10 anni di Legge Gadda: la frontiera contro lo spreco

Redazione Nove da Firenze

Esiste un paradosso quasi magico nel nostro sistema di consumo: un oggetto o un alimento possono smettere di essere "rifiuti" per trasformarsi in "risorse" senza che cambi la loro materia, ma solo la prospettiva con cui li guardiamo. Fino a ieri, un bancale di eccedenze era un peso logistico e un costo di smaltimento; oggi, grazie a una visione lungimirante, è uno strumento di dignità sociale.

È questa la riflessione profonda emersa al Fuligno di Firenze durante l'evento "La Toscana non (si) butta via", una cornice perfetta per celebrare un compleanno speciale: i dieci anni della Legge 166 (14 settembre 2016 - 14 settembre 2026). Non stiamo parlando di una semplice ricorrenza burocratica, ma del primo decennio di una norma che ha riscritto le regole del gioco della solidarietà in Italia.

La Legge 166, nota come "Legge Gadda", ha segnato una linea di demarcazione netta. Prima di essa, donare era spesso più complesso e costoso che distruggere. Il vero punto di forza di questa legge — e dei suoi successivi aggiornamenti — risiede nel fatto di essere stata votata all'unanimità dal Parlamento. Questo dettaglio non è trascurabile: ci dice che la lotta allo spreco non è una battaglia di parte, ma una scelta di civiltà condivisa.

Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, ha riassunto perfettamente questa coscienza sociale: "A dieci anni dalla legge 166 del 2016 dobbiamo ribadire l’importanza di una scelta che ha cambiato il modo di guardare alle eccedenze alimentari, riconoscendole come una risorsa e non come un rifiuto."

Non è solo burocrazia semplificata; è una dichiarazione d'intenti politica. Affermare che il cibo non si butta significa decidere da che parte stare in un momento in cui le fragilità economiche aumentano, mettendo la valorizzazione delle risorse al centro dell'agenda pubblica.

Se la legge è il cuore del sistema, il mondo cooperativo ne rappresenta il braccio operativo, il vero "muscolo" che trasforma le intenzioni in realtà. I numeri presentati da Confcooperative non lasciano spazio a dubbi: negli ultimi dieci anni, le imprese cooperative hanno ridotto gli sprechi del 30% già nelle fasi produttive. Questo non è accaduto per caso. È il risultato di un modello che ha saputo integrare:

Specialmente nel settore ortofrutticolo, le cooperative hanno dimostrato che l'efficienza economica può e deve andare a braccetto con l'impatto sociale. È dove la teoria incontra la pratica che avviene la vera sostenibilità.

C'è una novità sorprendente che allarga l'orizzonte della solidarietà. Come ricordato da Maria Chiara Gadda, dall’agosto 2026 la legge include ufficialmente anche piante e fiori.

A prima vista potrebbe sembrare un dettaglio secondario rispetto al cibo, ma per un blogger che si occupa di innovazione sociale, questo è un passaggio fondamentale. La lotta allo spreco si estende alla bellezza e al decoro. Donare un fiore a chi vive in povertà significa riconoscere che la persona non ha bisogno solo di calorie per sopravvivere, ma di bellezza per vivere. La solidarietà diventa così un concetto universale che tutela la qualità della vita a 360 gradi.

Non possiamo però nasconderci dietro i successi: la sfida per i prossimi dieci anni si gioca tutta sulla logistica. Recuperare non basta se non siamo in grado di consegnare il prodotto in condizioni perfette. Un ortaggio appassito o un fiore spezzato a causa di un trasporto inadeguato non sono doni, sono scarti rimandati.

Se vogliamo preservare la qualità e la dignità di ciò che doniamo, dobbiamo risolvere i bisogni infrastrutturali che Maria Chiara Gadda e Alberto Grilli hanno evidenziato:

Senza questi investimenti, la logistica rimane l'ostacolo che impedisce alla solidarietà di esprimere tutto il suo potenziale.

In questo scenario, la Toscana vuole fare da apripista. Alberto Grilli (Confcooperative Toscana) ha lanciato una proposta ambiziosa: una legge regionale ad hoc. L'obiettivo è ambizioso: passare dal semplice "recupero dell'eccedenza" alla prevenzione della perdita.

L'idea è intervenire prima che l'eccedenza si produca, mappando i punti critici della filiera. Una normativa regionale specifica potrebbe mettere a sistema la straordinaria rete già esistente sul territorio — composta da Banco Alimentare, Caritas e Grande Distribuzione — trasformandola da rete d'emergenza in una politica strutturale coordinata.

La povertà alimentare è in aumento e le risorse del pianeta sono finite. Gestire le eccedenze oggi non è più un'opzione etica, ma una necessità strutturale. In questi dieci anni abbiamo capito che la collaborazione tra istituzioni, terzo settore e imprese è l'unica via percorribile per unire sostenibilità ambientale e giustizia sociale. Il valore di una società moderna si misura da ciò che decide di non buttare e dalla capacità di rigenerare valore dove altri vedono solo un rifiuto.