Rifiuti e Multiutility: la rivolta trasversale dei 14 sindaci

Redazione Nove da Firenze

Cosa succede quando la gestione della raccolta dei rifiuti, la politica locale e i piani industriali delle multiutility entrano in collisione? In Toscana si sta consumando uno scontro ad alta tensione che vede contrapposti il gestore Plures Alia, l'Ato Toscana Centro e numerosi Comuni del territorio. Al centro della disputa vi sono nodi cruciali: contenziosi tariffari, blocco degli impianti, governance societaria e il rischio concreto di rincari per gli utenti.

La vertenza tra il gestore Plures e l'Ato Toscana Centro è sfociata in un ricorso formale davanti al TAR Toscana. La società ha impugnato la delibera dell'Autorità di Ambito relativa alla proposta tariffaria del servizio rifiuti per il quadriennio 2026-2029, aprendo uno scontro che incide sulla programmazione dei servizi.

Alla base della contesa vi è un limite strutturale storico: la legge impone a ciascun Ambito Territoriale Ottimale di smaltire internamente il 100% dei rifiuti prodotti. Da anni l'Ato Toscana Centro non riesce a centrare questo obiettivo, esponendo le comunità locali a ingenti extracosti per l'esportazione e lo smaltimento degli scarti in altri Ambiti o fuori dalla Regione Toscana.

Per contenere gli aumenti della tariffa ed evitare di assumere decisioni politicamente impopolari alle scadenze elettorali, l'Ato ha scelto di negare a Plures il rimborso degli investimenti già realizzati e ha optato per "imbiancare" integralmente il piano delle opere future presentato dal gestore.

Di contro, Plures accusa l'Ato di omesso esercizio delle funzioni di programmazione e di aperta violazione dei principi di buona fede e leale collaborazione che dovrebbero regolare l'esecuzione del contratto di servizio.

Di fronte a questo stallo paralizzante, i rappresentanti di Azione Prato (il commissario provinciale Luca Venturella e il vice Vincenzo Ravone) hanno chiesto una mediazione politica prima della sentenza del TAR. L'appello è rivolto al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, affinché promuova un tavolo istituzionale tra i sindaci dell'Ambito e gli amministratori di Plures per concertare le spese già sostenute e il piano d'investimenti per il triennio 2026-2029.

A spingere per un cambio di rotta drastico è un fronte trasversale composto dai sindaci di 14 Comuni (Calenzano, Borgo San Lorenzo, Agliana, Carmignano, Vicchio, Rufina, Londa, Dicomano, Cantagallo, Vaiano, Campi Bisenzio, Poggio a Caiano, Sesto Fiorentino e San Godenzo).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rinvio dell'assemblea di Plures — approvato con il voto contrario dei rappresentanti dei Comuni minori nel CdA — unito alle indiscrezioni di stampa su un nuovo amministratore delegato pronto ad allargare il perimetro societario senza un previo confronto con la compagine azionaria. I primi cittadini contestano la prassi per cui le decisioni strategiche e le nomine dei vertici vengano concordate esclusivamente tra i Comuni di Firenze e Prato, riducendo gli altri enti a meri esecutori.

La posizione del fronte dei 14 sindaci si fonda su 4 principi non negoziabili:

"Investimenti e indebitamento che ne derivano non devono ricadere sulle tariffe di Tari e Taric: prima di chiedere di più ai cittadini, la società deve dimostrare di aver recuperato ogni inefficienza."

Tra le ipotesi circolate nel dibattito pubblico vi è anche quella di un'uscita del Comune di Prato dalla compagine societaria di Plures. Tuttavia, sia l'analisi politica di Azione Prato sia gli interventi ufficiali del sindaco Matteo Biffoni dimostrano come questa strada sia impervia e finanziariamente svantaggiosa.

Prato detiene attualmente il 18,50% del capitale sociale di Plures. Recedere ed alienare tale quota è complesso: la legge limita il recesso a casi tassativi e impone che le azioni vengano cedute solo agli altri soci pubblici o con il loro gradimento. Una liquidazione immediata al valore di mercato (ossia al netto dei debiti) comporterebbe il rischio concreto di svalutare integralmente i conferimenti patrimoniali finora effettuati dal Comune.

