Bilanci da record per il Teatro della Toscana
Hollywood non è solo una fabbrica di sogni, ma una vertigine che seduce e divora. Il confine tra cinema e teatro sfuma nel Saloncino ‘Paolo Poli’ del Teatro della Pergola il 6 e 7 ottobre (ore 20:30) con Desert Films, una performance esclusiva scritta e diretta da James Franco insieme a Peter Gold. Lo spettacolo vede in scena lo stesso Franco affiancato da Blaine Kern III, con la partecipazione della cantante Elli Papadiamanti e del pianista Konstantinos Diminakis, la direzione tecnica e il suono curati da Nena Jimenez e le luci di Allie Jimenez. Prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini e James Franco & Ashton Ramsey in collaborazione con Theatre 29, il progetto si presenta come un atto unico in lingua inglese della durata di 50 minuti (con sovratitoli in italiano).
L'intuizione drammaturgica dello spettacolo affonda le sue radici nell'universo cinematografico di David Lynch. Desert Films riprende infatti la figura dell'Uomo Misterioso, interpretato nel 1997 da Robert Blake nel film Strade perdute (Lost Highway). Nella performance teatrale, questo personaggio diventa una manifestazione inquietante che affronta un giovane attore rapito e legato (interpretato da Blaine Kern III), costretto a recitare la storia dello stesso Blake. In una commedia dark che intreccia la biografia dell'attore americano scomparso nel 2023 con la mitologia oscura dell'industria cinematografica, James Franco veste i panni del fantasma di Blake nell'ultimo grande ruolo della sua carriera.
Come ha dichiarato lo stesso James Franco: "Uno dei miei principali interessi è Hollywood [...] Sono anche molto interessato alle storie che riguardano Hollywood come una sorta di dipendenza, storie in cui le persone amano Hollywood così tanto che qualcuno finisce addirittura per morire a causa della sua vicinanza al “calore” di Hollywood".
Attraverso l'uso del video, la musica dal vivo e l'intimità forzata stabilita tra interpreti e pubblico, la performance crea un'energia disturbante che scava a fondo nella costruzione della celebrità. Mentre la proposta di Franco costringe lo spettatore a guardare dentro i labirinti e le claustrofobiche ossessioni dell'io e del divismo americano, il teatro sa anche fare l'operazione opposta: spalancare le porte, uscire per strada e trasformare l'atto scenico in un abbraccio collettivo.
Se la Hollywood di Franco indaga i lati oscuri del mito, la mostra GIULIANO SCABIA. Artigiano del Profondo esplora la dimensione sociale e relazionale del fare teatro. Allestita dal 1° ottobre al 15 novembre nella Sala Oro del Teatro della Pergola — da un'idea di Stefano Massini, con il progetto di allestimento curato da Andrea Mancini e Walter Sardonini e la realizzazione dei tecnici della Pergola, in collaborazione con la Fondazione Giuliano Scabia — l'esposizione celebra uno dei più originali drammaturghi e poeti del secondo Novecento a cinque anni dalla sua scomparsa.
Per Scabia, gli oggetti scenici non sono mai stati arredi statici o quinte decorative, ma vere e proprie "macchine poetiche" e strumenti di incontro pensati per abitare spazi quotidiani: piazze, scuole, boschi e persino strutture ospedaliere. La mostra riunisce le opere simbolo del suo percorso:
- Il Marco Cavallo: il monumentale cavallo azzurro realizzato nel 1973 durante il Laboratorio P nell'ospedale psichiatrico di Trieste con lo scultore Vittorio Basaglia, i pazienti e gli artisti, divenuto l'emblema della chiusura dei manicomi promossa da Franco Basaglia.
- L'Albero dei Poeti (2010-2015): installazione simbolica in cui i poeti, rappresentati da sagome e piccoli personaggi in cartapesta da Omero a William Blake, cantano i propri versi dai rami di un platano.
- L'Ippogrifo: la creatura alata realizzata dallo scenografo Antonio Utili nel 2018 per la giornata su "Teatro e Psicologia" al Centro Teatro Universitario di Ferrara, dove Scabia orchestrò un indimenticabile incontro tra l'opera e Marco Cavallo.
