Dehors: proroga per il 'salotto urbano'

Redazione Nove da Firenze

Nell'ecosistema di Firenze i dehors hanno smesso da tempo di essere semplici estensioni commerciali per trasformarsi in elementi che definiscono l'identità visiva e sociale della città. Tuttavia, la ricerca di un equilibrio tra decoro architettonico, sostenibilità economica e vivibilità per i residenti ha innescato una trasformazione profonda, non priva di tensioni. Tra delibere correttive e visioni politiche divergenti, Firenze sta riscrivendo le regole del proprio "salotto urbano", cercando di superare una stratificazione burocratica che spesso ha penalizzato la qualità dello spazio pubblico.

Il nuovo corso dell'amministrazione fiorentina poggia su basi accademiche. Per superare la discrezionalità del passato, è stato affidato all'Università di Firenze un incarico: mappare la redditività e l'impatto delle occupazioni di suolo pubblico. Non si tratta di una semplice analisi statistica, ma di un cambio di paradigma verso l'equità fiscale e spaziale.

L'obiettivo è distinguere scientificamente tra occupazioni leggere (ombrelloni e tavolini facilmente amovibili) e strutture fisse e chiuse, che rappresentano una vera e propria privatizzazione semi-permanente del suolo. Lo studio mira a definire canoni basati sul "valore reale del suolo", riconoscendo che un metro quadrato in Piazza della Signoria non ha lo stesso peso economico — né lo stesso impatto sulla cittadinanza — di uno in una zona residenziale.

"Dobbiamo adesso agire rapidamente per una nuova definizione dei canoni di occupazione del suolo pubblico per arrivare ad ottenere un gettito più equo che tenga conto del diverso impatto tra strutture fisse e chiuse e occupazioni più leggere e che tenga conto anche del valore reale del suolo in alcune aree, soprattutto centrali, della città." spiega Enrico Ricci, Presidente della Commissione Sviluppo Economico.

Nonostante il nuovo regolamento sia formalmente in vigore dall'11 febbraio, la sua applicazione pratica ha subito uno slittamento significativo. Il Consiglio comunale ha infatti spostato la scadenza per la presentazione delle domande dal termine originale del 30 aprile al 31 agosto 2026.

Questa decisione è nata da una forte sollecitazione degli ordini professionali — in particolare dell'Ordine dei Geometri — e delle associazioni di categoria, che hanno evidenziato l'estrema complessità tecnica dei nuovi elaborati progettuali richiesti. Il paradosso, sollevato dalle opposizioni come Sinistra Progetto Comune, è che l'intera stagione turistica 2026 sarà gestita con il vecchio regolamento, quello che la riforma si proponeva di superare proprio per alleggerire la pressione sul centro UNESCO. Per molti, questa proroga rappresenta una rinuncia temporanea al governo del territorio nel momento di massimo afflusso turistico.

Uno degli aspetti più lungimiranti della nuova politica urbana è il riconoscimento del valore sociale dei dehors fuori dal cuore pulsante del turismo. L'amministrazione ha previsto un alleggerimento del canone per le attività situate nelle aree periferiche, basandosi su una visione della città come organismo policentrico.

In questi contesti, il dehors non è solo un'opportunità di business, ma un presidio di socialità e sicurezza. La presenza di tavolini e luci in strade meno frequentate garantisce un controllo naturale del territorio, favorendo l'aggregazione e contrastando il degrado. Il legame è diretto: una tassazione ridotta diventa lo strumento fiscale per incentivare l'illuminazione e il passaggio di persone, trasformando l'esercente in un custode dello spazio pubblico.

La delibera introduce novità sostanziali per le strutture permanenti. Per i chioschi che offrono servizi igienici alla clientela, è stato fissato un limite massimo di 40 mq per il dehors aggiuntivo. Questa misura ha scatenato il dibattito sulla "doppia occupazione": essendo i chioschi già di per sé occupazioni permanenti, l'aggiunta di ulteriori 40 mq è vista dall'opposizione (SPC) come una sottrazione eccessiva di spazio calpestabile, che aveva proposto invece un tetto complessivo di 12 mq.

Parallelamente, la platea dei soggetti autorizzati si allarga: anche i musei di rilevanza regionale potranno ora installare dehors per le loro attività di somministrazione accessoria. Se per la Giunta è un modo per uniformare l'offerta, per i critici rappresenta un rischio di ulteriore "commercializzazione" di piazze e strade di pregio che il regolamento originale intendeva proteggere.

Il confronto in aula ha messo a nudo divergenze profonde su come gestire la "macchina" cittadina. Una critica trasversale ha riguardato l'assenza di consultazione con i Consigli di Quartiere e i comitati dei residenti, i cui pareri sono stati esclusi dall'istruttoria, alimentando il senso di abbandono dei cittadini rispetto alle decisioni sullo spazio pubblico.

"La complessità degli adempimenti non è un elemento casuale o burocratico, ma la conseguenza diretta di una scelta politica precisa, ovvero riportare ordine, qualità e uniformità in un settore che per troppo tempo è cresciuto senza un aggiornamento organico delle regole." dichiara Jacopo Vicini, Assessore allo Sviluppo Economico.

Il processo di rinnovo delle concessioni dovrebbe mostrare i primi effetti visibili sulle strade entro la fine dell'anno. Un punto fermo, tuttavia, è già stato stabilito: grazie a un Ordine del Giorno votato dal Consiglio su spinta della maggioranza, il maggior gettito derivante dai nuovi canoni sarà vincolato a interventi a favore della cittadinanza, con un mandato politico chiaro per il sostegno al tema dell'abitare e alla rigenerazione urbana.

La sfida per il futuro resta la capacità della città di far rispettare queste regole complesse. Firenze riuscirà a trasformare i dehors in elementi di armonia architettonica o soccomberà alla pressione di un turismo che richiede sempre più spazio? La risposta risiederà nella capacità dell'amministrazione di mediare tra le esigenze del commercio e il diritto fondamentale dei residenti a una città vivibile.