Referendum: quel che c'è da sapere prima di entrare in cabina

Redazione Nove da Firenze

Al centro della consultazione vi è la legge costituzionale recante "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare". Spesso i tecnicismi allontanano l’elettore, ma la posta in gioco tocca le fondamenta della democrazia. Quello del 22 e 23 marzo 2026 è un referendum confermativo, un istituto che differisce radicalmente dal referendum abrogativo a cui siamo più abituati.

Chi decide di restare a casa non "annulla" la partita; semplicemente delega ad altri la riscrittura della propria Carta fondamentale.

Il percorso legislativo di questa riforma rappresenta un'anomalia storica nella prassi parlamentare repubblicana. Il "Comitato toscano Società civile per il No" — una vasta coalizione che vede schierati pesi massimi come ANPI, ARCI, CGIL, Libera, Legambiente, Cittadinanzattiva e Magistratura Democratica — denuncia con forza la natura "blindata" del provvedimento.

A differenza della Costituzione del '48, nata da una profonda mediazione tra tutte le forze politiche per creare un argine allo strapotere dei governi, questa riforma è stata approvata senza che fosse possibile apportare alcun emendamento ai contenuti decisi dall'esecutivo. La campagna elettorale di soli 5 mesi è inoltre la più breve della storia referendaria.

L'analisi tecnica rivela che l'istituzione della Corte disciplinare è il punto di maggior attrito: i critici temono che tale organo possa portare a una magistratura soggiogata dal potere dell'esecutivo, rompendo l'equilibrio di poteri che ci ha garantito decenni di tenuta democratica.

La tensione intorno al referendum ha tracimato nelle istituzioni civili, come dimostrato dall'episodio dell'assemblea regionale della FLC CGIL Toscana del 19 marzo 2026. Il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale ha inizialmente tentato di impedire l’incontro, cedendo solo dopo una formale diffida legale inviata dal sindacato a tutela del diritto di partecipazione dei lavoratori.

L'evento ha visto la partecipazione massiccia di 6.000 persone (docenti e lavoratori ATA) collegate online, a dimostrazione di come la riforma della giustizia sia percepita come parte di un disegno più ampio. Le preoccupazioni dei lavoratori della scuola includono:

L'ultimo weekend di campagna elettorale mostra una netta divergenza nelle strategie di coinvolgimento dei cittadini:

Mentre il Sì cerca di abbattere i tecnicismi con una comunicazione veloce, il No punta sull'approfondimento accademico e sulla mobilitazione delle piazze storiche.

Al netto della propaganda, restano gli articoli della Carta che il quesito referendario mira a riscrivere: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Si interviene su pilastri come il Consiglio Superiore della Magistratura (Art. 104) e le competenze del Ministro della Giustizia (Art. 110).

I governi passano, ma la Costituzione resta. La scelta di marzo determinerà se il Paese manterrà l'assetto della Repubblica parlamentare del '48 o se accetterà un nuovo equilibrio i cui rischi di sbilanciamento verso l'esecutivo sono, secondo molti esperti, evidenti.