Caccia: le audizioni sul Piano Faunistico Venatorio Regionale
Firenze – Il Piano Faunistico Venatorio Regionale è stato al centro delle audizioni degli Ambiti Territoriali di Caccia e delle tante categorie interessate. Nella riunione congiunta di lunedì 22 giugno delle commissioni Ambiente e territorio e Sviluppo economico e rurale, presiedute da Gianni Lorenzetti (Pd) e Brenda Barnini (Pd,) tanti i soggetti intervenuti per offrire proposte e spunti di riflessione.
“Iniziamo un percorso per arrivare il più rapidamente possibile all’approvazione di un Piano Faunistico e Venatorio - ha spiegato il presidente Lorenzetti -, a livello nazionale si sta provando a legiferare con aperture molto importanti nell’ambito della caccia con un disegno di legge che deve fare il suo iter. La Regione Toscana è la prima che si trova a un passo così importante e ambizioso di provare a licenziare un Piano per consentire a tutti di avere un campo chiaro di norme e di certezze. Le osservazioni sono pervenute alle nostre commissioni, ma riteniamo che un piano così ambizioso abbia bisogno di una concertazione al massimo con tutte le componenti coinvolte”.
Nei tanti interventi i rappresentanti degli Ambiti Territoriali di Caccia hanno sottolineato prima di tutto come sia sparita nel nuovo testo la frase che parlava di rafforzamento degli ATC. Un altro aspetto che ha fatto da filo conduttore agli interventi è il ruolo fondamentale dei cacciatori come custodi del territorio. Sia nella tutela del territorio sia nella gestione pratica con il contributo economico che viene garantito ogni anno. Un altro punto chiave è quello delle superfici boscate e delle aree protette, che molto spesso non vengono gestite e dove proliferano gli ungulati creando poi danni anche ai terreni adiacenti.
È stata poi criticata l’idea della possibilità di richiesta del superamento di una prova pratica ogni due anni per i cacciatori per ottenere la licenza. Sul pagamento dei danni è stato sottolineato come siano i cacciatori a contribuire al pagamento di quelli alle colture agricole. Infine, è stato sottolineato il ruolo insostituibile degli ATC e dei volontari nella gestione di emergenze come gli incidenti causati dagli animali, la peste suina e la rimozione delle carcasse.
Tanti gli interventi delle associazioni. Si sono succeduti quelli di WWF, Italia Nostra, LAV, del Coordinamento delle Associazioni Animaliste della Regione Toscana, dell’Associazione Agrivenatoria Biodiversitalia, di LIPU, ENPA e dell’Associazione migratoristi Toscana. Si è parlato di un documento molto sbilanciato su una gestione venatoria non innovativa e non sufficientemente conservativa. Le aree protette, in realtà, non verrebbero aumentate di un ettaro, le regole sugli appostamenti fissi non riguarderebbero quelli già esistenti, dovrebbero poi bastare solo i motivi etici per evitare l’ingresso dei cacciatori in un fondo. Tra le tante istanze richieste l’eliminazione del piombo dalle cartucce, l’interruzione della caccia alla volpe e l’abolizione dell’addestrato dei cani da caccia con cinghiale come esca, la creazione di corridoi ecologici per lo spostamento degli animali e la tutela dei richiami vivi.
Il WWF ha chiesto una articolata serie di modifiche, di fronte ad un Piano che l’Associazione del Panda ritiene inadeguato ad assicurare una sufficiente tutela della nostra fauna selvatica, che continuerà ad essere soggetta ad un prelievo venatorio insostenibile e per molti aspetti in contrasto con le indicazioni del mondo scientifico.
Federcaccia Toscana ha parlato di sorprese negative nel nuovo testo del Piano, che sono arrivate senza un confronto con i soggetti interessati e con il ribaltamento dei punti di vista con la gestione del territorio che passa dal cacciatore al mondo ambientalista. Sono state tolte dal calendario venatorio approvato specie che sono cacciabili in altre regioni italiane e le limitazioni sull’uso del piombo vanno ben oltre le normative nazionali.
Coldiretti, CIA e Confagricoltura toscana hanno sottolineato come primo presupposto che gli agricoltori non vogliono la presenza di fauna selvatica nelle loro attività produttive. C’è poi la richiesta di pagamento per intero dei danni subiti e non solo in base all’avanzo delle quote dei cacciatori. Ma viene sottolineato il passo avanti, visto che non si parla più di indennizzi, ma di risarcimenti. Sono stati sollevati dei rilievi sulla grandezza delle aree vocate e la richiesta di un monitoraggio con tempistiche più stringenti per i cinghiali. Sulla gestione dei Fondi europei, è stato chiesto di non toccare quelli destinati allo sviluppo delle aziende agricole.
Per Arci Caccia sarebbe stato fondamentale fare questo confronto prima dell’approvazione del Piano da parte della Giunta regionale. Un tavolo di concertazione permanente sarebbe servito prima. Sono state poi sollevate preoccupazioni sulla gestione dei capanni di caccia e sulla loro ristrutturazione e sulla sottrazione di tanti territori alla caccia programmata. Il Piano, secondo Arci Caccia, è una mortificazione del cacciatore. Gli fa eco Libera Caccia, secondo cui il cacciatore diventa marginale e viene chiuso in un angolo, ma è un Piano da approvare per mettere in sicurezza i calendari venatori futuri che altrimenti sarebbero a rischio blocco.
L’Ente Produttori di selvaggina ha sottolineato invece come a venire particolarmente toccato è il patrimonio del capriolo, mentre la presenza dei cinghiali è da valutare e molto diversa da territorio a territorio. La situazione complessiva non è positiva, ma serve un percorso di costruzione, altrimenti si rischia di peggiorare la situazione del patrimonio faunistico toscano.
Durante le audizioni è voluto intervenire il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi che, parlando delle osservazioni al Piano, ha sottolineato come “siano arrivate già digerite dalla struttura tecnica, come un pacco che per noi è da prendere o lasciare, che è la strada migliore per non fare nulla. Io vorrei invece che si tornasse a parlare del merito delle osservazioni che sono di competenza del Consiglio regionale. Io ora vorrei capire intanto il giudizio dei soggetti coinvolti sulle osservazioni, quelle accolte e quelle rigettate, per garantire la qualità del nostro lavoro. Le
audizioni sono molto utili se poi si può scendere alle cose di dettaglio relative a ciò che è stato osservato”.
La presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Brenda Barnini ha parlato delle audizioni rispetto alle osservazioni presentate come “di un momento di ascolto attivo che serve a tutti”. “Noi - ha aggiunto - potremo così ragionare di modifiche proprio partendo da quelle osservazioni, ma senza la libertà di poterci scostare quanto vogliamo e laddove verrà fatta una modifica torneremo indietro rispetto al Piano adottato. Potremo accompagnare il Piano con gli strumenti che ci danno le nostre competenze per ampliare il perimetro della discussione e sarà utilissima la creazione di un tavolo permanente per favorire il confronto e per far funzionare al meglio gli Ambiti Territoriali di Caccia”.