Verso una nuova grammatica per difendere la costa toscana
Non solo difendere la costa, ma ripensarla. Con l’accordo approvato il 25 maggio 2026, Regione Toscana, Comune di Pisa, Università di Firenze e Scuola Superiore Sant’Anna avviano un intervento pilota per il recupero della fascia costiera di Marina di Pisa, nell’area nota come Cella 5.
L’intesa è parte del progetto europeo MED-IREN, finanziato da Horizon Europe con 400 mila euro, con attività previste fino al 30 settembre 2028.
1. Perché Cella 5 è un caso emblematico
Marina di Pisa convive da decenni con erosione, mareggiate e perdita di habitat dunali. Cella 5 è uno dei tratti più esposti del litorale pisano. Intervenire qui significa testare soluzioni replicabili su tutta la costa toscana e mediterranea. L’erosione non è solo un problema ingegneristico: è perdita di biodiversità, di sicurezza per gli abitati, di valore turistico e identitario.
2. Cosa cambia con MED-IREN: dalle barriere alle nature-based solutions
Il progetto abbandona la logica del “muro contro il mare” per adottare soluzioni basate sulla natura. Parliamo di ingegneria naturalistica: ricostruzione di dune, ripascimento con materiali compatibili, ripristino della vegetazione pioniera, sistemi di intrappolamento della sabbia che lavorano con le dinamiche del mare invece di contrastarle. L’assessore all’ambiente David Barontini lo dice chiaro: “Il ripristino dell’equilibrio ambientale richiede azioni concrete e immediate in grado di procedere di pari passo con lo sviluppo di tutte le conoscenze, da quelle già disponibili a quelle in fase di sperimentazione, per progettare interventi durevoli e capaci di portare benefici tangibili”. Il punto chiave è questo: conoscenza e cantiere devono viaggiare insieme.
3. Chi fa cosa
L’accordo distribuisce ruoli precisi, evitando sovrapposizioni:
Regione Toscana – Genio Civile Valdarno Inferiore: progetta e realizza i lavori come soggetto attuatore, gestendo tutte le fasi fino all’affidamento.
Regione Toscana – Settore Tutela Acqua e Costa: coordina i partner e tiene i rapporti con il capofila europeo e la Commissione.
Università di Firenze: allestisce il “laboratorio di campo” con una rete di misura per monitorare software, dati e risultati sperimentali. Senza dati, ogni intervento resta un’opinione.
Scuola Superiore Sant’Anna: cura il coinvolgimento degli attori locali a Marina di Pisa, la condivisione delle soluzioni e la comunicazione per tutta la durata del progetto.
Comune di Pisa: cofinanzia con 100 mila euro e si impegna a gestire la manutenzione futura, garantendo funzionalità nel tempo. È un dettaglio non banale. Troppi interventi sul litorale falliscono perché nessuno si prende carico del “dopo”. Qui la manutenzione è messa nero su bianco prima di iniziare.
4. La posta in gioco: resilienza, non solo protezione
Il termine chiave del progetto è “resilienza”. Significa che la costa deve saper assorbire l’urto di mareggiate e innalzamento del mare senza collassare, e tornare a uno stato di equilibrio. Le soluzioni naturali costano meno nel lungo periodo, si adattano meglio e creano habitat. Ma richiedono tempo, monitoraggio e accettazione sociale. Per questo il ruolo del Sant’Anna è strategico: senza comunità a bordo, anche la duna più perfetta viene smantellata dal primo stabilimento balneare che non la capisce.
5. Cosa guardare da qui al 2028
Tre indicatori diranno se MED-IREN è un successo:
1. Dati: la rete di misura di Unifi dovrà dimostrare che la linea di riva si stabilizza e la biodiversità dunale aumenta.
2. Durata: dopo il 2028, il Comune di Pisa saprà mantenere le opere senza fondi UE straordinari.
3. Replicabilità: se funziona a Cella 5, il modello va esteso. La Regione avrà un protocollo pronto per Rosignano, Follonica, Orbetello.