Alpi serie A, Appennino serie B? Comuni montani, aria di svolta
Un appello del presidente Eugenio Giani per fermare la scure che si abbatterebbe sui comuni montani della Toscana, con i nuovi criteri introdotti dalla legge 131 del 2025 ed in particolare con il decreto attuativo che sarebbe prossimo alla pubblicazione e sul quale trapelerebbero perplessità da più parti.
“Inaccettabile - ha detto Giani- In Toscana passeremmo da 149 a 113 Comuni montani con questa legge che prevede come sostanziale, unico elemento di valutazione quello dell’altitudine; ci troveremmo un’ Italia delle Alpi di serie A, con Regioni a Statuto speciale che a questi Comuni danno già grossi contributi, e un'Italia Appenninica che diventa di serie B, con tanti Comuni, che sono lontani dalle vie di comunicazione, che sono distanti dai grandi centri. Questa penalizzazione verso più di 30 Comuni in Toscana porterebbe ad abbassare il livello di finanziamento generale annuale, da 10 milioni di euro a tre milioni”.Una contraddizione secondo il presidente Giani anche rispetto alle politiche regionali per la cosiddetta Toscana diffusa: “Da un lato la Regione fa la legge 11 del 2025 per promuovere il sostegno e la valorizzazione di questi Comuni e dall’altro lo Stato taglia così le gambe ai Comuni montani.
- ha detto sempre Giani - Ci opporremo con tutte le forze attraverso gli strumenti legali a disposizione. La mia piena solidarietà va ai Comuni che hanno preannunciato ricorsi e mobilitazioni attraverso Anci e Upi. Intanto rinnovo l’appello al Governo affinchè non pubblichi questo decreto attuativo, ma riveda i criteri di attuazione della legge”.
Anci Toscana ha seguito fin dall’inizio l’iter legislativo che ha portato alla Legge della montagna, contestando i criteri altimetrici e di pendenza che avrebbero determinato la nuova classificazione dei Comuni montani. Anci Toscana ha lavorato molto per rivedere e adeguare i criteri al fine di mitigare l’effetto della prima classificazione e l’impatto si è ridotto, ma rimane l’insoddisfazione per i Comuni esclusi. Il taglio previsto a oggi, che porta alla Toscana una riduzione da 10 milioni a 2/3 milioni di euro, evidenzia l’inadeguatezza delle politiche verso questi territori.
«Una contrazione così drastica non è una riforma, è un disinvestimento – ha detto il coordinatore della Consulta della montagna di Anci Toscana, Luca Marmo -. Senza risorse non ci sono investimenti, e senza investimenti i nostri Appennini perdono l’unica chance di rimanere vivi, sicuri e presidiati. Lasciare fuori Comuni che, pur non raggiungendo determinate quote, hanno un carattere spiccato di internalità, fragilità demografica, lontananza dai servizi essenziali e una storia di marginalità montana riconosciuta è inaccettabile. Non si governa la montagna con un righello, ma conoscendone le comunità. Per questi motivi, condivido l’appello del presidente Giani: il Governo non pubblichi questo decreto. Si riapra un confronto serio su criteri e risorse».