Rubrica — Editoria Toscana

I Sessantottini di nuovo sui banchi di scuola

Alla Facoltà di Sociologia dell’Università la Sapienza di Roma è stato presentato il libro di Paolo Brogi sul ‘68


In giorni in cui, inarrestabile, avanza l’onda di denunce contro la violenza sulle donne e travolge pezzi della società dalle sue fondamenta suggerendo che…‘è solo l’inizio’, Paolo Brogi, giornalista, traduttore, scrittore pisano, ha presentato a Roma "68 Ce n’est qu’un dèbut, storie di un mondo in rivolta", edito da Imprimatur.

La rivoluzione è quella del ‘68, di cui tra breve si celebra il cinquantenario, e che ha visto il giornalista e scrittore pisano tra i protagonisti di quella stagione. Il suo non è un racconto in prima persona ma, come lo spirito di quel tempo vuole, una raccolta di testimonianze di una storia collettiva che ha lasciato il segno. E lo si è visto dalla folla che riempiva l’aula B14 del Dipartimento di Sociologia della Sapienza, non una ‘mandria di selvaggi’ - come il provveditore agli studi definì gli studenti che occuparono il Parini di Milano nel marzo di quasi cinquant’anni fa - ma occhi attenti e chiome d’argento, menti vive che hanno illuminato non solo l’università, ma il buio di una città assediata dal traffico del Black Friday: un mondo dove Dio nelle auto prese a rate è morto da un pezzo, un nero assoluto che rende i pensieri e le parole di Brogi e i suoi compagni così necessarie.

Insieme al giornalista erano presenti i protagonisti dell’epoca come il regista Roberto Faenza e il giornalista Corradino Mineo, che hanno portato ricordi preziosi ma anche animato un dibattito non privo di polemiche e di una dialettica degna di quegli anni irripetibili. Momenti emozionanti per chi non ha vissuto quella stagione, o se la è sentita raccontare come il regista Daniele Cini, autore del libro ‘Io, la rivoluzione e il babbo: diario del Sessantotto’, che è intervenuto per rendere omaggio a chi il mondo l’ha cambiato dall’interno o almeno ci ha provato, rendendo a noi che siamo venuti dopo la strada più lieve. Tanto da non esserne più consapevoli, forse a causa della disinformazione che avviluppa quegli anni. “È colpa nostra?” si chiedevano ieri i sessantottini. Con "68 Ce n’est qu’un dèbut…"Brogi rimette le cose al loro posto.

di Elena Novelli

Redazione Nove da Firenze