Alberghi, concorrenza: al bando le clausole di parity rate

Il presidente di Federalberghi Firenze, Francesco Bechi: “Decisione che aspettavamo da tempo e aiuterà sia i turisti che le imprese”. La presidente di Confcommercio Toscana, Anna Lapini: "Via libera agli investimenti in ricerca di nuovi strumenti per vendere camere, anche utilizzando i fondi regionali per l'innovazione". Il ddl non interviene invece sugli Home restaurant


La legge per la concorrenza e il mercato, approvata in via definitiva dal Senato dopo un iter durato più di due anni, mette finalmente al bando anche in Italia (dopo Germania, Francia e Austria) le cosiddette clausole di parity rate, che sino ad oggi hanno impedito agli alberghi di pubblicare sul proprio sito internet condizioni più favorevoli rispetto a quelle presenti sui portali di prenotazione. I primi a beneficiare di questa importante novità saranno i consumatori. Non tutti lo sanno ma quando un portale promette il miglior prezzo, in realtà sta dicendo che ha proibito al sito internet dell'albergo di offrire al cliente un prezzo più conveniente.

Soddisfatto il presidente di Federalberghi Firenze, Francesco Bechi, secondo cui, “finalmente anche l’Italia si è adeguata a una misura già presa in altri Paesi proprio per favorire i turisti, che così hanno una opportunità in più per risparmiare, ma anche le aziende ricettive, perché si riequilibra così un rapporto con le multinazionali dell’intermediazione decisamente a vantaggio di queste ultime”. Federalberghi sottolinea inoltre che "il nuovo sistema, oltre a generare vantaggi per i consumatori (ai quali si offre la possibilità di accedere a tariffe più basse o altri trattamenti di favore), apre nuovi spazi per le imprese (che potranno sviluppare liberamente le proprie politiche commerciali) e per l'erario (che beneficerà di un maggior gettito, altrimenti destinato ad altri stati o ai paradisi fiscali)".

Nei giorni scorsi, ACS Marketing Solutions ha intervistato per conto di Federalberghi un campione rappresentativo della popolazione italiana, rilevando che - per l'estate 2017 - il 55,3% degli italiani ha prenotato la propria vacanza rivolgendosi direttamente all'albergo, mediante il sito internet della struttura (24,0%) o contattandola mediante telefono, mail o altro mezzo (31,3%). Secondo Federalberghi, la quota di prenotazioni dirette online è destinata a crescere, via via che gli operatori e i consumatori familiarizzeranno con le opportunità offerte dalle nuove regole. Federalberghi ricorda infine che tutti gli attori sono spronati adesso ad effettuare nuovi investimenti e ad una gestione più efficiente. Gli alberghi che desiderano potenziare le vendite dirette non possono fare affidamento solo sulla nuova legge, ma devono investire sulla realizzazione di siti internet più performanti, sulla formazione dei collaboratori, sull'informazione degli ospiti.

"Per le grandi catene alberghiere è una buona opportunità per imparare a disintermediare, svincolandosi dai portali di prenotazione che oggi fanno il bello e il cattivo tempo sul mercato turistico e si incamerano una buona fetta dei guadagni. Ma per i piccoli alberghi cambia poco o nulla, perché appoggiarsi ad un portale li aiuta a vendere garantendo loro una visibilità che difficilmente potrebbero ottenere da soli". La presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini commenta così la notizia della conversione in legge del ddl per la concorrenza ed il mercato, che tra le altre cose ha sancito la fine della clausola di "parity rate", che obbligava gli alberghi a non pubblicare sui loro siti internet tariffe minori rispetto a quelle presenti sui portali di prenotazione. "Molti considerano questo risultato come una vittoria sulle politiche vessatorie di certe OTA (Online Travel Agencies), ovvero le agenzie di intermediazione online, nei confronti degli hotel", spiega la presidente Lapini, "purtroppo non è così semplice e non basterà a migliorare l'offerta turistica italiana on line né ad eliminare la concorrenza sleale. In fondo, c'è un motivo se molti utenti preferiscono prenotare sui portali di prenotazione come Booking.com anziché su quelli degli alberghi: sono incomparabilmente più intuitivi, immediati e facili da usare. Hanno, insomma, una "usabilità" che è frutto di investimenti di decine di milioni di euro, impensabili per le singole imprese alberghiere".

Secondo Confcommercio, l'abolizione della parity rate in Toscana apre quindi due diversi scenari: "da un lato le strutture alberghiere piccole, magari situate in luoghi meno conosciuti, per farsi trovare dagli utenti nel mare magnum delle offerte on line o continueranno a dipendere dalle OTA oppure dovranno attrezzarsi a fare da sé, districandosi tra meta motori, pubblicità, formazione del personale e, purtroppo, grandi budget", dice la presidente Anna Lapini. "Le altre strutture più grandi, o situate in destinazioni di sicuro appeal come la stessa Firenze, potranno giocare a maggior ragione la carta della disintermediazione, investendo risorse e capitale umano nella ricerca di nuovi strumenti per promuovere e vendere le camere. In questa direzione, tornano utili i finanziamenti per l'innovazione messi a disposizione dalla Regione Toscana nell'ambito del progetto Industria 4.0. Via libera quindi alla creatività e alla sperimentazione per dare una sferzata di novità al vecchio modo di vendere camere". "Di sicuro", conclude la presidente di Confcommercio Toscana, "la scomparsa della parity rate farà piacere ai consumatori, ai quali potrebbe offrire ulteriori opportunità di sconto sulle tariffe, Ma li invitiamo a fare attenzione: la corsa al ribasso non ha mai portato bene in nessun settore economico, dalla moda al turismo. Dietro ad un prezzo troppo basso si nascondono spesso diritti e doveri mancati, evasione fiscale, inosservanza delle leggi sul lavoro, sfruttamento e via così. Chi crede nella costruzione di un turismo sostenibile deve credere anche nella determinazione di un prezzo giusto che ripaghi equamente ciascuno per il lavoro che fa".

Il 17 gennaio 2017, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle avevano proposto e votato una norma per regolare la sharing economy nel social eating e nel social travel. L'Antitrust il 30 marzo ha bocciato tutti i limiti posti dalla Camera, compreso il divieto d'incrocio tra home restaurant e b&b in quanto discriminatori.

Portavoce di questo settore è Gaetano Campolo, giovane imprenditore di Reggio Calabria che due anni fa ha brevettato il marchio 'Home restaurant Hotel', ne ha sviluppato il primo modello a Firenze: "Come si fa a parlare di concorrenza con il social eating fermo? Home restaurant Hotel è sia un booking online di viaggi che home restaurant con marchio brevettato e concesso dal Mise. Nonostante tutto, senza poter utilizzare finanziamenti statali come di diritto in quanto giovane imprenditore e titolare di brevetto, stiamo lanciando la nostra applicazione, un Contact Center che vedrà l'assunzione, in fase di start up, di 12 persone fino a superare le 50 unità entro due anni e permetterà a chiunque gratuitamente di avviare il proprio home restaurant hotel a casa propria".

Redazione Nove da Firenze