- Le strutture itineranti: dal Teatro Vagante con l'Albero azzurro, Il Sole e la Stella che canta (creati per camminate notturne e recitazioni itineranti), all'Albero della Poesia (ideato nel 2007 con gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Carrara), fino alle sculture indossabili per Nane Oca (Le Oche e il Cavallo Benengheli), i costumi per Il Diavolo e il suo Angelo realizzati a Venezia con Maurizio Scaparro, i burattini e i grandi teloni dipinti dal 1973 per le sfilate nell'Appennino emiliano.
Stefano Massini, Direttore Artistico del Teatro della Toscana, sintetizza così la lezione del maestro: «Ci sono maestri che scrivono storie per il palco, e poi c’è Giuliano Scabia [...] un uomo che le parole le impastava con la cartapesta, il legno e le canne di bambù. Per lui l’oggetto scenico non è mai stato un arredo, ma un’invenzione poetica per mettere in dialogo le persone.»
L'esposizione della Pergola s'inserisce in un percorso cittadino più ampio che comprende le mostre Forse un drago nascerà alla BiblioteCaNova dell'Isolotto e Commedia armoniosa per un drago nascente al MAD Murate Art District, riaffermando l'idea di un teatro inteso come gesto condiviso e riscatto sociale.
Per chi desidera visitare la mostra nella Sala Oro della Pergola, l'esposizione è fruibile a ingresso libero il martedì (dalle 15:30 alle 18:30) e il sabato (dalle 10:00 alle 13:00), oltre che per i possessori di biglietto in occasione degli spettacoli ed eventi in programmazione.
Nessuna provocazione artistica internazionale né alcuna riscoperta del patrimonio comunitario potrebbero però reggersi nel tempo senza una visione gestionale solida e rigorosa. La stabilità finanziaria non è un mero dettaglio amministrativo, ma costituisce l'infrastruttura fondamentale che permette a progetti radicali come Desert Films e a mostre storiche come quella su Scabia di coesistere nel medesimo cartellone.
In questa direzione, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro della Toscana, riunitosi il 30 settembre 2026 insieme ai soci (Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Comune di Pontedera e Fondazione CR Firenze), ha approvato all'unanimità l'assestamento di bilancio consuntivo 2026 e il preventivo 2027. L'intervento ha portato l'ente al pieno pareggio di bilancio senza il ricorso a sovvenzioni straordinarie e in anticipo rispetto agli obblighi statutari.
Sotto la guida del Direttore Generale Walter Zambaldi, del Direttore Artistico Stefano Massini e della Presidente e Sindaca Sara Funaro, la Fondazione ha attuato un piano di risanamento basato sul riallineamento trasparente tra risorse e costi. Un successo che non riguarda solo il capoluogo, ma si estende all'intera rete territoriale. Come ha evidenziato il Vicepresidente Matteo Franconi, la forza del progetto risiede nella sinergia istituzionale tra gli enti soci, con il Teatro Era di Pontedera che si riconferma un presidio culturale fondamentale e un'ancora indissolubile per il suo territorio. I numeri confermano l'entusiastica risposta della comunità:
- Boom degli abbonamenti: per la stagione 2026/2027 gli abbonamenti a turno fisso sono triplicati, superando la quota complessiva di 3.500 tessere su tutte e tre le sale (Pergola, Nuovo Rifredi, Teatro Era).
- Vendita dei biglietti: sono stati già venduti oltre 6.500 biglietti singoli.
- Politiche di accessibilità: la partecipazione è stata sostenuta dal blocco totale dei prezzi dei biglietti e dalla tariffa Under 25 a soli 10 euro a spettacolo.
- Volume di attività: la programmazione prevede un totale di 465 alzate di sipario, suddivise in 376 giornate recitative di produzione e coproduzione (di cui 114 in tournée fuori regione) e 109 giornate di ospitalità.
Questi risultati dimostrano che il rigore finanziario e la qualità della proposta artistica non si escludono a vicenda, ma rappresentano le due facce di una stessa medaglia capace di garantire un vero servizio pubblico.
Dall'oscurità del mito hollywoodiano indagata da James Franco alle macchine poetiche di Giuliano Scabia pensate per abitare la vita quotidiana, fino alla solidità economica garantita dalla Fondazione Teatro della Toscana, la scena contemporanea dimostra di possedere ancora un'energia insostituibile. Quando la sperimentazione artistica incontra la partecipazione della comunità e la responsabilità gestionale, la sala teatrale cessa di essere un guscio isolato per tornare a essere un centro propulsore di idee.