Spari a Firenze: sul web commenti al veleno e odio razziale

Sin dalle prime ore dopo l'omicidio, mentre ancora il fermato rendeva le sue dichiarazioni agli inquirenti


A poche ore dal delitto di ponte Vespucci, lunedì scorso, la Procura di Firenze aveva già analizzato il profilo dell'assassino, quello sui Social network, che oramai sembra caratterizzare ogni singolo individuo a suo modo "schedato" nei propri comportamenti sul web. Gli inquirenti sono andati a caccia di elementi utili, quali post, o immagini, appartenenza a gruppi social, che riconducessero l'uomo ad ambienti, o circostanze che potessero legittimare l'aggravante dell'"odio razziale". Si tratta naturalmente di una piccola parte del lavoro, ma è significativa, e a distanza di alcuni giorni dall'omicidio lo è ancora di più visto quel che è accaduto, in Toscana, a Firenze.

Ci riferiamo al fenomeno dei commenti on line sull'accaduto. In rete il primo pensiero di tanti fiorentini è stato quello di allontanare lo spettro del razzismo dalla città. Al grido "non è un omicidio razzista", il razzismo poi si è manifestato proprio sul web. Di commenti "sub umani" ha parlato lo stesso portavoce della comunità senegalese fiorentina Pape Diaw, che ha scritto: "Lo squallore dei commenti. Uno schifo senza fine".

E' accaduto infatti che ora dopo ora, sulle pagine dei quotidiani locali e sui profili personali delle autorità cittadine, Firenze -che non è una città razzista- abbia prodotto una quantità preoccupante di commenti carichi di rancore, di acredine e di violenza verbale. 

Dall'"invasione nera" per le strade del centro storico agli "sputi" attribuiti, passando per l'abusivismo, il mancato rispetto delle regole e la scarsa integrazione riferite a immagini "virali" che intanto circolavano, accompagnate da emoticons di violenta rabbia

L'odio contro la comunità senegalese ha approfittato della sponda offerta dalle fioriere di via Calzaiuoli per poi allargarsi a valutazioni politiche, suggerendo confronti con altri delitti avvenuti fuori dai confini regionali, mettendo in discussione il principio dell'accoglienza e facendo dimenticare passaggi determinanti nella storia recente come il "diritto di cittadinanza".

Il potere dei click. Le reazioni social generano traffico, alimentano la lettura di articoli e la visualizzazione di contenuti video. Per questo tutto è concesso? Spesso bastano alcune parole di un titolo, pochi dettagli di una foto, a far scattare reazioni, anche violente. E a quasi 10 giorni dal delitto ed a poche ore dalla cerimonia e dal lutto cittadino proclamato da Palazzo Vecchio, sono tantissimi i commenti reperibili in rete sulle bacheche dei protagonisti, più o meno istituzionali.

Alcune dirette social dalla manifestazione di sabato scorso, effettuate da parte di colleghi reporter, hanno ricevuto commenti sgrammaticati e censurabili, ma sono gli stessi autori a dichiarare di non essere riusciti a provvedere alla loro moderazione. Dalla bacheca del sindaco di Firenze Dario Nardella a quella del presidente della Toscana Enrico Rossi troviamo parole difficilmente equivocabili.

Sulla Pagina Facebook di Nove da Firenze che ha seguito la vicenda seguendo la linea dell'invito alla riflessione sui fatti e sulle circostanze dell'evento criminoso, non sono mancate accuse violente, anche all'indirizzo personale della Redazione.

La moderazione non è stata facile, ci siamo domandati se non fosse il caso di affidarci al controllo del Social, ma Facebook è in grado di vigilare sull'hate speech?

Quei 20 mila Euro che per molti farebbero la differenza. Mano a mano che la vicenda ha visto l'interessamento da parte delle istituzioni e fino al sostegno economico riconosciuto dagli enti ad una vedova colpita doppiamente da un lutto avvenuto a seguito di aggressioni armate, la nostra redazione ha visto fioccare commenti provenienti da profili fantasma, che assumevano i connotati fantasiosi di immagini e i nomi di antichi filosofi, sino a personaggi storici e pure invenzioni linguistiche. Si è trattato di un tentativo di aggirare la nostra moderazione? Qualcuno per affondare il colpo ha pensato di crearsi un profilo alternativo?

E se un domani l'autore di uno di questi profili fantasma, quelli attraverso i quali ci si sente liberi di esprimere la propria natura di commentatori molesti, commettesse un reato, i responsabili della vigilanza dei profili social in che modo lo sanzionerebbero? 

Il tema secondo noi richiede una riflessione. Perché il caso di Firenze dimostra come l'odio razziale negato dalla coscienza collettiva, in realtà si manifesta molto facilmente attraverso la tastiera sulle pagine web. Basta avere la curiosità di cercarlo.

Antonio Lenoci