Alluvione, un dramma che fece emergere il lato migliore dell'umanità
FIRENZE - “Dopo sessant’anni da quella tragedia, sento il bisogno di gridare forte, dal profondo del cuore: grazie Firenze, perché cercando di salvare te stessa hai salvato un patrimonio di bellezza, di arte, di armonia e di poesia che appartiene al mondo intero. Grazie a quanti accorsero da ogni dove per aiutarci. Grazie, soprattutto, alla Divina Misericordia, che, come dice Dante, ha sì gran braccia”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti ha concluso stamani, in Santa Croce, l’omelia pronunciata in occasione della concelebrazione per il sessantesimo anniversario dell’alluvione in ricordo delle vittime e di coloro che per giorni e giorni combatterono contro il fango e la nafta per salvare Firenze.
Con Bassetti, nel 1966 curato della parrocchia di San Salvi, hanno celebrato il cardinale Giuseppe Betori, giunto allora a Firenze come volontario, e l’arcivescovo Gherardo Gambelli.
Ha partecipato la sindaca Sara Funaro con i sindaci della Città metropolitana e il presidente della Regione Eugenio Giani. Ad accogliere i partecipanti padre Franco Buonamano, rettore della basilica, e Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce.
“Il dramma dell’alluvione, come ricordò san Paolo VI, ebbe anche i suoi risvolti positivi, nel senso della crescita dell’aiuto reciproco e della solidarietà - ha affermato, tra l’altro, Bassetti - Né prima né dopo, si è ripetuto questo grande fenomeno. I fiorentini, al cui popolo mi vanto di appartenere, seppero superare i particolarismi e, oltre alle persone, ebbero una peculiare attenzione nel salvare il patrimonio artistico di Firenze, unico al mondo, che l’alluvione stava danneggiando”.
Nell’omelia il Cardinale ha ricordato tre episodi che non potrà “mai dimenticare”: il salvataggio di nonna Rosa, un’anziana che viveva a piano terra in piazza San Salvi, portata in salvo quando ormai era pronta a morire; Giorgio La Pira, ormai privo di cariche, se non quella di presidente regionale della San Vincenzo de’ Paoli, che, redarguito da un funzionario statale mentre distribuisce sacchi di patate a Capo di Marte, risponde con umiltà e fermezza.
E infine la commovente visita di Paolo VI e il suo abbraccio a Firenze nella notte di Natale. Al termine della celebrazione il cardinale Bassetti, interpellato dai giornalisti, ha inoltre affermato: “Occorre ricostruire la solidarietà, perché la base umana e spirituale c'è ancora, ma la nostra memoria purtroppo è assai labile. Se conservassimo vivo il ricordo di ciò che abbiamo vissuto sessant'anni fa saremmo tutti diversi e non saremmo ripiombati in quel tipo di individualismo nel quale, purtroppo, è sempre fin troppo facile rifugiarsi”.
Santa Croce, luogo simbolo del dramma dell’alluvione, non dimentica. A sessant’anni dalla notte tra il 3 e il 4 novembre 1966, quando le acque dell’Arno invasero Firenze provocando distruzione e lasciando una ferita profonda nella città, la Basilica è tornata a essere il cuore delle celebrazioni commemorative. Questa mattina, mercoledì 4 novembre, la Comunità dei Francescani e l’Opera di Santa Croce hanno accolto istituzioni e cittadini per una giornata dedicata alla memoria delle vittime, al ricordo di quanti vissero quei giorni drammatici e al riconoscimento di tutte le persone che si impegnarono nei soccorsi e nella successiva ricostruzione.
All’inizio della celebrazione Padre Franco Buonamano, rettore e padre guardiano della Basilica di Santa Croce, ringraziando tutti per la presenza ha dichiarato: “Il 4 novembre di 60 anni fa non saremmo potuti entrare in basilica, oggi siamo qui tutti insieme a ricordare chi perse la vita ma anche per dire grazie a chi si impegnò per salvare le persone e la città, un esempio di solidarietà che ci resta come patrimonio".
Al termine della celebrazione l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha affermato: “Vogliamo vivere questo anniversario come un'occasione per riaccendere una luce: una luce che ci attrae, che diventa davvero una luce di speranza. La speranza che sia possibile vivere insieme e che questa sia l’unica strada che ci permette davvero di riparare i drammi e le divisioni del nostro tempo”.
La sindaca Funaro ha insistito sul dovere della memoria per chi perse la vita ma anche sull’impegno per la sicurezza dei cittadini. “Da ogni parte del mondo arrivarono aiuti e persone, unite dal desiderio di essere vicine a Firenze, riconosciuta come un bene comune - ha detto - A quella mobilitazione si accompagnò uno straordinario lavoro di recupero del patrimonio storico e artistico. In quei gesti, nella dedizione degli Angeli del fango e di chi lavorò al restauro, Firenze trovò una forza preziosa per rialzarsi.
Quella solidarietà seppe dare fiducia nel domani. È un’eredità che ci riguarda ancora”. “Oggi proteggere le persone richiede anche di contrastare il cambiamento climatico e preparare le città ai suoi effetti – ha proseguito - Significa curare il territorio, investire nella prevenzione, rendere tempestivi gli allarmi e i soccorsi. Significa sapere chi, davanti al pericolo, avrà bisogno di aiuto per mettersi in salvo. È una responsabilità quotidiana, che deve guidare le nostre scelte.
In questo sessantesimo anniversario ricordiamo con commozione le persone che l’alluvione ci ha portato via. Il tempo trascorso non cancella il loro posto nella vita e nella memoria di Firenze – ha concluso Funaro - Usciamo da questa basilica portando con noi il loro ricordo e un impegno preciso: avere cura della vita degli altri, anche quando il pericolo sembra lontano. Perché nessuno, nel momento del bisogno, sia lasciato solo”.
“È giusto ricordare quello che accadde allora, perché la lezione del 1966 è un messaggio potente anche per questo nostro tempo: ci fu una gara di solidarietà davvero commovente, un coinvolgimento straordinario”, ha messo in evidenza nel suo saluto Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce. “L’ alluvione ci ha trasmesso una lezione di civiltà senza precedenti - ha aggiunto Sanesi - ci ha insegnato che il patrimonio artistico di una città come Firenze è un bene universale di cui ci si deve prendere cura tutti insieme. Ha dimostrato che non ci sono confini geografici, di cultura, di lingua, e persino di religione, che impediscano di amare i doni di Bellezza che sono stati creati a beneficio di tutta l’umanità per coltivare la fratellanza tra i popoli”.
Dalla Basilica è poi partito il corteo commemorativo diretto verso Ponte alle Grazie per la deposizione della corona nelle acque dell’Arno, in memoria delle vittime e di quanti furono coinvolti nella tragedia.
A sessant’anni da quella notte, Santa Croce continua così a custodire non soltanto il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia recente di Firenze, ma anche la testimonianza di una solidarietà capace di superare confini e distanze. Una memoria che non riguarda soltanto il passato, ma richiama ancora oggi alla responsabilità di prendersi cura delle persone, del territorio e del patrimonio comune.