Oltre i 25 km/h: l'epidemia dei mezzi hackerati

Redazione Nove da Firenze

La scommessa della mobilità sostenibile nelle nostre città si gioca ogni giorno sul sottile filo del rasoio che separa l'innovazione dal caos urbano. Biciclette a pedalata assistita e monopattini elettrici hanno ridefinito la micro-mobilità, offrendo un’alternativa agile ed ecologica al traffico delle grandi arterie. Tuttavia, la convivenza quotidiana tra pedoni e veicoli elettrici si fa sempre più complessa: lungo marciapiedi, percorsi ciclopedonali e aree pedonali, capita con frequenza crescente di veder sfrecciare mezzi a velocità decisamente incompatibili con la sicurezza pubblica.

La normativa vigente parla chiaro: la legge fissa a 25 km/h il limite massimo oltre il quale l'assistenza del motore elettrico deve tassativamente interrompersi. Ma cosa accade quando la tecnologia viene "hackerata" attraverso kit d'elaborazione da pochi euro e i controlli analogici delle forze dell'ordine non bastano più? Quando l'infrastruttura di controllo sul territorio si scontra con il tuning digitale fai-da-te, il sistema di prevenzione rischia la paralisi.

Sbloccare un monopattino o una bici elettrica non richiede competenze da ingegnere meccanico: bastano pochi clic online, centraline aggiuntive o modifiche al software di gestione per eliminare il blocco di fabbrica dei 25 km/h. Il risultato? Mezzi leggeri pensati per la mobilità dolce vengono trasformati in veri e propri ciclomotori abusivi, capaci di raggiungere velocità pericolose per chi guida e per chiunque incroci la loro traiettoria, specie nelle aree urbane ad alta densità pedonale e negli incroci ciclabili.

Il vero dramma operativo per le forze dell'ordine risiede nell'asimmetria tra la facilità del "trucco" e la difficoltà del controllo. A differenza di un vecchio scooter a scoppio con la marmitta modificata, un’alterazione elettronica non è individuabile a occhio nudo: durante una normale pattuglia di controllo, un agente su strada non ha alcun modo visivo di distinguere un veicolo a norma da uno spinto da un motore truccato.

A dimostrazione di quanto il problema sia concreto, parlano i dati operativi della Polizia Municipale di Firenze: gli interventi effettuati nel solo arco di tempo compreso tra le operazioni dell'ottobre 2024 e del luglio 2026 hanno portato al sequestro di numerosi mezzi non conformi, alcuni dei quali in grado di superare nettamente i limiti prescritti dal Codice della Strada. Una sfida tecnologica che dimostra come il pattugliamento d'ispezione visiva sia ormai un'arma spuntata di fronte alla digitalizzazione dei veicoli.

Per colmare questo solco tecnologico tra chi altera i veicoli e chi deve far rispettare le regole, la soluzione hardware esiste già: si tratta dei banchi prova a rulli portatili. Inserendo la ruota del veicolo sul dispositivo direttamente al margine della carreggiata, le forze dell'ordine possono simulare la marcia su strada, misurando con precisione scientifica e valore legale la velocità massima e l'effettiva interruzione dell'assistenza del motore.

Se l'orientamento di molte metropoli è quello di dotarsi di hardware d'avanguardia, a Firenze il tema è diventato terreno di scontro politico e istituzionale. La questione è esplosa durante i lavori della Commissione 8 (Politiche per la promozione della legalità e della sostenibilità urbana), dove il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia — con la Mozione N. 1806-26 firmata dal primo firmatario Giovanni Gandolfo insieme ai consiglieri Angela Sirello, Matteo Chelli e Alessandro Draghi — ha presentato una proposta articolata in quattro punti strategici:

  1. Avvio di una fase pilota con banchi prova a rulli portatili (o strumentazioni analoghe) per verificare sul posto le alterazioni di bici e monopattini;
  2. Rollout graduale e organico della dotazione ai vari reparti della Polizia Municipale in base agli esiti della sperimentazione;
  3. Formazione specifica degli agenti all'uso delle apparecchiature e alle procedure di accertamento, valutando la collaborazione con la Motorizzazione Civile;
  4. Intensificazione dei controlli mirati nelle aree a maggior affollamento pedonale, lungo le piste ciclopedonali e nei punti di potenziale conflitto tra pedoni e veicoli.

Nonostante l'impostazione operativa, la mozione è stata bocciata dalla maggioranza guidata dal PD e dai suoi alleati. A rendere paradossale la decisione è un dettaglio formale emerso durante la seduta: una nota scritta firmata dal Comandante della Polizia Municipale, Passaretti, ha confermato che il Comando sta già interloquendo direttamente con la Motorizzazione Civile per valutare l'adozione tecnica dei rulli prova velocità.

