Per San Valentino la Fiorentina fa innamorare

Redazione Nove da Firenze

Il 14 febbraio 2026 manifesto del romanticismo calcistico. Davanti agli 11.387 spettatori dello stadio Giuseppe Sinigaglia, la sfida tra il Como di Cesc Fabregas e la Fiorentina di Paolo Vanoli si è trasformata in una schermaglia tattica. E la 25ª giornata di Serie A registra la vittoria viola per 1-2 grazie alla metamorfosi di una squadra che sa soffrire e alla crisi di nervi di una neopromossa che non riesce a concretizzare il proprio volume di gioco.

In un primo tempo inizialmente avaro di verticalizzazioni, la chiave di volta è stata la posizione di Nicolò Fagioli. Schierato da Vanoli come unico vertice basso nel 4-1-4-1, il numero 44 ha agito da equilibratore e, improvvisamente, da guastatore. Al 26°, approfittando di un rimpallo, ha trasformato un'azione sporca in un capolavoro di coordinazione: uno slalom stretto che ha disorientato la retroguardia lariana prima di scaricare un fendente sul primo palo che non ha lasciato scampo a Butez. Un primo tempo chiuso in vantaggio dai viola grazie allo slalom e la conclusione sul primo palo di Fagioli, un gol splendido che ha rotto l'inerzia del match.

Tuttavia, la gestione viola non è stata priva di crepe. Al 44°, un rinvio totalmente errato di De Gea ha offerto a Baturina il pallone del possibile pareggio, ma il sinistro del croato è terminato fuori, graziando lo spagnolo. È stata la prima avvisaglia di una partita che la Fiorentina ha rischiato di complicarsi da sola nonostante la superiorità tecnica.

La vittoria della Fiorentina si è costruita sulla capacità di disinnescare le fonti di gioco avversarie. Il 4-2-3-1 di Fabregas poggiava tutto sulla creatività di Nico Paz, ma la densità centrale creata da Mandragora, Brescianini, Harrison e Solomon ha sistematicamente schermato le linee di passaggio per il talento argentino.

Al 54°, il cinismo viola ha trovato il suo apice: Mandragora ha conquistato un calcio di rigore con un inserimento intelligente, trasformato poi con la solita freddezza glaciale da Moise Kean. In quel momento, il raddoppio sembrava aver messo il sigillo definitivo su una gara controllata, evidenziando la solidità di un gruppo che, pur flettendo sotto la pressione, non si spezzava.

Il calcio è lo sport della casualità che sovverte la logica. Al 77° un cross teso del subentrato Jesús Rodríguez ha trovato la sfortunatissima deviazione di Fabiano Parisi, che ha insaccato nella propria porta riaccendendo il Sinigaglia. In quel momento, la Fiorentina ha smesso di giocare a scacchi e ha iniziato a lottare nel fango. La resilienza di Ranieri e Pongracic nel cuore dell'area è stata fondamentale per contenere il forcing lariano, evitando la solita beffa del finale con una prova di carattere "di capitale importanza" per le ambizioni dei gigliati.

L’ingresso di Alvaro Morata al 57° doveva essere la scossa, ma si è rivelato un compendio di frustrazione e nervosismo. All’87°, un contatto a metà campo ha portato al "giallo incrociato" per Morata e Mandragora, segnale di una tensione ormai fuori controllo. Appena due minuti dopo, all’89°, lo spagnolo ha completato il suo pomeriggio rimediando un’espulsione diretta che ha spento le ultime speranze di rimonta del Como. L'uomo dell'esperienza che tradisce la squadra nel momento del massimo sforzo.

L'1-2 finale premia la concretezza della Fiorentina, che porta a casa la quarta vittoria stagionale e conferma la progressione agonistica. In una Serie A definita dai dettagli e da equilibri sottilissimi, quanto peseranno alla fine del campionato questi tre punti strappati con i denti sulle sponde del lago? Spesso, sono proprio queste vittorie "sporche" a definire il destino di una stagione.