Sanità privata: tra utili record e fughe di personale
Anche la sanità privata viaggia a due velocità, lungo binari che sembrano non incontrarsi mai. In meno di quarantotto ore, in questi giorni il sistema salute si è mostrato nella sua veste più schizofrenica: da un lato, le piazze si sono riempite di lavoratori della sanità privata in sciopero contro contratti fermi da quattordici anni; dall’altro, a Bagno a Ripoli, si celebra domani l’inaugurazione tecnologica dell'Ala Galileo, un investimento milionario che profuma di futuro.
Mentre le macchine diventano più intelligenti e i poli d'eccellenza privata fioriscono, il capitale umano che dovrebbe sorreggere l'intero edificio — sia pubblico che convenzionato — è vicino al punto di rottura. Analizzare questo scenario non significa solo elencare inaugurazioni e proteste, ma comprendere come il vuoto lasciato da un settore pubblico in affanno venga riempito da un privato che corre, spesso però a spese dei diritti dei suoi professionisti.
I numeri raccontano una storia di successo economico che ha pochi eguali. A livello nazionale, il fatturato della sanità privata ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro (+15,5% rispetto al 2019), con utili netti che in un solo anno sono raddoppiati, arrivando a 449 milioni di euro. Eppure, questa ricchezza sembra fermarsi ai piani alti della dirigenza.
Per chi opera nelle corsie delle strutture convenzionate — quelle che ricevono fondi pubblici per erogare servizi ai cittadini — la realtà è fatta di stipendi erosi da un'inflazione galoppante e contratti (Aris e Aiop) fermi rispettivamente da 8 e 14 anni. Ma il problema non è solo salariale. L’inchiesta sindacale solleva il velo su una gestione del personale che ricorda più la logistica che la cura: l'uso sistematico del "lavoro a chiamata" per gestire i cali di afflusso e il ricorso massiccio a cooperative esterne. Quest'ultima pratica, secondo la Fp Cgil Firenze, configura una vera e propria "intermediazione di manodopera non concessa", dove personale precario e sottopagato lavora gomito a gomito con i dipendenti diretti per garantire il "minutaggio assistenziale" imposto dalle convenzioni regionali.
"Condizioni di lavoro impossibili, qualità del servizio a rischio, così il sistema non regge. Gli operatori si sono ridotti drasticamente, in vari casi anche della metà, mentre si lavora quotidianamente con i numeri minimi assistenziali. Spesso, il giorno dello sciopero, gli operatori precettati in turno sono superiori a quelli di un qualsiasi altro giorno." spiegano dalla Fp Cgil Firenze.
La crisi del privato è speculare a quella del settore pubblico. I sindacati firmatari del Contratto Sanità 2022-2024 denunciano una "emorragia" senza precedenti: medici e infermieri abbandonano le aziende pubbliche toscane, attirati non tanto da migliori stipendi (spesso carenti ovunque), ma dalla possibilità di sfuggire a carichi di lavoro diventati inumani.
Nei Pronto Soccorso della Toscana la tensione è palpabile. Alla carenza cronica di operatori si aggiunge lo scandalo degli arretrati: i professionisti attendono ancora le indennità relative al biennio 2023-2024. In questo clima di precarietà, le Case di Comunità — che secondo il PNRR e il D.M. 77/2022 avrebbero dovuto fare da "filtro" per alleggerire gli ospedali — appaiono oggi come scatole semivuote. Senza personale sufficiente per coprire i turni, queste strutture non riescono a intercettare i bisogni del territorio, lasciando che l’onda d’urto dei pazienti si infranga, come sempre, sulle porte dei Pronto Soccorso.
Le richieste che i sindacati hanno consegnato alla Regione Toscana sono una lista di emergenze non più rinviabili:
- Convocazione immediata di un tavolo istituzionale per un confronto reale sulle condizioni di lavoro.
