Viale Giannotti: 87 imprese diverse a lavoro per la nuova tramvia

Redazione Nove da Firenze

Firenze sta vivendo una metamorfosi profonda, divisa tra l'ambizione di una mobilità europea e la resistenza di un tessuto sociale che teme di essere smantellato. Dietro le transenne arancioni che ridisegnano i viali, si consuma una tensione costante: da un lato la necessità di modernizzare la città con la tramvia, dall'altro il rischio concreto di soffocare le botteghe storiche, vere sentinelle del territorio. Dietro la retorica del progresso si cela una gestione complessa del denaro pubblico e una catena di responsabilità che, quanto più si allunga, tanto più diventa invisibile.

Un’inchiesta di FirenzeToday, rilanciata da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), ha scoperchiato un dato che sfida ogni logica di gestione: in un breve tratto di cantiere in viale Giannotti operano ben 87 aziende, suddivise tra affidatarie, esecutrici e subappaltatrici.

Questo numero è il sintomo di una polverizzazione della responsabilità. Come sottolineato da Palagi: "Più lunga è la catena dei subappalti, più il salario si assottiglia e più la sicurezza diventa una voce comprimibile. [...] Sapere chi spende i soldi pubblici, e a quali condizioni fa lavorare, non può dipendere dalle inchieste."

Nel tentativo di mitigare l'impatto di questo caos organizzato, il Comune ha varato un piano di aiuti presentato dall'assessore Jacopo Vicini. Si tratta di un investimento che la sindaca Funaro definisce necessario per tutelare il "presidio sociale e identitario" rappresentato dal commercio locale. I dettagli tecnici del bando:

L'assessore Vicini ha dichiarato l'intenzione di promuovere Firenze "al di fuori dei circuiti turistici più battuti". Questo è un passaggio cruciale: sostenere le "Botteghe Storiche" e le aree fragili colpite dai cantieri non è solo un atto di assistenza economica, ma una strategia di sopravvivenza culturale. Se il piccolo commercio muore sotto il peso dei lavori infiniti, Firenze smetterà di essere una città vissuta per trasformarsi in un set cinematografico ad uso esclusivo dei visitatori mordi-e-fuggi.

Tuttavia, emerge un'ironia: Palazzo Vecchio si trova a stanziare fondi pubblici per curare le ferite inferte al commercio da cantieri di cui, paradossalmente, non possiede le chiavi amministrative.

Le ombre sulla linea Libertà-Bagno a Ripoli si allungano ulteriormente. I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno sollevato il caso di una ditta operante nel cantiere, già coinvolta nella controversa operazione di abbattimento dei tigli nel 2020 e lambita dall'inchiesta "Untouchables" per corruzione nel pistoiese. È necessario un rigore analitico: la sentenza attuale è di primo grado e l'appello è fissato per aprile 2027. Ma il punto non è solo giudiziario, è politico.

Il cuore del problema risiede nel modello di gestione: dal 2005, la tramvia è una concessione affidata a "Tram di Firenze", un soggetto privato che sceglie le ditte e autorizza i subappalti. Lelenco delle imprese viene inviato all’azienda sanitaria e all’ispettorato del lavoro (tramite la notifica preliminare), ma non viene depositato in Consiglio Comunale.

Nonostante il protocollo siglato il 21 maggio 2024 con CGIL, CISL e UIL — che prevedeva il tesserino di riconoscimento obbligatorio e il divieto di subappalto a catena — la trasparenza resta affidata a un cartello fisico appeso a una recinzione sul marciapiede. Un pannello che, evidentemente, non basta a garantire che il denaro pubblico sia speso secondo i criteri di etica e sicurezza promessi.

Firenze si muove su un binario pericolante. Da una parte, i 100.000 euro per i commercianti sono una boccata d'ossigeno; dall'altra, l'opacità di una filiera produttiva che conta 87 aziende in pochi metri quadrati rappresenta un vulnus democratico. Il progresso tecnologico della tramvia non può e non deve procedere a scapito della trasparenza amministrativa e della dignità del lavoro.