​Affitti brevi: Firenze laboratorio nazionale

Redazione Nove da Firenze

Firenze vive oggi una contraddizione profonda: è la città più desiderata al mondo dai visitatori, ma sta diventando un luogo quasi impossibile da abitare per chi la vive quotidianamente. Il contrasto tra le icone del Rinascimento e la desertificazione dei quartieri è il cuore di una crisi che ha portato, oggi, a una decisione storica. Con l'approvazione della nuova delibera comunale, Firenze estende il blocco dei nuovi affitti brevi oltre i confini dell'area UNESCO. Non si tratta solo di un atto burocratico, ma di una lotta per l'identità della città contro una rendita turistica che rischia di trasformare un organismo vivo in un guscio vuoto.

Firenze si pone così come apripista in Italia, diventando la prima città a estendere le limitazioni alle locazioni turistiche brevi anche nelle zone della cosiddetta "cintura" esterna al centro storico (sotto-zone urbanistiche A3 e A4). Il provvedimento coinvolge aree vitali come Campo di Marte, Rifredi, San Jacopino, Gavinana, Statuto e Libertà.

L'operazione non segue una mappa arbitraria: come sottolineato dall'assessore Jacopo Vicini, la scelta di far coincidere i divieti con i perimetri del Piano Operativo Comunale garantisce imparzialità e trasparenza, sottraendo la decisione alla discrezionalità politica per legarla a strumenti urbanistici certi. I numeri descrivono l'ampiezza della manovra:

“Lo hanno affermato le sentenze del TAR: l'interesse generale può giustificare limitazioni alle locazioni turistiche brevi per tutelare l'ambiente urbano, il tessuto sociale e il diritto all'abitare. Questa è una misura a tutela della città, non una battaglia contro qualcuno.” ha spiegato Sara Funaro, Sindaca di Firenze

L'impatto degli affitti brevi è un fenomeno misurabile. Nel 2025 Firenze ha registrato oltre 4,7 milioni di arrivi e 11,5 milioni di presenze (+11,1% sul 2024), ma è la "matematica della rendita" a spiegare perché i residenti fuggono.

Il professor Filippo Celata ha evidenziato il rischio del cosiddetto "spillover": vietare il centro sposta la pressione sui quartieri limitrofi. La delibera cerca di arginare questo travaso, ma restano zone d'ombra. La sotto-zona A2 (Novoli e Via Pisana), pur registrando tassi di crescita del fenomeno superiori all'80%, è rimasta per ora esclusa dal blocco, rappresentando la prossima potenziale frontiera della saturazione.

Le opposizioni, come il Movimento 5 Stelle e Firenze Democratica, criticano la natura "reattiva" della manovra: si interviene solo quando il quartiere è già pieno, alimentando rendite di posizione per chi è già dentro.

“Si è scelto ancora un modo di procedere che non fa altro che alimentare la rendita, procedendo al blocco di alcune zone a singhiozzo, solo dopo che queste già si sono riempite di autorizzazioni. È un atto di immagine utile a creare un clima di lotta alla rendita per posizionamento politico.” spiega Cecilia Del Re, Capogruppo Firenze Democratica

Quando una città si trasforma in "albergo diffuso", a sparire non sono solo i letti per i residenti, ma l'intera infrastruttura del vivere quotidiano. Il caso di Via Romana, con 38 attività di vicinato chiuse in tre anni, è il sintomo di una desertificazione commerciale che precede e accompagna quella abitativa.

Enrico Ricci, presidente della Commissione sviluppo economico, ha avvertito che una Firenze che non può ospitare insegnanti, infermieri, autisti e dipendenti pubblici cessa di essere una comunità per diventare un mero "bene di consumo". Il problema è anche sistemico: mentre la proprietà privata viene difesa come diritto assoluto (posizione di Forza Italia), il contesto nazionale mostra un vuoto pneumatico nelle politiche abitative. L'Italia investe appena 13 euro pro capite in housing sociale, contro i 328 euro della Germania (dati Eurostat 2024), lasciando i Comuni soli a gestire una crisi continentale con armi spuntate.

Il dibattito si spacca sulla natura del fenomeno:

L'estensione del blocco è un segnale politico forte, ma Firenze opera in un limbo normativo. Le "manette legali" sono rappresentate dall'articolo 59 della Legge Regionale 61/2024, che impedisce ai Comuni di imporre tetti massimi alle notti di occupazione (strumento cardine a Parigi e Barcellona). A questo si aggiunge l'impugnativa governativa davanti alla Corte Costituzionale sul Testo Unico del Turismo toscano, che tiene sospeso l'intero quadro attuativo.