- Erogazione immediata degli arretrati dell'indennità di Pronto Soccorso (2023-2024) e stanziamento fondi per il 2025.
- Stabilizzazione definitiva delle indennità per l'anno 2026.
- Incremento delle risorse aggiuntive entro il tetto dell’1% del monte salari.
- Revisione dei progetti di riorganizzazione legati ai fondi PNRR per adeguarli alla carenza di personale.
Mentre il settore pubblico arranca tra tetti di spesa e carenze di DPI, a Bagno a Ripoli il privato mostra i muscoli. L'inaugurazione damani dell'Ala Galileo presso il Centro di Medicina Firenze (ex Blue Clinic) è l'esempio di come l'investimento privato (5 milioni di euro) si posizioni laddove il pubblico non arriva. Qui, 18 nuovi ambulatori e una diagnostica interamente in rete con 52 strutture interregionali offrono un'efficienza che il cittadino fatica a trovare altrove.
Tuttavia, un'analisi critica non può ignorare il contrasto: mentre si inaugura una modernissima piscina riabilitativa a 31 gradi, le cronache sindacali delle strutture convenzionate della stessa provincia parlano di uscite di emergenza rotte per mesi e mancata gestione delle malattie infettive. L'innovazione tecnologica sembra viaggiare su una corsia preferenziale, lasciando indietro la sicurezza e la dignità quotidiana di chi non lavora nei "poli d'eccellenza".
Ma la tecnologia è solo metà della storia. L’altra metà ha il volto di Marco Pisani, ospite d’onore all’inaugurazione. La sua storia è un monito sulla resilienza umana: ex paracadutista della Folgore e operatore delle forze speciali nel 9° Reggimento Col Moschin, rimasto gravemente ferito in un attentato dell'Isis in Iraq nel 2019. Oggi biatleta paralimpico reduce da Milano Cortina 2026, Pisani rappresenta la punta più nobile della medicina riabilitativa. Ma la domanda resta: questo livello di assistenza e cura è un diritto per tutti o sta diventando un'esclusiva di chi può accedere a questi nuovi poli della sanità privata accreditata?
L'efficienza del privato sta anche nella capacità di intercettare bisogni sociali che il pubblico ha ormai abbandonato. Il progetto del "calcio camminato" (walking football), lanciato nella nuova Arena del centro con il sostegno di Renzo Ulivieri e di ex campioni viola come Moreno Roggi e Lorenzo Amoruso, ne è la prova.
Non è solo sport: è un protocollo riabilitativo per over 50 e persone fragili che riduce i rischi cardiaci. È, di fatto, medicina preventiva travestita da aggregazione sociale. Il privato si appropria di un mercato — quello del benessere e della prevenzione — che dovrebbe essere il pilastro della sanità territoriale pubblica, ma che quest'ultima, strozzata dalle emergenze, non riesce più a gestire.
Il quadro che emerge dalla primavera del 2026 è quello di una sanità toscana che ha perso la sua bussola unitaria. Abbiamo un settore privato capace di generare utili da record e di attrarre professionisti con strutture "visionarie", ma che troppo spesso poggia su contratti precarizzati e manodopera fornita da cooperative. Dall'altra parte, un settore pubblico che ha le macchine (grazie al PNRR) ma non ha gli uomini, perché ha dimenticato di pagare le indennità di chi sta in prima linea da tre anni.
Il rischio è che l'innovazione tecnologica diventi un bel paravento dietro cui nascondere il declino del diritto universale alla salute. L'efficienza dei 5.000 dispositivi in rete dell'Ala Galileo è un progresso, ma resta una vittoria amara se ottenuta mentre i lavoratori della sanità devono scioperare per vedersi riconosciuto un contratto scaduto nel 2012.
Può un sistema sanitario reggere nel lungo periodo se l'eccellenza delle macchine corre a una velocità tripla rispetto alla dignità economica di chi, quelle macchine, le deve far funzionare ogni giorno?