Siamo ancora innamorati della democrazia?

Redazione Nove da Firenze

di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto

Per Winston Churchill, "La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora".Ossia, nonostante i difetti, è la forma migliore.

Per Antonino Caponnetto, "La democrazia è la possibilità di rimettere tutto in gioco". Eppure, nonostante ciò, quando la democrazia non produce benessere, fanno "capolino" i totalitarismi, come ci ha insegnato W. L. Shirer.

Ai miei tempi, o meglio ai tempi dei miei fratelli maggiori, nelle piazze si usava uno slogan punk, "no future", che ben rappresentava la mancanza di certezze e la disillusione giovanile. Era il 1977 ed avevo 11 anni. Ma tale scritta girò per tutti gli anni 80 come slogan, finché non venne poi parzialmente superata dallo yuppismo.

Oggi "no future", anche se non viene gridato, paradossalmente è tornato attuale come condizione reale di vita, mentre nel 1977 poteva sembrare un qualcosa di attinente al nichilismo punk.

D'altronde ci troviamo ad un bivio diverso da quello del 1977. Allora avevamo paura della guerra e vivevamo quella "fredda". Oggi ci troviamo in una guerra che, per noi, al momento è soprattutto "ibrida". L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha destabilizzato il mondo aumentando i conflitti a giro.

Oggi siamo all'inizio di una nuova rivoluzione tecnologica dalle proporzioni gigantesche: l'avvento dell'I.A., che ci porta ad un bivio.O si va verso la società dei pronipoti di Hanna e Barbera, liberando l'uomo dal lavoro e cambiando quindi radicalmente la società, fino ad arrivare paradossalmente alla fine del capitalismo o perlomeno del capitalismo come lo conosciamo oggi. Oppure si va verso una società in cui il futuro tecnologico porterà veramente ad un mondo in mano a pochi super ricchi, sul modello di "Continuum", bellissima serie tv canadese.

Ovviamente son solo ipotesi. Non possiedo alcuna palla di vetro.

Ma voglio tornare all'inizio. Oggi che società vogliamo? Che welfare avremo in un momento in cui un affitto, in alcune città, arriva ad assorbire uno stipendio? Come possiamo indirizzare la rabbia in modo pacifico e, al tempo stesso, politico?

Difendendo la democrazia, ma facendo in modo che la stessa faccia proprie le istanze sociali affinché ritorni produttrice di benessere.Abbiamo una ricetta novecentesca che andrebbe scelta. Il socialismo liberale.

Il socialismo per Carlo Rosselli, di cui consiglio la lettura del libro "socialismo liberale", è libertà. E le forme liberali dello stato sono libertà e democrazia. Ma non esiste la libertà senza condivisione del benessere, senza la cosiddetta giustizia sociale. Senza la laicità dello Stato.

La rabbia indirizziamola bene riscoprendo Carlo Rosselli e Giacomo Matteotti.