Fiorentina strapazzata e umiliata a Udine: è la strada per la serie B
Il rigore magari grida vendetta, come ogni volta che Pairetto scende in campo, specialmente contro la Fiorentina, e l’assenso del Var conferma che anche questi vedono solo quello che vogliono. Ma. Ma. Ma. Un dato per tutti: in 96 minuti la Fiorentina non ha MAI messo il pallone nello specchio della porta. In 96 minuti la Fiorentina ha realizzato il 64% di possesso palla, fatto per oltre metà di sterili, assurdi, inconcepibili passaggi indietro, che dimostrano quanto segue: mentre in genere si usa questo sistema per stanare gli avversari, la Fiorentina completamente assente in campo a Udine, salvo qualche folata qua e là conclusa sempre con tocchettini leziosi e inutili, anzi utili solo a scatenare le ripartenze di una Udinese al contrario pimpante e viva, tanto che sembravano gli uomini di Runjaic quelli che devono lottare per salvarsi… ebbene, dicevo, mentre in genere si usa questo sistema per stanare, per “far uscire” – dicono quelli bravi – gli avversari, la Fiorentina a Udine giocava a rimpallino tra mezzo campo e la porta solo perché non aveva nessun’altra idea sul cosa fare e come farlo.
In questo ovviamente mal preparata fisicamente, lo si è visto dall’inizio alla fine, leggerezza molliccia nei contrasti, corsa al trotterello, mai e dico mai un anticipo, mai un duello vinto, mai un avversario saltato per mettere in difficoltà il portiere, che praticamente l’avrà toccata due o tre volte. E mal preparata tecnicamente e tatticamente, la Fiorentina, da questo genio che si ritrova in panchina per la conclamata e confermata sapienza calcistica e attenzione al bene della maglia da parte della proprietà e della dirigenza: perché chiunque a quest’ora l’avrebbe mandato a casa, e invece c’è stato bisogno del doppio disastro di giovedì e lunedì, SETTE gol subiti tra Jagiellonia e Udinese, e non hai detto Real, Psg, City e Bayern.
No, lui ha pensato bene di far esordire proprio al Bluenergy Stadium il giovanottino Rugani, sosia di Nicola Legrottaglie quasi in tutto e per tutto, ma in particolare reduce da assenze per infortuni e chissà che altro, e schierato contro una vera e propria belva affamata come Davis. Il quale se l’è letteralmente mangiato, e il povero Rugani ha così lo zampino in tutti e tre i palloni finiti alle spalle dell’Uomo Che Non Esce Mai.
Già, perché fra i drammi della Viola attuale c’è anche questo. Sì, è vero, si è in parte riscattato, De Gea, con due interventi salvaporta sullo straripante Davis e sul guizzante Zemura – ecco, mi chiedo, ma perché gli acclamati scout di casa Viola Park Rocco B. Commisso certi giocatori non li pescano mai, a giro per il mondo? – ma è anche vero che sul corner di Zaniolo – anche su questo qui andrebbe fatta una riflessioncina – con il pallone passato dentro l’area piccola non ha mosso un’unghia, e pure davanti al carneade Buksa che l’ha trafitto al 94’ è rimasto tra i pali quando un po’ di tempo per provare ad andargli incontro l’aveva, pur non aspettandosi forse il buco combinato dal duo delle meraviglie Rugani-Ranieri.
Il quale Ranieri a dire il vero un minimo minimo più degli altri la faccia ce l’ha messa, insieme a Parisi e forse anche a Comuzzo e a qualche sprazzo di Ndour. Pochi, però nelle tenebre totali anche una candela sembra un riflettore.
Tenebre totali. Ecco la Fiorentina targata Vanoli di quest’ultima settimana. Uno a zero a un Pisa capace solo di perdere la partita, incubo dissolto male (e con un patema inutile in più, vero De Gea?) in Conference, e ora questa umiliazione. Bruciante, spaventosa, frutto di una condotta di squadra assolutamente insufficiente, nella quale nessuno si salva, ma proprio nessuno. Non i difensori, perché se prendi tanti gol è evidente che le loro brave colpe le hanno, caro Pongracic, è inutile che ti lamenti se becchi un giallo a partita, intanto tieni le mani da altre parti invece che addosso e sulle maglie, e poi prova ad arrivarci un attimo prima, sul pallone.
Non il centrocampo: non offre copertura, non fa diga perché la squadra non è mai compatta ma è sempre lunga, sfilacciata, mentalmente lontana, incapace di compattezza, di rabbia, di garra, di cattiveria. Di atteggiamento. E d’altro canto non rilancia, il centrocampo, non porta, non inventa: nemmeno Fagioli, a Udine, anzi; ha perso qualche pallone velenoso, non ha ispirato manovre, non ha dettato tempi capaci di fare male.
Dice: ma i cambi? Dice: la coperta è corta, la rosa è quella che è. Ma non si va sulle seconde palle, non si mette decisine e precisione da tre quarti in avanti, in area si cincischia e si bisticcia con il pallone, la zampata cattiva e decisa verso la porta non c’è. Gudmundsson fantasma, nel primo quarto d’ora aveva toccato una sola palla. Kean isolato ma anche autoisolato, e oltretutto è uscito indolenzito, probabilmente la caviglia torna a dare fastidio, la sostituzione possibile è sotto gli occhi di tutti a meno che non si provi a puntare sul ragazzo della Primavera, sì, Braschi, proprio lui.
Ma la coperta resta corta, e lui continua a tenere Harrison a destra, eppure era stato lui a lanciare Parisi esterno alto proprio a destra, e provare l’inglese a sinistra. Perché Harrison visto in campo così ricorda Ikoné, indietro fino a centrocampo e palla indietro, e poco altro, eppure forse altro potrebbe e saprebbe.
Ma, a parte tutto, la Fiorentina a Udine non c’era. Vanoli se la prende con i 120 minuti di Coppa, dimenticando che la colpa è stata sua per lo schieramento che ha messo in campo contro i polacchi. Quindi, il primo a fare mea culpa deve essere lui. Ci vorrà qualcuno che gli urli in faccia, a lui, e lo preghi vivamente di farlo a sua volta con i giovanottini che vanno in campo. Perché di questo passo la B è sempre più vicina.
UDINESE (3-5-2): Okoye; Kristensen, Kabasele, Bertola (73’ Mlacic); Ehizibue, Piotrowski (73’ Zarraga), Karlstrom, Ekkelenkamp, Zemura (73’ Kamara); Zaniolo (87’ Miller), Davis (68’ Buksa). A disp.: Gueye, Issouf Bayo, Camara, Sava, Padelli. All.: Runjaic.
FIORENTINA (3-5-1-1): De Gea; Parisi, Pongracic (46’ Comuzzo), Rugani, Ranieri; Mandragora (71’ Fabbian), Fagioli (87’ Fazzini), Brescianini (46’ Ndour); Harrison, Kean (71’ Piccoli), Gudmundsson. A disp.: Gosens, Fortini, Leonardelli, Christensen, Kouadio, Balbo. All.: Vanoli.
ARBITRO: Luca Pairetto di Nichelino; assistenti Passeri-Mondini, quarto uff. Rapuano; var Paterna-Doveri.
MARCATORI: 10' Kabasele, 63’ rig. Davis, 94’ Buksa
NOTE: ammoniti Ehizibue (U); Parisi, Pongracic, Rugani, Ranieri (F). Angoli 5-2 Udinese; spettatori 18.265