Oriana Fallaci tra libertà, solitudine e speranza

Antonio Patruno

Oriana Fallaci e la libertà, la solitudine, l'Occidente come un valore. E ancora l'essere fiorentina 'popolare', l'impeto coraggioso e la voglia di perfezione, infine l'angoscia e la speranza di fronte al mistero della morte. "Se è come dici tu, allora stringimi la mano": è la frase della giornalista e scrittrice a monsignor Rino Fisichella negli ultimi giorni di vita, rievocata a Palazzo Strozzi davanti alla sala gremita per l'omaggio "Oriana Fallaci. La forza di una voce libera e senza tempo", che si è tenuto oggi venerdì 30 ottobre nella Sala conferenze dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Un convegno promosso a 20 anni dalla morte della Fallaci nell'ambito de La Toscana delle Donne, la manifestazione ideata dall'assessora alla cultura Cristina Manetti.

Dopo l'intervento iniziale di Michele Ciliberto presidente dell' Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento e Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, il dibattito moderato da Chiara Dino, giornalista del Corriere Fiorentino, ha riunito Cristina Manetti, monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, il giornalista Riccardo Mazzoni, Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G.P.

Vieusseux, Giangiacomo Schiavi, già vicedirettore del Corriere della Sera, lo storico Franco Cardini in collegamento da Roma e Giulia Tellini, docente dell'Università di Firenze.

Il filo conduttore di tutta la mattinata si può individuare in una frase di Riccardo Mazzoni: "Oriana ha avuto una sola bussola nella sua vita, la libertà", da quando giovanissima fece la staffetta partigiana a quando si tolse il chador di fronte a Khomeini che stava intervistando.

Mazzoni, che l'ha conosciuta a lungo ed è l'autore del libro Grazie Oriana e di una intervista storica alla Fallaci uscita su Panorama (centrata sul Social forum di Firenze, novembre 2002), ha ricordato la sua grande solitudine e quella sensazione di essere stata tradita dall'Occidente e dagli italiani. La pericolosità dell'Islam secondo la scrittrice veniva in generale sottovalutata, un errore imperdonabile secondo la sua visione.

Di solitudine ha parlato anche monsignor Rino Fisichella, che l'ha accompagnata negli ultimi mesi di vita terrena e adesso, a un sufficiente numero di anni dalla morte della giornalista, ha fatto pubblicare le lettere e ha dato vita al libro dal titolo "La forza della passione. Lettere a Monsignor Fisichella".

"Cosa cercava in me? Un senso, il senso profondo della vita. Amava dire di sé, io sono un soldato. Solitudine reale, la sua. Si era rinchiusa. Una volta, per un'ora e mezza ha parlato solo lei, le confidenze di tutta una vita".

Poi il dialogo: "Quando muori, sei solo tu di fronte a un Dio che è amore". E la risposta di lei: "Se è come dici tu, allora stringimi la mano".

L'orgoglio e l'amore, a volte un po' rabbioso per Firenze, è stato uno dei fili conduttori della sua vita: "Voleva sentire le campane del Duomo per il suo funerale". E incalzato da Dino, la confessione: "Sì, prima che morisse le ho tenuto la mano. Credo che questo le abbia dato molto conforto", ha concluso Fisichella.

Riccardo Nencini ha centrato il personaggio e parlato della Firenze popolare dell'Oltrarno da cui proveniva la Fallaci, diversa da quella che amava Terzani, Cristina Manetti ha sottolineato come poche donne abbiano raccontato l'universo femminile come Oriana Fallaci, Giangiacomo Schiavi ne ha ricordato la passione giornalistica e osservato che oggi la Fallaci "ingaggerebbe una furibonda battaglia contro l'intelligenza artificiale", il professor Cardini ha raccontato la "sua" Fallaci evidenziando che a suo avviso la giornalista e scrittrice non aveva compreso bene l'essenza dell'Islam.

Infine Giulia Tellini ha svolto una lettura dell'opera della Fallaci come scrittura di verità e testimonianza.

Un successo l'iniziativa della Regione Toscana, che ha voluto ricordare una donna che ha fatto dell'indipendenza di pensiero, del coraggio e della libertà di espressione i tratti distintivi della propria esperienza professionale e umana.

LE DICHIARAZIONI DI GIANI E MANETTI - “Oriana Fallaci è stata una figura straordinaria, una donna di grande personalità e spessore, capace di confrontarsi da pari a pari con i grandi leader del mondo – ha sottolineato prima del convegno il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani –. Una fiorentina autentica, anche in quello spirito polemico tutto fiorentino che la portava a dire sempre ciò che pensava. Una figura talvolta controversa, ma di valore indiscutibile, che ha venduto milioni di libri e che merita il riconoscimento e l’omaggio della sua città. È importante che oggi si riconosca pienamente la statura di questa grande donna”.

“L’eredità più importante che Oriana Fallaci ci ha lasciato è la curiosità, la voglia di scoprire e di andare a fondo nelle cose, ma soprattutto la libertà del pensiero critico – ha dichiarato l’assessora Cristina Manetti –. È un messaggio che continua a parlare con forza alle nuove generazioni. I giovani dimostrano ancora oggi una grande ammirazione nei suoi confronti, forse proprio perché sono più liberi da preconcetti e pregiudizi e sanno riconoscere il coraggio di chi ha raccontato il mondo senza rinunciare alla propria indipendenza di pensiero. A vent’anni dalla sua scomparsa, il suo messaggio è ancora potente ed è per questo che abbiamo voluto dedicarle più appuntamenti nell’ambito della Toscana delle Donne”.