Morte dei borghi, come riaprire case e botteghe?

La Toscana da tempo si interroga, ma le soluzioni sono spesso affidate a flussi di denaro erogati dal governo centrale


 La Toscana è, nell'immaginario collettivo, la terra dei borghi caratteristici e della vita rurale portatrice sana di benessere. Chiunque nel mondo vorrebbe partire per raggiungere le colline ornate di cipressi per acquistare un vecchio casolare ed aprire una attività agrituristica oppure trascorrere semplicemente in serenità la propria esistenza.

Uno sguardo dall'interno, attraverso la viabilità spesso precaria che crea isolamento tra le contrade in caso di maltempo o durante particolari stagioni in cui i turisti scelgono altre mete, il panorama si presenta piuttosto desolante.
Fatta eccezione per il fascino suscitato dai cosiddetti Borghi Fantasma, sono numerosi i centri storici abbandonati nel corso degli ultimi anni, specie dove allo spopolamento dovuto ad una mera questione demografica si è unità la crisi economica. 

Come invertire la tendenza? Come far sopravvivere quelle piccole comunità che oggi non possono più permettersi i servizi elementari e personalizzati e necessitano di tornare ad unirsi in quella tanto odiata e vituperata Comunità Montana anche se camuffata con altri nomi?
Perché oggi sembra avere un senso la volontà di non spopolare il territorio?
A distanza di anni dalla prima timida transumanza verso le grandi aree industriali chi guida le periferie si accorge che radici, cultura e tradizioni rischiano di scomparire e che il decoro così come la sicurezza e dunque la fiducia nel prossimo risiedono nella presenza umana, nella vitalità di un borgo.

C'è chi sceglie la strada dell'autorecupero, e si organizza in piccoli gruppi attivi dove siano presenti più specializzazioni professionali come muratori, elettricisti, ingegneri, architetti, agronomi.. chi si inventa ristoratore o gestore di attività ricettive ma poi deve fare i conti con il territorio che, al di fuori della attività, spesso non offre molte opportunità agli ospiti. 
Ci sono stati alcuni tentativi virtuosi di ripopolare i borghi antichi censendo e mettendo in vendita immobili abbandonati a prezzi allettanti, così come ha parzialmente funzionato l'albergo diffuso che però rischia di fare notizia quando l'acquirente è un affarista straniero che si aggiudica l'intero borgo.
C'è poi chi attende che si apra il rubinetto dei finanziamenti ma è costretto a misurarsi con un portafogli piccolo.

A Gerfalco, borgo a confine tra le province di Siena e Grosseto, una famiglia ha deciso di trasferirsi e di avviare, sotto la guida di Confcooperative Toscana, una cooperativa di comunità, "La Bandita", insieme ai ragazzi che vivono in un eco villaggio in zona.
"Un moto di resistenza contro lo spopolamento inevitabile dei piccoli borghi, soprattutto montani" così definiscono l'iniziativa. 

Non senza difficoltà - spiega Cristiano Bindi, 43 anni - la comunità all’inizio era scettica, poi pian piano ci stiamo allargando. Vogliamo fermare il declino che inesorabilmente sarebbe arrivato per questo piccolo borgo e abbiamo scelto di farlo partendo da quello che di bello qui c’è già: le persone, gli olivi e le castagne. La tutela del territorio è la nostra priorità, per questo lanciamo la sfida zero emissioni di CO2. Vogliamo creare lavoro e dare un’opportunità ai giovani” una idea nata lo scorso anno, durante la scuola delle cooperative di comunità. Oggi, con il sostegno di Confcooperative Toscana soprattutto per la parte burocratica e fiscale, il gruppo di abitanti sta portando avanti il progetto.

Il progetto prevede di prendere in comodato d'uso un castagneto e un'oliveta “Poi ci occuperemo della gestione di un seccatotio per le castagne - spiega Cristiano - abbiamo in progetto di organizzare dei workshop e dei corsi in ambito ambientale, ecologico, permaculturale. Vogliamo coinvolgere le scuole e diventare polo attrattivo per il turismo slow”.

Martedì 17 ottobre sarà la Giornata di Formazione sulle Cooperative di Comunità, l’Alleanza delle Cooperative Italiane insieme a Legambiente e ad ANCI Toscana, con il Patrocinio della Regione Toscana, a partire dalle 9.00 si riuniranno all’Auditorium di Sant’Apollonia in via San Gallo a Firenze.

Ma in Toscana c'è anche chi progetta bandi dopo aver incassato 110.000 euro finanziati interamente dal Governo con il bando periferie coordinato dalla Città Metropolitana di Firenze

A Castelfiorentino l'obiettivo è quello di incentivare la riapertura delle botteghe in Castello Alto dove i 110.000 euro di contributi a fondo perduto serviranno all’avvio di nuove attività, compatibili con la destinazione prevalentemente residenziale della zona, come spacci aziendali, negozi di filiera corta, artigianato di servizio, commercio in genere e servizi.

La concessione del finanziamento avverrà su apposita graduatoria. Il punteggio sarà assegnato privilegiando la residenza dell’imprenditore o dell'impresa nel Comune di Castelfiorentino, l'entità del contributo, l’ampliamento dell’organico con almeno un giovane di età compresa tra i 18 e i 29 anni, l’orario di apertura al pubblico oltre quello minimo di almeno 20 ore settimanali.

“Riportare le botteghe nel paese alto – spiega il Sindaco, Alessio Falorni – è un elemento importante per far rivivere questa parte del paese; una attività aperta consente di avere un flusso di persone, una presenza fissa che comporta sicurezza e luminosità, e un luogo vissuto e quindi più curato. Sappiamo che c'è interesse per questa opportunità: ci sono tutti i presupposti perché il rilancio del Paese alto, su cui sono in arrivo cospicui investimenti sul versante del patrimonio pubblico, possa diventare una prospettiva reale e concreta anche per quanto riguarda il tessuto commerciale e artigianale".

Antonio Lenoci