Alia-Plures: in sciopero il 9 luglio

Redazione Nove da Firenze

Ogni mattina, migliaia di cittadini toscani compiono un gesto automatico: differenziare ed esporre i propri rifiuti. È il patto silenzioso della convivenza civile, basato sulla fiducia che, dall'altra parte, esista una macchina pubblica capace di trasformare lo scarto in valore. Tuttavia, dietro la rassicurante routine del "porta a porta", si sta consumando una crisi gestionale che investe Alia-Plures, il colosso (ora interamente pubblico) che gestisce l'igiene ambientale in 65 Comuni tra Firenze, Prato e Pistoia. Ma quanto è solida la trasparenza di un servizio che paghiamo profumatamente in bolletta? Siamo di fronte a un'efficienza reale o a un castello di carte che rischia di crollare sulle spalle dei lavoratori e sulle tasche delle famiglie?

Quello che Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) definisce come il "definitivo fallimento della nuova organizzazione" nell'Empolese Valdelsa non è un caso isolato, ma un monito per l'intera area metropolitana fiorentina. Plures opera attraverso una struttura aziendale unica: ciò che accade in periferia è lo specchio di ciò che sta arrivando a Firenze con il progetto "Firenze Città Circolare".

La sinistra politica denuncia un paradosso: la reinternalizzazione dei servizi — ovvero riportare la gestione sotto il controllo pubblico — è stata trasformata in una trappola. Senza organici adeguati e con una gestione "al risparmio", il modello pubblico viene svuotato dall'interno. È il preludio perfetto per giustificare future privatizzazioni, dimostrando che "il pubblico non funziona" quando, in realtà, è stato deliberatamente messo in condizione di fallire. "Spremere le persone non produce efficienza, produce disservizi che pagano le cittadine e i cittadini." dichiara Dmitrij Palagi.

Jonathan Targetti (L'Alternativa C'è) e Paolo Bambagioni (Commissione Controllo) denunciano una gestione finanziaria che solleva dubbi inquietanti sulla trasparenza della Multiutility:

Dallo scorso 6 marzo, la RSU Alia-Plures è in stato di agitazione. Non è solo una questione di turni, ma di dignità. I sindacalisti sottolineano come la qualità del servizio sia lo specchio fedele delle condizioni di chi lo svolge. E denunciano che la Direzione avrebbe costretto i lavoratori a recuperare gli arretrati della raccolta ignorando i protocolli di sicurezza sulle ondate di calore.

Mentre il malcontento cresce, c'è chi invoca il ritorno ai vecchi cassonetti stradali. Ma l'analisi di Palagi è netta: tornare indietro significherebbe distruggere anni di sforzi sulla differenziata. Il problema non è il metodo di raccolta, né la gestione pubblica in sé; il problema è una dirigenza che taglia sui diritti e sugli investimenti necessari per far funzionare la "Città Circolare". La crisi attuale è politica: si sta scegliendo di gestire al risparmio sulla pelle dei lavoratori invece di programmare seriamente l'estensione del servizio con organici adeguati.

La tensione esploderà il 9 luglio 2026 con uno sciopero regionale dell'industria che coinvolgerà l'intero settore dell'igiene ambientale. Non è una semplice protesta di categoria, ma un atto di accusa contro una visione aziendale. I lavoratori di Alia-Plures aderiscono compatti per denunciare:

Le denunce di Bambagioni e Targetti, unite alla rivolta dei lavoratori, chiedono l'azzeramento dei vertici. L'efficienza di un servizio essenziale non può essere sacrificata sull'altare di una gestione opaca e di una visione che ignora i diritti dei lavoratori.