Firenze: perché il bando agli affitti brevi non salverà la città

Nicola Novelli

Firenze, maggio 2026. La culla del Rinascimento si trova oggi prigioniera di un paradosso economico e sociale: una città d'arte globale che, nel momento del suo massimo successo commerciale, rischia di implodere sotto il peso della propria attrattività. Il cuore del dibattito, acceso dalle recenti strette normative di Palazzo Vecchio, non è solo una questione di regolamenti comunali, ma una vera e propria battaglia ideologica e strutturale tra la rendita immobiliare e il diritto all'abitare. Il dilemma è come impedire che il centro storico si svuoti definitivamente di residenti, lavoratori e studenti, senza scivolare in un dirigismo economico che rischia di produrre effetti opposti a quelli sperati?

L’amministrazione comunale, forte del sostegno del Gruppo PD, ha scelto la via della regolamentazione attiva. La posizione non è quella di una crociata ideologica contro l'iniziativa privata, ma un tentativo di ristabilire un equilibrio civile in una città dove il numero di posti letto turistici minaccia di superare quello degli abitanti. Non si tratta di impedire l’economia del turismo, ma di "governare il fenomeno" per evitare che la città si trasformi in un guscio vuoto.

Questa linea d'azione ha ricevuto una fondamentale legittimazione giuridica: le sentenze del TAR e della Corte Costituzionale hanno validato l'impianto delle norme locali, confermando che l'amministrazione ha il diritto e il dovere di tutelare l'interesse pubblico quando la pressione speculativa minaccia l'equilibrio della comunità.

“L'abitabilità dei centri storici passa anche dalla capacità delle amministrazioni di regolamentare gli affitti brevi. Parlare di limiti non significa essere contro il turismo o contro la proprietà privata, ma difendere la possibilità per residenti, famiglie, studenti e lavoratori di continuare a vivere nei quartieri storici delle nostre città. Quando il numero dei turisti supera quello dei residenti, il rischio concreto è quello di svuotare i centri storici della loro identità sociale e civile.” si legge in una nota del Gruppo PD a Palazzo Vecchio.

Mentre il governo centrale, attraverso il ministro Salvini, brandisce il concetto di proprietà privata "sacra" per delegittimare ogni vincolo, il fronte sindacale e civico fiorentino risponde richiamando l'Articolo 42 della Costituzione. Bernardo Marasco, segretario generale della CGIL Firenze, è stato tranciante nel definire la distanza tra la propaganda governativa e la realtà urbana. Secondo Marasco, è l'overtourism a produrre l'espulsione fisica dei cittadini, non le regole che cercano di arginarlo.

Marasco ha suggerito che il ministro farebbe meglio a concentrarsi sulle inefficienze strutturali di sua competenza. Se il mercato viene lasciato privo di regole, la città muore per i seguenti motivi:

Tuttavia, un'analisi economica lucida non può ignorare le critiche sollevate da Riccardo Innocenti (ADUC), che mette in guardia contro quella che definisce una potenziale eterogenesi dei fini. La tesi di Innocenti è che limitare gli affitti brevi possa paradossalmente favorire non le famiglie, ma un'altra categoria di "residenti temporanei" ad alto reddito: gli studenti stranieri alto spendenti.

In un mercato immobiliare dove la proprietà teme i contratti residenziali lunghi (un timore che risale alle rigidità degli anni '70), gli appartamenti sottratti ai turisti potrebbero semplicemente essere riaffittati a chi può permettersi canoni elevati senza minacciare il possesso dell'immobile. In questo scenario, la "funzione sociale" della proprietà rimarrebbe un miraggio.

Il settore turistico-ricettivo fiorentino opera con una logica di basso capitale investito e altissimo rendimento, sostenuto da una domanda globale quasi anelastica al prezzo. Questo meccanismo produce uno "spiazzamento" degli investimenti in settori più complessi. Il problema strutturale è che il turismo è un settore ad alta intensità di lavoro ma a bassa produttività per ora lavorata, il che genera inevitabilmente i salari più bassi dell'intero sistema produttivo. Questa è la vera "infezione" economica che sta debilitando Firenze.

La caccia alle "scatolette delle chiavi" (i lockbox che infestano i portoni del centro) è, nell'analisi di Innocenti, una cura per i sintomi. Firenze è vittima della propria conformazione: un patrimonio immenso concentrato nel quadrilatero romano e nella cerchia dei viali, dove la rendita immobiliare trova il suo habitat ideale mentre uffici come quello dell'Unesco restano nell'ombra.

Per salvare Firenze non basta proibire; occorre rendere vantaggioso fare altro. La vera alternativa al turismo di massa non è il divieto, ma lo sviluppo di distretti tecnologici e scientifici capaci di competere con i profitti della rendita.

“Combattere lo spiazzamento cercando di creare reddito e occupazione in misura maggiore in altri settori rispetto al turismo... orientarsi verso il sostegno alle attività produttive ad alta intensità di capitale e ad alto valore aggiunto, verso i servizi connessi, verso la ricerca avanzata, verso la creazione di distretti di innovazione scientifica, di processo, di prodotto. Magari al posto dei sussidi, delle piccole IRI regionali, dei redditi di cittadinanza, delle camurrie delle miriadi di elargizioni a pioggia.” spiega Riccardo Innocenti.

Firenze si trova davanti a uno specchio. Da un lato c'è l'azione politica del Comune che, protetta dalle sentenze del TAR, cerca di arginare l'emorragia sociale con gli strumenti del diritto amministrativo. Dall'altro c'è la realtà di un'economia che corre verso la rendita facile, spiazzando tutto ciò che è produttivo, residenziale o autentico.

Il rischio è che, anche vincendo la battaglia legale contro gli affitti brevi, la città perda la guerra economica se non saprà offrire un modello di sviluppo basato sull'innovazione e sull'alto valore aggiunto. È possibile salvare l'identità di una capitale della cultura globale senza trasformarla in un esperimento dirigista o, al contrario, in un parco giochi per un'élite internazionale? La risposta non sta solo nelle regole, ma nella capacità di Firenze di tornare a essere un luogo dove produrre futuro, e non solo dove esporre il passato.