E' successo l'Impossibile a San Siro
Nella cornice mattutina, l'Inter si è trovata immersa in uno di quei classici incubi calcistici in cui una dominazione territoriale schiacciante rischia di tramutarsi in un'incomprensibile beffa: 33 tiri complessivi messi a referto, due traverse clamorose da Carlos Augusto (al 71' e al 72') e lo svantaggio incassato al 65' sul primo vero tiro in porta della Fiorentina, una pennellata d'autore da 30 metri scagliata da Jimenez. Eppure la formazione nerazzurra ha tirato fuori l'ennesimo ribaltone. Prima la zampata al 90+1', poi il verdetto dagli undici metri al 90+8'.
La rimonta nerazzurra porta ancora una volta il nome di Marcus Thuram. L'attaccante francese ha macinato chilometri per oltre 100 minuti. Dopo aver battagliato a tutto campo contro la linea difensiva viola, "Tikus" ha prima firmato l'1-1 al 90+1' — sfruttando la sponda di Diouf — e poi, al 90+4', si è incuneato in area di rigore costringendo Valdepenas al fallo da penalty.
Per il transalpino si tratta della settima marcatura consecutiva tra le mura amiche. Ad arricchire la prestazione, un gesto di leadership con l'esultanza speciale dedicata al compagno Lautaro Martinez: "C'è la fiducia di una squadra che sa che una partita si può vincere anche alla fine, sappiamo che possiamo vincere sempre: ho esultato come Lautaro perché ultimamente era lui che faceva gol al 90'."
La generosità tattica e il dinamismo di Thuram dimostrano come l'avversione alla sconfitta da parte dei singoli trascinatori sappia contagiare la forza mentale dell'intero gruppo nei momenti di massima pressione.
Presentarsi sul dischetto al minuto 98, con la responsabilità del risultato parziale ancora bloccato e con di fronte un David De Gea in versione autentico "muro" — autore durante tutto il match di miracoli prodigiosi su Esposito, Thuram e Sucic — richiede attributi psicologici fuori dal comune. Piotr Zielinski ha scagliato un destro direttamente all'incrocio dei pali, in una zona del tutto inaccessibile persino per una giornata di grazia come quella del portiere spagnolo.
Nel post-gara, il centrocampista polacco ha commentato il momento decisivo: "Sicuramente pesava tanto, ma ero tranquillo e sicuro di poter segnare, abbiamo vinto e siamo felici, continuiamo così... Le critiche non ci interessano."
Il successo sulla Fiorentina ha confermato la ricchezza strutturale del collettivo nerazzurro. Tra i pali si è registrato il solido esordio di Ivan Provedel, capace di gestire il pallone da dietro con estrema precisione (30 passaggi riusciti su 31) e di sfoderare un riflesso decisivo su Gnonto nel momento di massimo sbilanciamento della squadra, mantenendo i suoi a un solo gol di scarto.
L'impatto più dirompente è però arrivato dalle energie fresche della panchina, a partire dall'ingresso di Petar Sucic (78') fino a quello del giovanissimo attaccante classe 2006 Matteo Lavelli (85'). Per Lavelli si è trattato di un vero e proprio cortocircuito temporale: a sole 24 ore di distanza dall'impegno disputato con la formazione U23 nel campionato di Serie C, il diciottenne si è ritrovato proiettato sul palcoscenico di Serie A, dimostrando la personalità dei veterani nel rincorrere e ripulire un pallone sporco all'altezza della bandierina, da cui è scaturito il cross di Akanji propedeutico al rigore finale.
Nel post-partita, il giovane prodotto del vivaio ha raccontato l'emozione: "Sono entrato in un momento in cui non me l'aspettavo... ieri ho giocato con l'U23 e non mi aspettavo di entrare, ma mi sono fatto trovare pronto e sono contento di aver aiutato la squadra." — Matteo Lavelli
Sotto il profilo strettamente tattico, la gestione del match da parte di Cristian Chivu ha evidenziato grande lucidità di lettura. Di fronte a una Fiorentina schierata con un blocco molto basso e centrale, il tecnico nerazzurro ha saggiamente modificato le dinamiche offensive: l'uscita dal campo di Pio Esposito in favore di Bonny ha privato i due centrali viola, Dragusin e Pongracic, del loro punto di riferimento fisico, permettendo all'Inter di attaccare la profondità con maggiore imprevedibilità. Successivamente, aumentando l'ampiezza sulle corsie esterne e riempiendo l'area di rigore con la doppia presenza di Bonny e Lavelli accanto a Thuram, la squadra ha sovraccaricato la densità avversaria fino a provocarne il crollo.
Nel post-gara Chivu ha sintetizzato la propria visione calcistica e mentale: "Non voglio vedere gente che si lamenta e si piange addosso, voglio vedere gente che reagisce e stiamo ottenendo questo. Non è un problema rimontare... bisogna non abbattersi e mantenere la determinazione."