L'opposizione ha duramente contestato il diniego opposto dalla maggioranza anche di fronte alla richiesta di fare un ulteriore approfondimento tecnico in commissione. Il primo firmatario Giovanni Gandolfo, spinto anche dalle sollecitazioni del comitato cittadino "Rinasce Firenze", ha affidato a una nota ufficiale la propria amarezza per la bocciatura d'impianto ideologico: “Un’occasione persa. La nostra Municipale sta facendo un grande lavoro per contrastare il fenomeno di bici e monopattini truccati per raggiungere velocità pericolose, sia per chi guida i mezzi che per chi si trova ad incrociarli nelle strade della città, laddove la velocità massima per questi mezzi elettrici è stabilita per legge in 25 km/h.

Non solo, in una nota inviata alla commissione, il comandante Passaretti ha messo nero su bianco che la PM sta già dialogando con la Motorizzazione per valutare l’adozione dei rulli. Avevamo chiesto un ulteriore approfondimento tecnico in commissione che ci è stato negato. Dotando i vigili dei rulli, si aiuterebbe notevolmente questa importante azione di contrasto. PD e alleati si prendono la responsabilità, in nome di non si sa quale ragione, se non quella che la proposta veniva dai banchi del centrodestra, di bocciare una proposta di buon senso e volta a migliorare sensibilmente la sicurezza stradale.

A noi, come a chi ci ha sollecitato l’atto, il comitato Rinasce Firenze, preme comunque il risultato: ci auguriamo che laddove non è arrivata la nostra azione politica, possa invece avere successo il lavoro del comandante Passaretti. Checché ne pensi il PD”.

La risposta della maggioranza non si è fatta attendere ed è arrivata per bocca della Presidente della Commissione 8, Alessandra Innocenti, che ha rivendicato la coerenza della linea dell'Amministrazione e rispedito al mittente l'accusa di disinteresse per la sicurezza stradale.

La tesi della maggioranza si fonda sulla ridondanza dell'atto politico presentato dal centrodestra: la Mozione 1806-26 avrebbe chiesto di attivare processi che il Comando di Polizia Municipale sta già coordinando e svolgendo ordinariamente sul territorio in piena sintonia con la Giunta. La Presidente Innocenti ha ricordato come la Commissione VIII convochi con frequenza periodica il Comandante Passaretti proprio per monitorare l'andamento dei controlli, che coprono già a 360 gradi le violazioni del Codice della Strada: dall'obbligo del casco per tutti i conducenti al rispetto dei limiti di velocità, fino alle regole di comportamento e alle verifiche di conformità tecnica con conseguenti sanzioni e sequestri dei veicoli fuorilegge.

Per comprendere la filosofia di Palazzo Vecchio occorre però fare un passo indietro ed evocare una scelta di policy macroscopica. Nel 2025, con un'apposita Delibera di Giunta, Firenze è stata apripista in Italia bloccando definitivamente la sperimentazione e il noleggio dei monopattini in sharing, a causa delle insormontabili criticità legate alla sicurezza stradale e al decoro urbano.

Emerge qui una netta divergenza strategica: da un lato la maggioranza privilegia interventi strutturali di regolamentazione del mercato (eliminando alla radice i flussi dei mezzi a noleggio ritenuti problematici e mantenendo controlli operativi tradizionali sui privati), dall'altro l'opposizione spinge per un adeguamento tecnologico micro-operativo mediante hardware dedicato per intercettare le infrazioni sui mezzi privati.

La vicenda dei banchi prova a rulli a Firenze racchiude l'essenza delle sfide amministrative della smart city contemporanea. L'evoluzione della micromobilità elettrica corre a una velocità nettamente superiore rispetto ai tempi di risposta della burocrazia e della politica localistica. Quando le regole della strada vengono eluse attraverso modifiche digitali invisibili agli occhi di chi pattuglia il territorio, la sola presenza fisica degli agenti rischia di trasformarsi in una tigre di carta.

L'aggiornamento degli strumenti di contrasto in dotazione alla Polizia Locale non è una questione di colore politico, ma una necessità tecnica per tutelare l'incolumità dei pedoni e degli stessi guidatori virtuosi. Mentre il Comando di Firenze prosegue il suo dialogo tecnico con la Motorizzazione Civile, la domanda di fondo rimane aperta: ha senso affidare la sicurezza urbana unicamente alle norme generali e al blocco dei servizi in sharing, o diventerà inevitabile dotare ogni pattuglia di strumenti tecnologici avanzati per stare al passo con le alterazioni informatiche dei mezzi privati?