Inoltre, l'eventuale recesso costringerebbe Prato a mettere a gara il servizio di gestione dei rifiuti. Ma chi parteciperebbe a una gara di queste dimensioni? I giganti extraregionali come Hera, A2A, Iren o Acea (con i quartieri generali a Bologna, Genova, Milano o Roma). In questo scenario, Prato passerebbe dal ruolo di secondo azionista del gestore al ruolo di semplice cliente di un colosso esterno.

Anche l'idea di dar vita a una piccola municipalizzata esclusivamente pratese si scontra con interrogativi gestionali stringenti: Dove verrebbero smaltiti i rifiuti pratesi in assenza di impianti di proprietà? Chi andrebbe a sedersi nel CdA della nuova società, aprendo la strada all'ennesima lottizzazione su base locale? Con quali risorse si riacquisterebbero i mezzi di raccolta da Plures e quali lavoratori accetterebbero il passaggio verso una piccola entità comunale?

Come ha ribadito il sindaco Matteo Biffoni nel suo intervento in Consiglio comunale, l'obiettivo primario deve rimanere la costruzione di un soggetto industriale forte e a carattere regionale: "L’unico aspetto che conta davvero è la tutela dei cittadini e dell’amministrazione che rappresentiamo... A meno di non fare un’altra scelta, quella di essere clienti. Credo sia una scelta legittima, ma parecchio sbagliata."

La disputa tra gli enti locali e la gestione della multiutility incide direttamente sulle scelte tecnologiche e sulla politica impiantistica del territorio. Nel loro documento indirizzo, i 14 sindaci hanno voluto chiarire la portata del proprio voto favorevole sul revamping del termovalorizzatore di Montale.

Il via libera agli interventi su Montale va inteso come un'apertura mirata a gestire l'emergenza immediata e la cronica carenza di impianti nell'Ambito, e non come il segnale di partenza per una nuova stagione di costruzione diffusa di inceneritori.

Gli amministratori locali chiedono di vincolare la pianificazione industriale alla strategia "Rifiuto Zero". Il modello deve mettere al centro la prevenzione della produzione di rifiuti, l'incentivazione del riuso e l'aumento delle percentuali di raccolta differenziata. Qualsiasi nuova capacità impiantistica residua dovrà essere calibrata rigorosamente sul fabbisogno effettivo non altrimenti riciclabile, calcolato su scenari e dati reali e non sulla proiezione dei volumi attuali.

Lo scontro di governance e le vertenze organizzative hanno ripercussioni concrete sull'erogazione quotidiana dei servizi essenziali nelle province di Firenze, Prato e Pistoia.

L'organizzazione sindacale Fit CISL ha indetto una serie di assemblee del personale operative per il mese di novembre 2026. Gli incontri avranno una durata di due ore per ciascun turno di lavoro (mattina 10-12, pomeriggio 13-15, notte 20-22). Nelle giornate interessate potranno verificarsi rallentamenti o ritardi nella raccolta dei rifiuti urbani, nello spazzamento delle strade, oltre che nell'apertura degli Ecocentri, degli Ecofurgoni, degli Infopoint del Punto Alia e degli sportelli dedicati alla TARI.

Di seguito il calendario dettagliato delle assemblee suddiviso per aree territoriali:

Data (Novembre 2026)Area Territoriale Interessata
10 NovembreArea fiorentina
12 NovembrePieve a Nievole
17 NovembreArea pratese
19 NovembreArea pistoiese

Per verificare in tempo reale lo stato dei servizi o richiedere assistenza durante le giornate di assemblea, gli utenti possono consultare il portale e app Aliaestra oppure contattare il Call Center di Alia (attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 19:30 e il sabato dalle 8:30 alle 14:30) ai seguenti numeri:

La complessa contesa tra Plures Alia, l'Ato Toscana Centro e i Comuni soci mette a nudo la profonda tensione tra rappresentanza territoriale, sostenibilità economico-finanziaria ed efficienza dei servizi essenziali. Superare il cortocircuito giudiziario e costruire una governance davvero condivisa e trasparente sono passaggi improcrastinabili.