Cinque arrivi, 10 partenze: il mercato di gennaio è da insufficienza
Meglio dirlo subito, tanto per sgombrare il campo da equivoci: il mio voto al mercato di gennaio 2026 della Fiorentina è basso, e non poco. Diciamo tra 4 e 5, ma più 4 che 5. Naturalmente non mi nascondo, e mi spiego chiaramente, purché abbiate la compiacenza e la pazienza di seguire i ragionamenti che mi ci portano.
Primo, la chiusura di sipario con una straordinaria figura di cacca. Roba da barzellette sui carabinieri, Di Marzio su Sky che ride sotto i baffi mentre nel countdown finale, ultimi secondi, racconta che il contratto per il passaggio di Christian Kouamé è buono, ma come il funzionamento delle frecce sulle macchine, ora sì – ora no – ora sì – ora no, alla fine no per vizi di forma. Insomma, alle solite: “Prima non c’era tempo”, quante volte ce lo siamo sentito dire, ma tu guarda se per mandare Pesticcio Kouamé al Verona, mica al Real Madrid, si dovevano aspettare gli ultimi secondi, come per rendersi conto che serviva un terzino per far rifiatare Dodo, e solo l’ultimo giorno nelle ultime ore ci si butta – come se poi fosse Hakimi o Carvajal, Kimmich o Walker – su tal Nedeljkovic dell’Aston Villa via Lipsia, vent’anni, 15 presenze in una stagione e mezza, magari pensando che te lo diano gratis.
All’ultimo tuffo. Insomma, alle solite.
Dice: ma per Kouamé, e mettici anche Sabiri-l’oggetto-misterioso, e magari anche qualche altro scontento e/o scontentante, nomi che son circolati con la valigia in mano ma poi son rimasti qua, insomma per gli “esuberi” ci sono mercati ancora aperti, Transfermarkt ne elenca ben 50, sì avete capito, 50, da domani – Irlanda del Nord, Scozia, Galles, Olanda, Andorra – fino addirittura al 17 aprile quando chiuderà il Canada, passando per Portogallo (mercoledì), Grecia e Turchia il 6, Emirati Arabi e Romania il 9, Australia il 10, Israele e Macedonia l’11, poi il 12 Repubblica Ceca, il 13 la Serbia, il 14 l’Ungheri, il 15 la Slovenia, il 16 la Svizzera e via e via passando per Polonia (25 febbraio), Brasile (3 marzo), Cina (5 marzo), Argentina (10 marzo) e Usa (26 marzo). E ho citato solo i più significativi e appetibili.
Ma, scusate, domanda: non doveva lavorarci Fabio Paratici, a questo mercato? Magari sotto traccia mentre ha ancora l’ufficio nelle stanze del Tottenham, che magari se lo beccano gli fanno anche un mazzo così, oppure no, ma non è questo il punto. Semmai il punto è che a Firenze, dicono, Paratici sbarca mercoledì 4, in pratica domani, a giochini chiusi. Già, ma chiusi come? Con dieci cessioni: Nicolussi Caviglia, Viti, Dzeko, Pablo Marì, Richardson, Martinelli, Sohm, Infantino, Krastov, Nzola. E cinque arrivi: Brescianini, Fabbian, Solomon, Harrison, Rugani. Bravissimi, si fregheranno le mani i contentoni, gli irriducibili e i fiscaliati, ignari questi ultimi che i riscatti di questi cinque, come al solito in affitto perché un progetto a lungo termine a queste latitudini è vietato, potrebbero costare una trentina di milioni. E dico poco.
Bene. Ora però facciamo qualche altra ragionata. Dzeko ha deluso profondamente, è vero: ma ora resti con due punte sole, punte vere di ruolo, non cominciamo a intorbidirci con i vari Gud di qua e Gud di là, dico punte vere, Kean e Piccoli, anche perché Paolo Vanoli non pare avere un gran santo per il povero Braschi, puntero-gioiellino della Primavera. Nicolussi non è piaciuto, ma chi era l’unico che poteva dare fiato a Fagioli? E si tocca il centrocampo: ci voleva un medianone di contenimento, un bel box to box magari, perché Fagioli ha bisogno di supporto, il supporto che Mandragora e Ndour – siamo onesti – non gli danno, e gli altri allenatori l’hanno capito, braccano il direttore d’orchestra a uomo e la fonte di gioco è in manette.
Ma il medianone non è arrivato, abbiamo preso Brescianini e Fabbian, belli entrambi, ma subito tremendamente fuori ruolo e fuori posizione, così Vergara ha portato il Napoli a vincere, e Fabbian lassù senza casa naufraga anche maluccio, non supporta e non apporta. O si cambia qualcosa, o migliorerà poco. Anche perché Gud è ridotto più spesso a fare il terzino che il suo gioco anelante alla libertà di prendere e portare palla come e dove gli pare, e così fare tanto più male.
Arriva Rugani, era lui davvero l’uomo più adatto a coprire le falle di una difesa disastro? No, mi sento di rispondere. Trentuno anni, beh insomma un po’ esperienza sì ma dal passaggio al Rennes, 2020, ha giocato sempre meno, ha collezionato 7 maglie azzurre, sì, ma tra il 2016 e il 2018, insomma anni luce fa era nei suoi censi, ora è pure reduce da un infortunio, magari non è nemmeno pronto. E tu intanto hai Pongracic che una ne fa e cento ne pensa, e Comuzzo insomma, anche lui non scherza.
Hai anche Ranieri un tantinello incazzato. Hai Kouadio? Mah. E le fasce? Hai Gosens che si è fatto apprezzare perché è voluto restare mentre lo cercavano dalla Premier, però di questi tempi il rendimento è scarsino forte, e su Fortini hai capito che quanto meno c’è tanto ma tanto da lavorare, ma tanto davvero, eppure lo cercavano… E di là hai Dodo solo perché Lamptey boh, torna? E quando? E in che stato? E infatti, hai buttato – male – l’amo sul ragazzotto serbo, ma mi sa che ti hanno riso in faccia.
Ultimo capitolo, gli esterni. A parte Parisi, la scoperta di Vanoli a partire dall’1-0 alla Cremonese, se non sbaglio. No, dico, i due ultimi arrivi. Solomon e Harrison. Operazioni firmate Paratici più di altre, si direbbe. Bene. Solomon frulla, è vero, a Napoli ha segnato con buon tempismo, insomma sull’azione c’era, con Dodo c’è intesa, però quanto è arrosto e quanto fumo? E Jack Harrison? Arriva preceduto da scie di video azione-tiro-gol, qua trova una volta uno spazio da terzino, sparisce nella partita, sparisce dai radar. Il suo giocare, il suo stare in campo sarebbe tutt’altro.
Eccoci, ho finito, pensando che è rimasto anche Fazzini, e ne sono contento perché mi piace ma Vanoli un posto che sia il suo in campo non glielo trova e lo spreca. E comunque mi resta il tarlo dei dubbi, tanti dubbi: difesa disastro, attacco più sterile di una signora in menopausa, centrocampo in affanno. E dunque, non si poteva - anzi, non si doveva – operare prima e meglio, in questa finestra di mercato? Certo, restano i mercati aperti, e gli svincolati. Ma è la solita storia: come dice Emil Cioran, io sono quello che non ho fatto.