Tramvia: la proposta di boicottare chi raccoglie le firme

Redazione Nove da Firenze

Una vivace mobilitazione cittadina contro il taglio degli alberi, promossa nell'ambito dei cantieri per la nuova linea tramviaria, si è trasformata in un caso politico e istituzionale. La vicenda, esplosa tra le strade del Quartiere 5, ha varcato in un baleno i confini della contesa urbanistica locale per spalancare un dibattito serrato sulle garanzie democratiche, le libertà d'impresa e i limiti etici della rappresentanza pubblica.

A far scoppiare il caso sono state le esternazioni social di esponenti locali del Partito Democratico, arrivati a proporre un aperto boicottaggio commerciale e professionale ai danni di chi sostiene o autentica la petizione. L'immediato e durissimo affondo delle opposizioni ha trasformato una protesta di quartiere in un banco di prova sui principi fondanti del dissenso politico e civile.

Il fatto scatenante parte dalla rete: l'ex segretario del circolo PD di Peretola pubblica un post invitando la cittadinanza a boicottare gli esercizi commerciali che stanno dando spazio alla raccolta firme contro l'abbattimento degli alberi previsto dai cantieri della tramvia.

Ma la polemica sale ulteriormente di tono con l'intervento di Filippo Ferraro, Presidente del Quartiere 5, che commenta la pubblicazione allargando l'ostracismo dai negozianti ai liberi professionisti incaricati delle procedure formali: e anche avvocati a cui non rivolgersi.

L'invito a colpire non solo i commercianti, ma persino i legali coinvolti nell'autenticazione dei moduli, travalica l'ambito dello scontro politico ordinario per toccare un nodo istituzionale profondo. Un avvocato che autentica le sottoscrizioni per una petizione non sta compiendo un atto di parte, bensì esercitando una funzione giuridica e procedurale fondamentale per il funzionamento della democrazia partecipativa. La presa di posizione di un Presidente di Quartiere verso professionisti e cittadini, colpevoli unicamente di consentire l'esercizio di un diritto democratico, si configura così come un'indebita pressione istituzionale volta a reprimere la partecipazione della comunità.

La reazione dell'opposizione di centrodestra è stata immediata. Guglielmo Mossuto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Firenze, e Federico Bussolin, segretario provinciale del partito, sono intervenuti definendo "quantomeno di cattivo gusto" il post dell'ex dirigente dem e rivendicando invece il valore della mobilitazione cittadina, descritta come una "riuscitissima raccolta firme".

Mossuto e Bussolin hanno additato il comportamento del Presidente del Quartiere 5 come un atteggiamento vergognoso e del tutto incompatibile con i doveri di neutralità e garanzia che il suo ruolo istituzionale imporrebbe. Evidenziando lo stridente contrasto tra un partito che richiama nel nome la "democrazia" e l'operato di suoi rappresentanti locali che incoraggiano l'ostracismo economico e professionale contro i residenti, i dirigenti della Lega hanno chiesto le dimissioni immediate di Ferraro.

Dalle sedi di quartiere alle aule parlamentari il passo è stato brevissimo. L'escalation verbale attorno ai cantieri della tramvia ha assunto una rilevanza nazionale con l'intervento del senatore fiorentino di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi. L'esponente di FdI ha ricordato come l'opera infrastrutturale sia fortemente contestata non solo dai comitati civici, ma anche da settori interni allo stesso Partito Democratico in aperto dissenso con la sindaca Sara Funaro.

Marcheschi ha sottolineato con forza come il boicottaggio promosso dai dirigenti dem finisca per colpire la libertà di espressione di tutti i cittadini fiorentini, compresi quelli appartenenti alla loro stessa parte politica. Con un durissimo parallelo storico, il senatore ha affermato che la creazione di queste liste nere contro negozi e legali "ricorda molto da vicino le famigerate liste di proscrizioni naziste nei confronti degli ebrei". Marcheschi ha quindi sollecitato una presa di posizione e provvedimenti netti da parte della sindaca Funaro e della segretaria nazionale del PD Elly Schlein, dichiarando inoltre di volersi rivolgere ufficialmente all'Ordine dei Giornalisti affinché intervenga a tutela dei propri associati contro quello che definisce un violento incitamento alla ritorsione.

La vicenda del Quartiere 5 di Firenze accende i riflettori su un rischio che mina la vita civile delle comunità locali: la tentazione di trasformare il confronto politico in forme di ritorsione e schedatura di negozianti e professionisti. Quando la contestazione contro una scelta urbanistica rischia di tradursi nel boicottaggio economico di chi presta la propria opera per consentire una consultazione popolare, il dibattito pubblico subisce un grave degrado.