Pareggio contro l'Inter in rimonta dopo 40 secondi

Redazione Nove da Firenze

È il paradosso andato in scena al Franchi in questa 30^ giornata di Serie A, cornice di un pareggio che trascende il tabellino. Non c’è stato nemmeno il tempo di percepire il respiro della tribuna che l'Inter ha riscritto lo spartito del match. Un'esecuzione chirurgica, quasi brutale nella sua rapidità, ha gelato il tifo viola. Barella, con quella visione che appartiene a pochi, ha disegnato una traiettoria  verso il cuore dell'area.

Lo stacco di Pio Esposito, una torsione aerea che ha spento ogni reazione della difesa. Alla prima azione del match l'Inter va in vantaggio: cross dentro di Barella preciso sulla testa di Pio Esposito che la gira bene di testa, De Gea non può farci niente.

Nonostante il vantaggio lampo sembrasse il preludio a una serata di dominio nerazzurro, la rete ha avuto l'effetto di un catalizzatore, scatenando una reazione opposta. L'Inter ha cercato il colpo del K.O. già al 19° minuto, quando ancora una volta Barella ha innescato Esposito in profondità: il destro dell'attaccante, però, è sfilato di un soffio a lato, lasciando in vita una partita che stava per scappare via.

Subire uno schiaffo simile dopo meno di un giro d'orologio contro i nerazzurri avrebbe indotto chiunque alla prudenza. Non la Fiorentina di Paolo Vanoli. La risposta dei gigliati è stata "spregiudicata", un termine che nel calcio moderno spesso maschera la follia, ma che qui è diventato sinonimo di identità. Invece di ritirarsi, i viola hanno mantenuto un baricentro altissimo, recuperando palloni con una ferocia agonistica che ha sorpreso la mediana di Kolarov (oggi in panchina a sostituire lo squalificato Chivu).

Al 16° minuto, Gudmundsson ha iniziato a tessere la sua tela per Kean, trovando però l'opposizione di Sommer. Ma è al 29° che il destino ha sfiorato il Franchi: Brescianini ha imbeccato Kean con un filtrante millimetrico, ma l'attaccante azzurro non è riuscito a correggere in rete in spaccata da pochi passi. Un'occasione gigantesca che ha urlato la volontà della Fiorentina di non recitare il ruolo della vittima sacrificale.

La ripresa ha seguito un copione a specchio. L'Inter premeva per chiudere i conti, ma la Fiorentina restava aggrappata al match con folate improvvise. La pressione viola è cresciuta d'intensità con l'ingresso di Harrison, che insieme a un Fagioli onnipresente ha alzato il livello del forcing. Al 71°, un tiro improvviso di Ndour ha mandato i primi segnali di pericolo, seguito poco dopo da un mancino affilato di Harrison sibilato a lato.

Il muro nerazzurro è crollato al 77° minuto. Tutto è nato da una conclusione piazzata di Gudmundsson: Sommer è riuscito a deviare lateralmente, ma sulla sfera si è avventato Cher Ndour. Il numero 27 è stato il più lesto a capire la traiettoria, depositando in rete con un piattone sporco ma pesantissimo. Per Ndour, questo gol è l'istantanea di una crescita costante, un simbolo di continuità per una Fiorentina che allunga la sua striscia positiva attraverso il coraggio collettivo.

Se il punto è rimasto nelle tasche dei viola, il merito risiede nei guantoni di un uomo che sembra vivere per questi momenti: David De Gea. Al 94° minuto, nel cuore di un recupero che sembrava non finire mai, Pio Esposito si è inventato una girata improvvisa e violenta. Sembrava la beffa finale, la fisica suggeriva il gol, ma il riflesso del portiere spagnolo è stato prodigioso. Un intervento laterale, disperato e purissimo, che ha preservato un pareggio che per i padroni di casa vale oro.

Il fischio finale di Colombo lascia un retrogusto amaro all'Inter di Aleksandar Kolarov, rea di non aver concretizzato il raddoppio nelle numerose occasioni create (su tutte quelle di Esposito nel primo tempo). Per la Fiorentina, è invece il trionfo della resilienza e dell'organizzazione tattica di Vanoli, capace di non perdere la bussola dopo l'avvio shock.

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