Alia Multiutility: continua il mistero dei bilanci ritirati
Aprire la cassetta della posta e trovarvi la bolletta della TARI è un rito collettivo che raramente riserva buone sorprese. È il prezzo che paghiamo per un servizio essenziale: la raccolta dei rifiuti. Ma cosa succederebbe se, nel momento in cui i vostri rappresentanti eletti chiedessero di verificare come viene calcolata quella cifra, la società che gestisce il servizio rispondesse che quei dati sono "segreti di Stato"?
Immaginate che i dettagli sui costi della spazzatura sotto casa vostra diventino improvvisamente paragonabili a informazioni riservate di Borsa, inaccessibili al controllo pubblico per non turbare i mercati finanziari. Non è un’iperbole giornalistica, ma la realtà che sta emergendo attorno ad Alia Multiutility, il colosso che gestisce rifiuti, acqua e gas tra Firenze e Prato. Mentre ci avviciniamo alla scadenza del 31 luglio per il voto sulle tariffe, Alia ha alzato un muro di opacità che scuote le fondamenta della trasparenza amministrativa.
Plures S.p.A. (la holding che controlla Alia), gestore unico dei rifiuti per l'ATO Toscana Centro, ha negato l'accesso ai dati sui costi del servizio 2023 e sul Piano Economico Finanziario 2025. La motivazione? Questi dati sarebbero "informazioni privilegiate" secondo il Regolamento UE n. 596/2014, la norma nata per contrastare l’insider trading.
L’equivoco nasce dal fatto che la società ha emesso un’obbligazione da 200 milioni di euro collocata presso colossi finanziari come PGIM/Prudential USA. In pratica, per tutelare gli interessi di un gigante assicurativo americano, Alia sostiene di poter sottrarre i costi della TARI allo sguardo dei cittadini. Tuttavia, il velo è già stato parzialmente squarciato: il 1° giugno 2026, l'ATO Toscana Centro ha ufficialmente respinto le argomentazioni di Plures, giudicandole illegittime e ribadendo che il controllo pubblico sulle risorse è un diritto superiore.
"I costi della raccolta rifiuti non sono informazioni riservate tra privati: sono il fondamento della tariffa che ogni cittadino paga ogni anno. La normativa impone trasparenza e separazione contabile proprio per garantire che le tariffe riflettano costi reali e verificabili, non interessi finanziari opachi." commenta Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.
Se il segreto sui costi preoccupa, la gestione finanziaria disorienta. Nelle ultime settimane è andato in scena quello che la consigliera Cecilia Del Re ha definito un "balletto" senza precedenti: un bilancio annunciato, approvato dai revisori e accompagnato dal parere favorevole "senza rilievi" dei giganti di PwC, per poi essere improvvisamente ritirato prima dell'assemblea.
Questo corto circuito contabile mina la credibilità della società davanti ai soci e alle banche. La Commissione Controllo di Firenze, guidata da Paolo Bambagioni, ha avviato un’analisi urgente, ma si scontra con un muro di gomma: l’amministratore delegato Alberto Irace è stato segnalato per la sua persistente assenza dalle audizioni in Commissione. Un ostruzionismo che rende impossibile fare luce su numeri che sembrano non passare nemmeno il "test di affidabilità" interno della società stessa.
L’atteggiamento della dirigenza verso il controllo democratico ha raggiunto toni critici. Alia ha ufficialmente liquidato le richieste di accesso agli atti di alcuni consiglieri di minoranza come semplici "esigenze di visibilità". Definire in questo modo la funzione di controllo di un rappresentante eletto non è solo uno sgarbo istituzionale, ma un segnale di una precisa volontà politica di "blindare" la società.
Firenze detiene la quota di maggioranza relativa di Alia (36,99%), eppure il Comune ha avallato una scelta controversa: l'uscita di Alia dal piano di razionalizzazione delle partecipate. Si tratta di una manovra che, in contrasto con la giurisprudenza della Corte dei Conti, sottrae l'operato delle controllate alla supervisione del Consiglio Comunale. Tra queste c'è anche la gestione dell’impianto Gida a Prato, finita al centro di un esposto formale per un'acquisizione effettuata con soldi pubblici che rischia di pesare direttamente sulle tasche dei residenti.
Tutta questa architettura finanziaria ha un prezzo, e a pagarlo sono i cittadini. Jonathan Targetti, consigliere a Prato per "L'Alternativa c'è", ha messo i numeri sul tavolo: a Prato la TARI è aumentata del 15% in soli due anni.
Mentre alle famiglie viene chiesto un sacrificio economico crescente, i bilanci della Multiutility mostrano un'esplosione di spese per comunicazione, "campagne d'immagine" e consulenze esterne. Il sospetto è che la società stia privilegiando le operazioni di "maquillage" finanziario per attirare investitori, a scapito dell'efficienza del servizio e del contenimento delle tariffe.
"A Prato la bolletta parla chiaro: la TARI è aumentata del 15% in due anni. Famiglie e imprese pagano di più, mentre esplodono le spese di comunicazione e consulenze. Una multiutility pubblica non può trasformare la bolletta dei cittadini in cassa per consulenti e campagne di immagine." spiega Jonathan Targetti, consigliere comunale Prato
Da un lato abbiamo una logica puramente finanziaria, dove i costi del servizio pubblico diventano "segreti industriali" per non spaventare gli obbligazionisti americani; dall'altro abbiamo il dovere di trasparenza verso i cittadini che finanziano il sistema. Ma non è accettabile che un Consiglio Comunale sia chiamato a votare un Piano Economico Finanziario entro il 31 luglio basandosi su dati che la sua stessa partecipata definisce segreti. La Multiutility è una società pubblica: deve rispondere ai territori, non solo ai mercati.