Agricoltura toscana: oliveti a rischio abbandono

Redazione Nove da Firenze

Nell'immaginario collettivo, la Toscana evoca colline dorate, viali di cipressi, distese di ulivi e vigneti disegnati con precisione geometrica: un'immagine idilliaca celebrata in tutto il mondo. Tuttavia, dietro questa cartolina perfetta si cela una realtà produttiva ed economica complessa e piena di insidie. Gli agricoltori locali si trovano ogni giorno ad affrontare l'esplosione dei costi di produzione, l'impatto dei cambiamenti climatici, la stretta burocratica dei bandi europei e la concorrenza spietata dei mercati globali.

Da una parte, le istituzioni locali promuovono incontri itineranti per intercettare i bisogni dei territori; dall'altra, cresce la protesta di piazza dei produttori, determinati a sollecitare risposte immediate per garantire la sopravvivenza economica delle imprese e la tenuta idrogeologica dell'ambiente rurale. Superare la retorica del paesaggio ideale significa addentrarsi nei nodi strutturali ed economici che stanno ridisegnando il futuro del comparto agroalimentare toscano.

Tra gli indicatori più critici per l'economia agricola regionale spicca la parabola discendente della cerealicoltura. In Toscana, la superficie coltivata a grano duro è passata dai 96.000 ettari del 2006 ai 43.000 ettari del 2024: un vero e proprio crollo del -55% in un ventennio. Parallelamente, la sostenibilità finanziaria delle aziende è stata travolta da costi di produzione lievitati fino a 2.700 €/ha.

Questo ridimensionamento rappresenta un allarme rosso non solo per la tenuta dei bilanci aziendali, ma per la stessa sovranità alimentare regionale. L'abbandono dei seminativi riduce infatti la capacità del territorio di garantire forniture cerealicole locali di alta qualità, lasciando spazio alle importazioni esterne.

Per arginare l'emorragia, nell'ambito del pacchetto di mozioni "Toscana in campo", è stata avanzata la richiesta politica di affiancare agli strumenti nazionali ed europei un contributo regionale straordinario, ideato per sostenere direttamente i produttori e compensare i picchi dei costi operativi.

L'olivicoltura rappresenta un simbolo insostituibile, forte di un patrimonio regionale che supera gli 81.000 ettari. Ciononostante, il settore attraversa una fase di profonda fragilità, confermata da un calo della resa del 26,1%.

La contrazione della produzione d'olio nasconde una minaccia ambientale primaria: l'abbandono progressivo degli oliveti collinari. Senza la presenza vigile e la manutenzione costante dell'agricoltore, i versanti terrazzati cedono rapidamente all'erosione e al degrado, esponendo le colline toscane a continui rischi idrogeologici.

La soluzione proposta punta a una capillare mappatura regionale degli oliveti abbandonati, identificando le aree prioritarie per poi predisporre bandi di recupero e riassegnazione coordinati con le risorse del piano olivicolo nazionale, restituendo operatività a superfici oggi incolte.

La pressione sui costi energetici e sui fattori della produzione sta strangolando la gestione ordinaria delle aziende. Il prezzo del gasolio agricolo ha toccato la soglia critica di 1,70 €/litro, a cui si aggiunge l'impennata dei costi per fertilizzanti e concimi, indispensabili per garantire la fertilità dei suoli. Di fronte a questo scenario si muovono due direttrici parallele:

«Chiediamo alla Regione di seguire l’esempio del Lazio e destinare almeno 5 milioni di euro di risorse proprie per contribuire a calmierare il prezzo del carburante utilizzato per i trattori... È un aiuto diretto a chi ogni giorno sostiene costi crescenti e deve continuare a produrre» dichiara Chiara La Porta, capogruppo Fratelli d'Italia in Consiglio Regionale.

La diversità geografica della Toscana impone risposte operative ritagliate sulle singole filiere e specificità territoriali:

La spina nel fianco dei fondi PSR

Un nodo centrale emerso dal confronto con le categorie riguarda l'accesso alle risorse dello sviluppo rurale. Meccanismi di punteggio rigidi e criteri considerati inadeguati negli ultimi bandi regionali per le infrastrutture irrigue e per il primo insediamento dei giovani hanno portato all'esclusione di numerose imprese meritevoli. Tra le richieste prioritarie avanzate alla Giunta figura la revisione delle graduatorie e la riallocazione dei fondi non spesi.

Il tour itinerante "Idee in campo"

Parallelamente, Anci Toscana ha promosso il percorso di ascolto "Idee in campo" (con tappe il 9 ottobre a Talla e il 16 ottobre a Marradi) in vista della Conferenza regionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale 2026. Come ribadito da Eleonora Ducci (sindaca di Talla) e Alessio Mugnaini (delegato Anci e sindaco di Montespertoli), l'obiettivo è trasformare le buone pratiche e le specificità locali in indirizzi politici condivisi.

La richiesta di un assessorato esclusivo

A fronte di questa complessità, la mozione consiliare di Fratelli d'Italia sollecita un cambio di governance: l'istituzione di un assessore regionale dedicato esclusivamente all'agricoltura. Attualmente, le deleghe ad agricoltura e foreste sono accorpate nell'ampio portafoglio dell'assessore Leonardo Marras (che gestisce anche economia, attività produttive, credito e turismo).

«L’agricoltura è un comparto strategico per la Toscana e attraversa una fase che richiede presenza, attenzione quotidiana e risposte specifiche... Riteniamo necessario un assessore che possa occuparsi esclusivamente del settore agricolo» affermano Chiara La Porta (capogruppo FdI) e Luca Minucci (consigliere regionale FdI).

L'agricoltura toscana si trova di fronte a un bivio storico: proseguire lungo la strada di un'autosufficienza di facciata, o investire con decisione su risorse certe, sburocratizzazione dei bandi e protezione attiva del territorio. La salvaguardia delle colline e la sopravvivenza delle filiere di qualità dipendono dalla capacità politica di dare risposte immediate alle imprese rincorse dai debiti e dai costi di gestione.