa decisivo. Solo una selezione rigorosa e orientata degli interventi pubblici consentirà di rinnovare il capitale industriale e modernizzare i distretti tradizionali della regione.

I dati aggiornati diffusi dal report dell'Unità di Crisi Lavoro della Regione Toscana restituiscono la dimensione quantitativa dell'impegno istituzionale messo in campo per la tutela dei complessi aziendali e dell'occupazione sul territorio. La mappa delle vertenze evidenzia un'attività di monitoraggio costante articolata su più livelli di intervento:

Stato della VertenzaNumero Tavoli / CasiLavoratori Coinvolti / Tutelati
Casi risolti (soluzioni positive o parziali)627.500
Tavoli di crisi attivi o recenti207.350 (indotto incluso)
Tavoli di monitoraggio preventivo24Oltre 6.000
Vertenze "in transizione"7720
Tavoli chiusi (impegno alla ricollocazione)18700

Una caratteristica qualificante di questo modello risiede nella presa in carico globale della filiera produttiva. La tutela garantita dalle strutture regionali non si limita ai soli dipendenti diretti delle grandi e medie imprese, ma viene estesa con pari dignità ai lavoratori stagionali, ai precari e agli addetti delle aziende dell'indotto.

Difendere la manifattura e i distretti toscani non significa ancorarsi a una mera conservazione del passato, ma salvaguardare il capitale umano, le competenze e la dignità del lavoro per porre le basi dello sviluppo futuro. Le nuove riforme legislative e le proposte di politica industriale selettiva indicano una strada chiara: preparare il sistema economico affinché si faccia trovare pronto alle sfide dei mercati globali.