Caso Montedomini: oggi la discussione in Commissione consiliare

Redazione Nove da Firenze

Firenze, 3 Agosto 2026 – C’è una sottile ironia che attraversa i corridoi di Palazzo Vecchio: mentre l’amministrazione comunale sbandiera una crociata ideologica contro gli affitti brevi, accusati di aver "rubato l’anima" al centro storico, a poche centinaia di metri di distanza l’istituzione che più di ogni altra incarna il cuore sociale della città sembra essersi trasformata nel più solerte dei property manager.

Parliamo di Montedomini, l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona. Ma il vero paradosso non è solo l’uso turistico del patrimonio pubblico; è il silenzio di chi, oggi alla guida della città, ha gestito quell'ente per anni. Come può la Sindaca Sara Funaro dichiararsi sorpresa, lei che di Montedomini è stata Vicepresidente e che, da Assessora al Welfare, ha supervisionato ogni mossa di questa strategia? Quella che emerge dalla Commissione Controllo non è una svista tecnica, ma un sistema.

Undici appartamenti di pregio, di proprietà dei cittadini, sono stati locati a canoni "fuori mercato": circa 800 euro al mese. Quegli stessi immobili, una volta immessi nel circuito turistico, rendano ai conduttori privati 400 euro a notte. Sulla congruità di questa operazione, il consigliere Francesco Casini (IV) ha sollevato un interrogativo: "Si ritiene davvero congruo un canone di circa 800 euro al mese per appartamenti che, una volta destinati agli affitti brevi, possono essere commercializzati a oltre 400 euro a notte? È un interrogativo che va al cuore della vicenda... un canone di circa 800 euro al mese appare difficilmente compatibile con un’effettiva valorizzazione del patrimonio."

In via dell’Albero 10, la targa della società N&T Guest House è evaporata nel nulla non appena i riflettori della stampa si sono accesi. Una fuga imbarazzata che nasconde dettagli tecnici inquietanti: la società utilizzava un Codice Identificativo Nazionale registrato già un anno prima del bando di aprile 2025.

La società Siamo srl, denuncia Cecilia Del Re, è stata costituita il 2 maggio 2023. Tre giorni dopo, il 5 maggio, si aggiudicava il bando per via Guelfa 83. Una neonata senza bilanci, senza storia, capace di battere ogni concorrenza in 72 ore. Come sia stato possibile superare i controlli di garanzia resta un mistero, soprattutto considerando che, ad oggi, le aggiudicazioni dei bandi rimangono protette da una fitta cortina di fumo e mancata pubblicazione.

La missione originaria di Montedomini è stata dimenticata. Dal 2022, non è stato pubblicato un solo bando di "Tipo C", ovvero quelli dedicati esclusivamente a finalità sociali. Ancora più grave è la scomparsa sistematica delle clausole sociali dai nuovi contratti: niente più vincoli per famiglie a basso reddito, niente più tutele per i residenti.

Non è la deriva burocratica di un direttore tecnico; è una traiettoria politica precisa. Lo spostamento verso il mercato turistico è un binario posato consapevolmente dai vertici dell'ente e avallato dall'assessorato al welfare. Si è scelto il profitto immediato a discapito della protezione sociale. Il Presidente della commissione consiliare Paolo Bambagioni la definisce una "rete di potere difficile da scardinare". Un circuito istituzionale dove le figure ruotano, ma il controllo resta nelle stesse mani.

Un caso emblematico è la scelta dell’avvocato Nicola Boschi per tutelare Montedomini: Boschi siede nel CdA di Casa S.p.A., presieduto da Luigi Paccosi, ovvero l’uomo che ha guidato Montedomini prima dell'attuale presidenza Frittelli.

"Il vero tema è un sistema di potere" denuncia Bambagioni in Commissione. "Quando una persona termina un ruolo, spesso viene destinata a un altro. Questo alimenta la preoccupazione che attraverso il sistema delle nomine si costruisca una rete di potere che tende ad auto-riprodursi e a non schiodarsi più da questa città."

Davanti alla Commissione, la difesa del Presidente Maurizio Frittelli. Interrogato sugli atti di indirizzo che il Comune avrebbe dovuto fornire per legge (L.R.T. 43/2004), Frittelli ha negato la natura formale di tali rapporti: "Non sono indirizzi, sono luoghi concordati... c’è un luogo in cui in qualche modo concerta quei concordati. Non è indirizzo, ma coordinamento complessivo."

Sono queste "interlocuzioni informali" che hanno permesso alla Giunta Funaro l'affermazione di "non sapere cosa accadesse" in un ente dove la Sindaca ha costruito gran parte della propria carriera politica?

Lorenzo Masi (M5S)ha lanciato una domanda in Commissione: "Se Montedomini dovesse nascere oggi, sceglierebbe di ospitare turisti o di dare un tetto a chi ne ha bisogno?"

Il caso Montedomini svela l’ipocrisia di un’amministrazione che punisce i piccoli proprietari privati mentre gestisce il patrimonio pubblico con logiche da fondo speculativo. Se il valore di un immobile pubblico si misura solo in termini di redditività turistica, allora abbiamo smesso di essere una comunità per diventare un’azienda. La tensione tra sostenibilità economica e finalità sociale è un falso problema: il patrimonio di Montedomini esiste per proteggere, non per generare rendite di posizione per società nate tre giorni prima di un bando.